Amburgo è piena di adesivi. Sono come i lucchetti di Parigi: non si cercano, ci si sbatte quasi contro. Colonizzano i pali dei semafori di Hafenstraße, la larga passeggiata sul Fiume Elba, accolgono il pubblico dai cartelli di Reeperbahn, lì dove una volta si facevano i nodi da marinaio e ora quelli del silenzio, perché quello che succede nel “miglio del peccato” rimane a Reeperbahn. Sembra proprio una paradosso che una storia così, molesta, viscosa, appunto appiccicosa, sia capitata nella città degli sticker.

Il caso

Partiamo dai fatti che già sono incerti di per sé. Venerdì 2 gennaio sul sito dell’HSV, l’Hamburger Sport-Verein, uno dei club storici del calcio tedesco tornato in Bundesliga nella scorsa stagione dopo sette anni, è apparso un comunicato in cui si annunciava la risoluzione consensuale con il direttore sportivo Stefan Kuntz, per «motivi personali e familiari».

Domenica scorsa la Bild, uno dei principali giornali tedeschi, ha pubblicato in prima pagina i retroscena della separazione. Alcune dipendenti dell’Amburgo hanno accusato il dirigente di molestie sessuali. Una in particolare, che si è rivolta al consiglio di sorveglianza della società. Il presidente dell’ente, Michael Papenfuß, ha coinvolto uno studio legale esterno che ha inizialmente parlato con la donna interessata. Durante il colloquio, l’impiegata ha indicato un’altra collaboratrice dell’Amburgo che avrebbe vissuto esperienze simili, pure lei sentita dagli avvocati. Le descrizioni molto dettagliate fornite dalla seconda dipendente sarebbero state decisive nella valutazione.

Nel frattempo sarebbero emerse altre persone coinvolte. Secondo le ricerche della Bild, una parte del consiglio di sorveglianza avrebbe raggiunto Kuntz nel suo ufficio presso la sede del club, sottoponendogli le accuse. Il manager avrebbe inizialmente annunciato l’intenzione di fornire una dichiarazione al consiglio. Tuttavia, ciò non sarebbe mai avvenuto. Un incontro programmato sarebbe stato annullato dall’avvocato del dirigente.

La versione di Kuntz

Dall’entourage di Kuntz, invece, si afferma che non gli sarebbe mai stata concessa l’opportunità di difendersi. Secondo l’ex ds, campione d’Europa nel 1996 da calciatore e due volte da allenatore della Germania Under 21, l’Amburgo lo avrebbe allontanato per risparmiare i soldi del suo imminente rinnovo di contratto con adeguamento di stipendio. Un prolungamento che però non era ancora stato firmato.

Il direttore sportivo, poi, ha pubblicato un lungo messaggio sui propri social, in cui negava ogni coinvolgimento e riferiva che nell’interesse della famiglia e di tutte le persone a lui vicine chiedeva ai suoi legali di «intraprendere delle azioni contro queste accuse false e giudizi affrettati».

A rendere ancora più intricata la vicenda c’è un ulteriore dettaglio. Pochi giorni dopo le prime accuse, Kuntz avrebbe presentato una denuncia per stalking, contro ignoti, presso la procura di Amburgo. Da luglio, infatti, avrebbe ricevuto messaggi anonimi da parte di un’ammiratrice, che col tempo lo avrebbero sempre più preoccupato.

Lunedì mattina è intervenuto anche l’Amburgo che, contattato dalla Bild il giorno prima, aveva provato a mettere la polvere sotto il tappeto, parlando di «questione interna». Il club ci è andato poi giù durissimo. «Dopo un attento esame e la constatazione che le accuse sono credibili, il consiglio di sorveglianza ha deciso senza indugio di cercare la separazione più rapida possibile dal membro del consiglio - si legge in una nota diramata - Le voci secondo cui l’HSV avrebbe messo in atto una campagna diffamatoria contro Kuntz sono chiaramente inesatte e fuorvianti. Il club non tollera comportamenti scorretti della persona in esame e si impegna fermamente a rispettare i valori di tolleranza e rispetto sanciti dal proprio statuto. Come sempre, la tutela dei diritti personali delle persone coinvolte è una priorità assoluta per l’HSV».

Ecco, forse sta proprio nell’ultima frase la causa del tentennamento della società, solitamente molto risoluta nella gestione della sua comunicazione. Un’inchiesta così è fonte di imbarazzo sempre e dappertutto, ma lo è ancor di più in una città liberal come Amburgo che ha fatto della questione di genere una delle sue bandiere.

Per ora siamo un po’ alle solite. Uno scoop e una parola contro l’altra, l’Amburgo contro Kuntz. La sensazione, però, è che si andrà per tribunali e per le lunghe. Uno strascico appiccicaticcio proprio come gli adesivi che ricoprono il lungo Elba.

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