La Premier League è indiscutibilmente il campionato di calcio più ricco al mondo: lo conferma anche l’ultimo studio di Deloitte, pubblicato lo scorso gennaio, che vede nove club inglesi tra i primi venti al mondo per ricavi. Eppure, appena sotto la superficie di questi numeri, si nasconde una realtà ben più problematica.

Negli ultimi dieci anni le società della Championship, la seconda divisione inglese, hanno bruciato oltre 3 miliardi di sterline (circa 3,5 miliardi di euro), secondo l’analisi della Bbc dei bilanci dei club della scorsa stagione. Nel 2024-2025, soltanto tre su ventiquattro hanno registrato un profitto, e uno di essi, lo Stoke City, lo ha potuto fare solo grazie a un investimento da 90 milioni di sterline da parte di John Coates, ceo della compagnia di scommesse Bet365 e, dall’agosto 2024, nuovo proprietario della squadra.

Promozione cercasi

Nonostante la Championship sia divenuta, negli ultimi anni, uno dei campionati più facoltosi in Europa grazie agli elevati ricavi dei diritti tv, i debiti delle sue società sono in costante aumento. Il fattore principale per cui un imprenditore vuole investire in una squadra della seconda divisione inglese è per ottenere la promozione in Premier League, da cui è possibile ottenere ricavi che non hanno eguali al mondo (e che possono essere incrementati ancora in caso di qualificazione alle coppe europee). Per questo, i club spendono molto nella speranza di salire di categoria, un privilegio che spetta solo a tre squadre ogni anno, e anche in caso di promozione diventano necessari ulteriori investimenti per mantenere il posto in Premier.

L’esempio che meglio illustra questa situazione è il Leicester City. Nove stagioni nella massima serie, condite dallo storico titolo nazionale del 2016, a cui si sono aggiunti la FA Cup del 2021 e, nella stagione successiva, il Community Shield e una semifinale di Conference League. Retrocesso nel 2023, ha fatto su e giù tra Premier League e Championship per tre annate, spendendo oltre 300 milioni di sterline in pochi anni e indebitandosi. A febbraio la squadra ha ricevuto 6 punti di penalizzazione per aver violato i parametri finanziari del calcio inglese e adesso si trova terz’ultima nella Championship, col rischio di retrocedere in League One.

La corsa del Birmingham

Nella terza divisione inglese, però, lo scenario non è tanto diverso. I club della League One segnalano perdite che si aggirano tra i 5 e i 10 milioni di sterline a stagione, ma in alcuni casi sono anche maggiori. Il Birmingham City, la squadra che ha formato Jude Bellingham, è retrocesso in League One nel 2024 ed è poi tornato in Championship un anno dopo, ma il bilancio finanziario della stagione nella terza serie è preoccupante: a fronte degli introiti più alti della categoria (35,6 milioni di sterline), la società ha registrato perdite per 34 milioni. Tanti soldi spesi, ma al momento poche chance di raggiungere la Premier League, che i Blues non vedono dal 2011: la squadra si trova solo sedicesima in classifica.

Crescono i debiti anche al Wrexham, il club più pop delle serie minori inglesi, divenuto celebre grazie a una docuserie distribuita dal network FX e ai suoi due proprietari, gli attori Ryan Reynolds e Rob McElhenney. In cinque anni, la società gallese ha compiuto un balzo dalla quinta alla seconda divisione, dove occupa ora il settimo posto in classifica, e ha visto aumentare gli introiti di oltre venti volte: da 1,5 milioni nel 2021 ai 33,3 milioni comunicati a marzo. Ricavi da record, dato il contesto, che però vanno di pari passo con la rapida crescita del monte ingaggi e con un debito che, nella stagione 2024-25, ha sfiorato i 15 milioni di sterline.

La sensazione è che la base della piramide del calcio inglese stia iniziando a non reggere più il peso economico del successo della Premier League. E anche nella massima divisione suonano alcuni campanelli d’allarme. Il Chelsea ha dichiarato perdite per 262,4 milioni di sterline (più di 300 milioni di euro) relativamente alla scorsa annata, stabilendo il record del più grave debito stagionale della storia per un club inglese.

Questo è avvenuto nonostante profitti in crescita, che nello stesso periodo hanno toccato i 490 milioni. Già nel 2024, per poter iscrivere a bilancio un numero positivo, il Chelsea aveva dovuto vendere la sua sezione femminile (operazione assai discutibile, dato che l’acquirente era BlueCo, il proprietario del club stesso).

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