Lo schianto mise fine a 31 vite e fece nascere altrettante squadre di calcio. A Pisa la Valentino Mazzola, a Terni la Virgilio Maroso, vicino Orvieto la Romeo Menti: un modo per perpetuare la leggenda del Grande Torino, tra dolore e nostalgia. Lo strano caso della Superga 48, nata con un nome sbagliato mai più corretto
C’era tanta nebbia, fu un botto pazzesco. Lo schianto dell’aereo sulla collina di Superga, alle 17:05 di mercoledì 4 maggio, mette fine a 31 vite e fa nascere quasi altrettante squadre di calcio. Un miracolo, per chi ci crede. Un modo per perpetuare una leggenda, quella del Grande Torino, che tocca varie regioni e varie società. Alcune sono ancora attive, altre si sono fermate. In mezzo fallimenti, rinascite, cambi di proprietà, di campi, di tutto.
La Romeo Menti
Ad Allerona scalo, a un passo da Orvieto, gioca – in prima categoria – la Romeo Menti. Originario di Vicenza, attaccante, è suo l’ultimo gol segnato dal Grande Torino, nell’amichevole persa a Lisbona contro il Benfica per 4-3. Dopo la tragedia, Vicenza gli intitola lo stadio (così come a Castellammare di Stabia, dove Romeo giocò), ma ad Allerona, in Umbria, gli dedicarono addirittura una squadra.
Il motore di tutto è un ex maresciallo dei carabinieri, Ivo Rutili, ovviamente tifoso granata e rimasto scosso dalla tragedia. Nel 1959, quando decide di fondare una squadra, chiede aiuto a due persone che possono dargli una mano, economicamente e logisticamente: il parroco, che è di fede granata (oltre quella cattolica, certo) e il farmacista, grande tifoso laziale.
Il risultato è un classico accordo all’italiana: il priore si prende il nome (Romeo Menti, appunto), il farmacista il colore delle maglie (biancocelesti). Don Albino Ermini se li ricorda bene quei giorni: «Il paese di Allerona scalo stava nascendo allora, chiedemmo alle ditte che stavano costruendo l’Autostrada del Sole di spianare un terreno vicino alla chiesa e quello spiazzo diventò il campo sportivo».
Da allora la Romeo Menti è una presenza costante dei campionati dilettantistici umbri, massimo risultato raggiunto la Promozione. L’attuale presidente è il carrozziere del paese, il mercato non si fa con le plusvalenze ma in base ai proventi della sagra della polenta (buonissima) che si svolge tutti gli anni nella sala polivalente parrocchiale: tanti denari entrano, tanti se ne spendono.
La Virgilio Maroso
Sempre in Umbria, ha da qualche anno chiuso i battenti la rinomata Virgilio Maroso, ispirata al fortissimo terzino granata morto nell’incidente aereo a 23 anni. Anche lui originario del Vicentino (Marostica, per la precisione), dire che «fosse giunta la sua ora» è l’unico modo per trovare un senso a una fine due volte assurda: infortunatosi a metà aprile, aveva saltato tutte le gare da lì in avanti ed era inutilizzabile al gioco, ma s’imbarcò per Lisbona per stare insieme al gruppo.
A Terni, nel quartiere industriale e periferico di Borgo Rivo, quando si decise di mettere in piedi una squadra di calcio del quartiere si scelse di intitolarla al forte e sfortunato difensore del Toro, Virgilio Maroso. Era il 1950. In dialetto ternano, finì così: «Lu nome l’hanno presu in paradisu/ pe ricordà n’atleta generosu/ che lu destinu non j’avea sorrisu/ e Borgo Rivo diventò Marosu». Anche qui c’è lo zampino della chiesa. Gli amici e tifosi del Grande Torino pregarono don Adamalfio, allora parroco di Borgo Rivo, e il direttore della Cassa di risparmio di Terni: arrivarono così i finanziamenti per affittare una specie di campo sportivo.
Nel corso degli anni c’è stata anche la fusione con la Libertas (arcinemica, estrazione centrista-parrocchiale), poi solo settore giovanile (qui ha mosso i primi passi il bomber di Serie A Riccardo Zampagna); oggi “Virgilio Maroso” è il nome del campo sportivo, dove gioca anche la squadra di rugby.
