Sebbene non sia organizzato dalla federazione internazionale ma da una lega (la MLB), in 20 anni è diventato a tutti gli effetti il Mondiale di questo sport, con dentro i migliori giocatori, manager e coach del pianeta. Il torneo ragiona in modo fluido: non conta il passaporto. Tutte le regole di un format che è un unicum
HOUSTON – Giunto alla sua sesta edizione, il World Baseball Classic compie in questo 2026 i suoi primi vent'anni. Lo fa in pieno vigore, essendo stato capace di diventare a tutti gli effetti il Mondiale del baseball. In sé, apparentemente, non si tratta di nulla di strano, considerando che è appunto strutturato come tale: vi partecipano le squadre Nazionali, scendono sul diamante i migliori giocatori, manager e coach del pianeta. E il pubblico, poi, già dalla fase a gruppi che inizierà nella notte italiana tra il 5 e il 6 marzo, è pronto a riempire gli stadi di San Juan (Porto Rico), Houston, Tokyo e Miami, dove sono in programma le gare dei quattro gironi che designeranno, poi, le squadre qualificate alla fase a eliminazione diretta.
Apparentemente nulla di strano, si diceva, non fosse per il fatto che il World Baseball Classic non è organizzato dalla federazione internazionale, la World Baseball Softball Confederation, ma sostanzialmente da una lega, la Major League Baseball. Un aspetto, questo, che capovolge l’intero modo europeo di intendere le competizioni internazionali, soprattutto per squadre Nazionali. Più precisamente, a organizzarlo è World Baseball Classic Inc., una partnership tra federazione internazionale, Mlb e Major League Baseball Players, il sindacato dei giocatori della Grande Lega.
Sino al 2011, quando peraltro ancora le federazioni internazionali del baseball e del softball erano divise, il Classic coesisteva con il Mondiale, salvo poi prenderne il posto esso stesso, con l’intelligente approvazione della Wbsc, con l’abbandono appunto della Coppa del Mondo.
Non conta (solo) il passaporto
Volendo semplificare, il World Baseball Classic è una superlega per Nazionali, nella quale la Mlb esprime tutta la sua potenza, consentendo - anzi incentivando - la presenza dei giocatori delle sue franchigie, aspetto quest’ultimo che non accade per competizioni come gli Europei, o il Premier 12, il maggior torneo internazionale oggi organizzato dalla Wbsc, secondo per importanza e che serve anche per la qualificazione olimpica.
Il Classic, però, è diverso e peculiare. Lo si capisce subito dalle regole di ingaggio, come quelle che consentono l’eleggibilità di un giocatore per una determinata Nazionale. In questo senso, il torneo ragiona in modo fluido: non conta il passaporto effettivo. Le norme sono più lasche, perché basta una parentela – vera e propria, s’intende, e non eccessivamente lontana nel tempo – per potere avere la possibilità di giocare per la nazionale di un Paese del quale si hanno radici di famiglia.
Un aspetto necessario per consentire al maggior numero di giocatori di Mlb di giocare il torneo, che vale per tutte le nazioni partecipanti e abbraccia diversità culturali che hanno diversi punti in comune. Non a caso, gli spalti delle partite dell’Italia saranno presi d’assalto da italo-americani di varie generazioni, una comunità ancora forte che attende l’appuntamento con un’attesa che non si ritrova per altri sport. Solo per la Nazionale di calcio, che però negli States arriva di rado.
Allo stesso modo, è anche possibile disputare un’edizione con una Nazionale e quella successiva con un’altra. Accadrà, per citarne uno, a Tiago da Silva, pitcher brasiliano ma italiano per matrimonio che, dopo tre edizioni con l’Italia, questa volta giocherà con il Brasile.
Solo l’organizzazione sul modello di una lega centralizzata può farlo. Per quanto criticate da alcuni, le regole sono uguali per tutti. Se, in altre competizioni di altri sport, regole di cittadinanza diverse e naturalizzazioni forzate palesano incongruenze irrisolvibili, qui no.
Tornando al tema iniziale, il Classic parla insomma di una lega che ha indicato una via e l’ha percorsa. Certo, ci è riuscita perché ha avuto la forza di farlo, ma la forza gli è arrivata da una storia organizzativa ultracentenaria, capace di svilupparsi, osare ed evolversi anche attraverso la definizione di eventi di questo tipo, un vero e proprio unicum.
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