«Hanno mutilato quasi metà bosco con arroganza. Avevano promesso di non farlo, è uno scandalo, siamo infuriati», dice Elena Guerra, 33 anni, educatrice. Come molti abitanti di Vicenza, Elena negli ultimi anni ha vissuto a contatto con il bosco Lanerossi: attività per bambini, concerti, studio. Un’area verde nel centro cittadino, nel quartiere Ferrovieri, accanto ai cantieri per l’Alta Velocità. Un luogo che, almeno a parole, si doveva salvare. E invece, il 16 gennaio 2026, le ruspe sono entrate e hanno abbattuto circa 8mila metri quadri su 5 previsti e 800 alberi, quasi il doppio dell’area necessaria per il cantiere.

Il bosco Lanerossi rientra nel secondo lotto dei lavori Tav a Vicenza, un progetto avviato da circa un anno e mezzo che prevede il rifacimento di 6 km di linea ferroviaria e 30 km di strade collaterali. L’obiettivo dichiarato è raddoppiare la linea ferroviaria per far scorrere meglio treni ad alta velocità e merci. Ma, secondo gli attivisti, il progetto presenta un limite strutturale: tra la città e Monte Berico la ferrovia va sotto terra e attraversa un’area vincolata (santuario e viale Risorgimento). Qui il doppio binario non potrebbe proseguire, creando un collo di bottiglia che ridurrebbe l’utilità del raddoppiamento. Per questo i residenti hanno proposto l’“opzione zero”: usare la tecnologia Ertms, che ammoderna la linea senza costruire nuovi binari. Ma la proposta non è mai stata presa in considerazione.

Nel frattempo, la cittadinanza si è organizzata nel comitato “I boschi che resistono”. Dopo mobilitazioni e presidi, il 22 luglio arriva una notizia positiva: il cantiere non avrebbe attraversato il bosco Lanerossi. A dicembre 2025 l’area passa dal consorzio Iricav Due al Comune, con promesse di tutela. Il 13 gennaio viene comunicato che il bosco è salvo. Gli 11mila metri quadrati di cantieri saranno spostati altrove, saranno realizzati solo 5mila metri quadri di strade. Anche il sindaco Giacomo Possamai riconosce pubblicamente il valore del luogo: un ecosistema nato spontaneamente, ricco di biodiversità e simbolico per la città.

Tre giorni dopo, però, tutto cambia: le ruspe dell’Iricav tagliano metà dei 16mila metri quadri totali del bosco Lanerossi.

Secondo il sindaco, la distruzione sarebbe dovuta a una confusione tra la parte storica del bosco (salva) e quella vicino alla ferrovia, che è stata abbattuta «come da accordi». Ma entrambe sono aree boschive, e i numeri non tornano: era stato promesso di realizzare solo la strada da 5mila metri quadri. Il primo cittadino ha comunicato che in questi giorni «le dimensioni effettive di questo intervento sono oggetto degli approfondimenti». Gli attivisti denunciano inoltre l’assenza di trasparenza.

Negli ultimi due anni il bosco era diventato uno spazio vissuto: concerti, sport, attività per bambini, studio di flora e fauna. Nel maggio 2024 cittadini e attivisti del Bocciodromo avevano creato sentieri e reso accessibile l’area dell’ex cotonificio Lanerossi, chiuso dal 1994 e rinaturalizzato nel tempo.

Esperti avevano studiato l’ecosistema: caprioli, cerbiatti, faine e volpi. Nel 2024 anche il Venice Climate Camp si era spostato qui, diventando Woods Climate Camp. Si valutava persino la classificazione di un liquidambar come albero monumentale per i suoi 420 cm di diametro.

Ora i residenti chiedono al Comune: restituzione dell’area disboscata per permettere la rinaturalizzazione, accesso ai progetti esecutivi, monitoraggio costante dei lavori e controlli periodici con la cittadinanza.

Infine, dopo Lanerossi, chiedono di tutelare l’altro bosco urbano: Ca’ Alte, dove è previsto un viadotto di 14mila metri quadri. Comitati e Legambiente propongono di rinunciare ai 2 chilometri di strada e costruire invece una pista ciclabile che colleghi la stazione all’altra parte della città. «Inoltre quel bosco è vicino a un fiume che esonda: cementificarlo sarebbe pericoloso e sciocco» conclude Elena.

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