Bacigalupo e Mazzola
E poi c’è il portierone Valerio Bacigalupo, ligure originario di Vado. Appena sei giorni dopo la tragedia di Superga nasce una squadra con il suo nome, tuttora attiva. A Vasto, in Abruzzo, nella chiesetta di Santa Lucia, vendendo gassose si acquistarono magliette bianche, poi tinte di granata. Ma c’è una Bacigalupo anche in Piemonte (seconda categoria) e in Umbria (settore giovanile).
Il portiere granata studiava economia e commercio all’università e il libretto universitario venne ritrovato tra i resti dell’aereo schiantatosi a Superga. Al bellissimo Museo del Grande Torino, a Grugliasco, ci sono pezzi dell’aereo, documenti ed effetti personali dei passeggeri ritrovati in mezzo al bosco, compresa una scatola di latta con la canfora: se la apri, a 80 anni, sprigiona ancora il profumo aromatico.
A Siena gioca la Valentino Mazzola. Il talentuoso capitano del Grande Torino, originario di Cassano d’Adda, nella cittadina toscana forse non c’era nemmeno mai stato. Centrocampista, vedeva la porta. Fu la sua amicizia con Francisco Ferreira, capitano del Benfica, la ragione dell’amichevole fatale, l’incasso che doveva servire come una specie di liquidazione del campione portoghese (il quale regalò a Valentino alcune scatolette di sardine molto apprezzate, alla fine, dai gatti di Superga).
A Siena, dall’inizio Novecento esisteva il Dopolavoro Valli, dal nome dell’omonimo quartiere del capoluogo, specializzata in scherma, ciclismo, ginnastica, atletica: un sodalizio messo in piedi da un impiegato, un pittore e un barbiere. Massimo traguardo raggiunto l’Eccellenza, dove sfidò il Siena, precipitato laggiù dopo uno dei suoi tanti fallimenti.
Un 8 o un 9?
Altre società, invece, sono il frutto di un ricordo locale. Come la Eusebio Castigliano, a Vercelli. Mediano del Grande Torino, è sepolto a Carmagnola, ma la lapide è al Monumentale di Torino, insieme ai compagni. Nasce nella mitica Pro Vercelli, tornava spesso a casa e si mischiava agli amici di sempre nei tornei amatoriali dove in palio c’erano bicchieri di vino e salami. Negli anni 50 nasce la società calcistica in suo nome, oggi solo settore giovanile e una squadra al campionato amatoriale della Csi. Maglie granata, ovviamente.
Stessa cosa per la Mario Rigamonti di Brescia, stopper-libero del Grande Torino. La società nasce nel 1978 grazie a Enzo Gaggiotti (amico della famiglia Rigamonti) e a due sacerdoti di Buffalora: don Gianni Piozzini e don Samuele Battaglia. Il primo campetto è in discesa, oggi fa solo settore giovanile.
Ma nulla potrà mai eguagliare la “Superga 48”, seconda squadra di Spoleto per longevità. Milita in prima categoria, ma la sua storia lunga iniziata nel 1972, con la fusione di due santi: San Giovanni di Baiano e San Martino in Trignano, piccole frazioni con grandi ambizioni. I soci dell’epoca decidono di omaggiare il Grande Torino. Ovviamente il nome contiene un errore, dato che la tragedia è nel 1949: è come se una squadra nata per celebrare il crollo delle Torri gemelle la chiamassero Twin Towers 2000, con un anno di anticipo.
Qualcuno dice che il campionato era quello del 1948-49 e salvarono solo il primo numero. Altri raccontano che all’epoca le iscrizioni avvenivano compilando a mano i moduli della federazione e il 9 finale venne scritto o letto male. A frittata fatta, poi bisognava rifare tutti i documenti e così rimase l’errore: la data non si riferisce a niente. Adriano Casini, presidente e patron da anni, è juventino. Qualche anno fa balzò agli onori delle cronache per lo sponsor, un’agenzia funebre, e quel brand sulle maglie: “Amen”.
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