«Dare più spazio ai giovani talenti», «Smetterla con gli stipendi d' oro», «Copiare con umiltà le altre nazioni». Dopo la sconfitta ai rigori dell’Italia contro la Bosnia, valsa la terza esclusione di fila dalla Coppa del mondo, abbiamo chiesto alle nostre lettrici e ai nostri lettori quali dovrebbero essere le riforme per rifondare il movimento
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Ridurre gli stipendi, ripartire dai giovani. E smetterla di dare spazio solo ai «club più blasonati». Secondo i lettori e le lettrici di Domani, il calcio italiano deve cambiare radicalmente. A partire dai criteri di selezione e di sviluppo delle giovanili. Lo si evince dalle risposte che sono arrivate dal sondaggio che abbiamo lanciato tra gli iscritti alla nostra newsletter quotidiana, Oggi è Domani, su quali possano essere le mosse migliori per rifondare il movimento calcistico italiano dopo la debacle contro la Bosnia agli spareggi per i Mondiali, valsa la terza esclusione di fila per gli azzurri.
Come spiega un lettore, il primo passo potrebbe essere ristrutturare i club. Anche da un punto di vista economico: «Bisognerebbe porre limiti di spesa o di altro genere ai club in modo da costringerli, aiutandoli con specifiche detassazioni, a sviluppare i settori giovanili».
Un proposito condiviso anche da altri lettori. La riduzione degli stipendi è vista come un’urgenza, con l’idea che quei soldi si possano reinvestire proprio per valorizzare le giovanili: «Ridursi lo stipendio e valorizzare le squadre dilettantistiche e insegnare ai ragazzi i veri valori dello sport».
Cambiare dalla radice
Secondo un lettore, i problemi si presentano sin dalle scuole calcio. E come sottolinea un altro contributo, a risentirne sono proprio i valori sportivi. Bisognerebbe abolire, spiegano, «l’agonismo fino ai 12 anni, ma realmente. Adesso mascherano le classifiche e i tornei, ma la sostanza è la stessa: già da 6 anni devi “performare”, devi diventare un mini professionista».
Il problema, secondo i lettori, è che così si dà spazio solo alla tecnica e alla performance, e meno ai principi del calcio. «Sono stati messi da parte i valori sportivi quali il gioco, il rispetto, la creatività, la cooperazione e soprattutto il divertimento. Tutto nelle scuole calcio è finalizzato al risultato perché società, dirigenti, istruttori (troppo spesso chiamati allenatori) e genitori hanno delle contorte necessità di successo».
Investire sui talenti
Se da un lato le scuole calcio, secondo alcuni, insistono troppo sulla performance dei bambini, dall’altro si investe troppo poco sulle promesse e sui nuovi talenti. Attualmente, spiega un lettore, i campioni delle squadre italiane sono perlopiù stranieri.
C’è chi ipotizza l’introduzione di un tetto numerico di giocatori stranieri per squadra, «dalle giovanili alla serie A», e chi sottolinea che i campioni li abbiamo, ma non sono italiani: «Le nostre migliori squadre hanno tanti giocatori stranieri, stelle che brillano ma che ovviamente non sono presenti nella nostra nazionale».
Tutti concordano su un aspetto: bisogna dare più spazio ai talenti nostrani.
Ristrutturare dall’alto
Al netto di queste considerazioni, c’è chi sottolinea che si dovrebbe partire dalle dimissioni a tappeto nella Figc, la Federcalcio. Dopo le dimissioni, Gabriele Gravina ha convocato le elezioni per le nuove cariche per lunedì 22 giugno 2026, quando cioè i Mondiali che abbiamo mancato per la terza volta consecutiva saranno entrati nel vivo.
Ma secondo alcuni lettori tutte le posizioni apicali dovrebbero cambiare. E poi, per ripartire, un lettore consiglia di guardare oltre confine. Prendendo esempio, spiega, dalle migliori esperienze delle altre nazionali: «Con umiltà».
Gli altri sondaggi
Nell’ultimo sondaggio abbiamo chiesto alle nostre lettrici e ai nostri lettori se abbia senso pensare alle primarie nel centro-sinistra. Tra chi ha sottolineato che «converrebbe solo a Conte» e chi teme sarebbe «un assist al premierato», la proposta, lanciata da Conte e accolta da Schlein, non ha convinto i più.
Nel sondaggio precedente il quesito riguardava la Spagna: «Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha fatto bene a opporsi a Trump? I leader europei devono seguire il suo esempio?».
Prima ancora abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici se la scuola pubblica debba andare verso un coinvolgimento dei privati nel finanziamento e nella gestione dei servizi, come ha affermato in una dichiarazione pubblica il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara lo scorso 12 febbraio. Secondo la maggioranza di loro, la scuola deve rimanere pubblica, evitando il più possibile le ingerenze di privati che cambiano la natura del servizio pubblico.
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