Dopo l’esonero di Baumargt, l’Union Berlino in crisi di risultati decide di promuovere Eta dall’Under 19. Una notizia storica ben oltre la Bundesliga, ma non si parla di un progetto a lungo termine: la prossima estate andrà ad allenare la squadra femminile del club. Anche se dovesse centrare la salvezza
L’Union Berlino entra nella storia a causa dei risultati. In qualche modo, almeno. Proprio per la carenza di questi ultimi infatti uno dei club della capitale tedesca (l’altro, il più noto Hertha, milita in Zweite Bundesliga, la Serie B locale) ha deciso di sollevare dall’incarico Steffen Baumgart. In carica dal dicembre 2024, Baumgart paga la striscia recente che ha visto i berlinesi conquistare 4 punti nelle ultime 6 gare di Bundesliga. Fatale la sconfitta per 3-1 subita a opera del fanalino di coda Heidenheim. Una sconfitta che lascia l’Union all’undicesimo posto in classifica, con 32 punti, non ancora certa della salvezza.
La notizia però sta nel nome scelto per sostituire l’esonerato Baumargt. Die Eisernen (gli uomini di ferro), come è conosciuto il club, hanno infatti promosso Marie-Louise Eta, che diventa così la prima donna capo allenatrice nella storia della Bundesliga maschile, nonché la prima donna ad allenare una squadra di uomini in uno dei top 5 campionati europei (Bundesliga appunto, Premier League inglese, Serie A, Liga spagnola e Ligue 1 francese).
Fino al termine del campionato
Il nome di Eta non è nuovo per il club della capitale. Appese al chiodo le scarpette da calciatrice a 26 anni, causa infortunio, l’ex capitana della squadra femminile del Werder iniziò la carriera da allenatrice con l’Under 15 maschile della società di Brema.
Successivamente, dopo un passaggio nello staff della Nazionale femminile tedesca, Eta è diventata assistente nella Under 19 dei ragazzi dell’Union. Quando, nel novembre 2023, il club decise di licenziare l’allora tecnico della prima squadra, lo svizzero Urs Fischer, al suo posto venne promosso proprio l’allenatore della U19, Marco Grote, che si portò dietro Eta.
Un ruolo, quello di aiuto allenatrice, che la tedesca ha svolto bene, tanto che fu confermata quando, nel 2023, la guida tecnica dell’Union venne affidata a Nenad Bjelica. Eta non solo ha lavorato fianco a fianco con l’ex allenatore dello Spezia, ma lo ha anche sostituito in panchina durante la squalifica di tre giornate inflitta al croato nel gennaio 2024.
Stavolta però non si tratta di fare le veci dell’allenatore per qualche turno, ma di guidare in prima persona la squadra fino al termine del campionato.
Questo è uno dei punti della vicenda. Si tratta sì di una notizia storica, ma comunque non stiamo parlando di un progetto a lungo termine. Eta infatti in estate andrà ad allenare la squadra femminile del club. Il rapporto fra le parti quindi non proseguirà nemmeno a salvezza eventualmente conquistata.
Intaccare il monopolio
Se Eta è diventata la prima donna in assoluto ad essere assunta come capo allenatrice da una società di una grande massima serie europea, non è però la prima donna in senso assoluto a guidare una compagine professionistica maschile. Come dimenticare, ad esempio, Corinne Diacre, francese allenatrice del Clermont in Ligue 2?
Anche in Italia abbiamo avuto un caso simile, allorquando il vulcanico Luciano Gaucci decise di assumere Carolina Morace, la più grande calciatrice italiana di tutti i tempi, come allenatrice della Viterbese, club di C1 allora gravitante nella galassia del proprietario del Perugia. Un’esperienza che durò lo spazio di due partite, prima che Morace si dimettesse per contrasti con la dirigenza.
Successivamente c’è stata la parentesi di Patrizia Panico, allenatrice della nazionale U15 maschile fra il 2018 e il 2021.
Chissà che oggi, Anno Domini 2026, un eventuale successo di Eta non spinga altre società a puntare su allenatrici valide per guidare le proprie squadre maschili nei campionati di prima divisione. O che, magari, la stessa Union non decida di cambiare idea e confermare Eta anche per la prossima stagione.
Questo sarebbe il vero cambio di passo di un movimento che dice di volersi impegnare per lo sviluppo del calcio femminile, ma senza che ciò intacchi il monopolio degli uomini nel maschile.
D’altronde sono tanti i casi di allenatori uomini che dirigono prime squadre o nazionali femminili, in tutti gli sport. Il contrario invece non è mai successo, se si eccettuano episodi sporadici e di breve durata, come quello che vide Becky Hammon guidare i San Antonio Spurs dalla panchina in una gara Nba del 2020, ma solo a seguito dell’espulsione del capo allenatore Gregg Popovich.
Al massimo le donne negli sport professionistici maschili fanno le assistenti. Da noi poi fanno ancora fatica ad accedere ai corsi Uefa Pro, abilitanti per allenare squadre maschili di Serie A. Se quest’apertura del calcio maschile al femminile non dovesse avvenire, quello di Eta all’Union rimarrebbe quindi il classico caso della rondine che non fa primavera.
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