La crisi rende le temperature estreme cinque volte più probabili. Per le Nazioni unite globalmente toccheremo un nuovo record nei prossimi cinque anni. L’aria vicina al suolo sarà infatti fra 1,3 e 1,9°C più calda rispetto al 1850. La ragione è la dipendenza del mondo dalla combustione fossile, petrolio e gas
Punte di 36,5°C a Bolzano. 35°C a Milano e Londra. Addirittura, 37,1°C a Hossegor - piccolo comune francese nel sud ovest del paese - e a Santander. L'estate non è ancora iniziata, ma in Europa è già arrivata la prima ondata di calore che sta bruciando i record registrati fino a ora. Tanto che per giovedì il ministero della salute ha diramato un bollettino di emergenza nelle città di Bologna, Firenze, Roma e Torino, invitando ad evitare di esporsi al sole diretto e raccomandando di trascorrere le ore più calde a casa in una zona fresca.
«L’osservatorio meteorologico dell’Università di Torino ha battuto nuovamente il record assoluto per il mese di maggio, facendo registrare 34,5°C, la più alta temperatura dall’inizio delle misure nel 1992» racconta il meteoclimatologo Claudio Cassardo a Domani. L’aumento è stato così repentino che l’acqua che esce dai rubinetti è ancora fredda.
Secondo i dati del centro di ricerca internazionale Climate Central, a partire da sabato 23 maggio buona parte dell’Europa occidentale ha registrato temperature anomale, dai 6 ai 10°C più alte del normale. Le anomalie più marcate hanno investito soprattutto Inghilterra e Francia, dove sono state fra i 10 e i 14°C maggiori. Martedì 26, in particolare, è stato il giorno di maggio più caldo mai registrato nella storia francese. La portavoce del governo Maud Bregeon ha dichiarato che sette persone sono morte per cause collegate all’ondata di calore. Secondo ilmeteo.it, fra giovedì e venerdì le temperature potrebbero calare lievemente, ma il ritorno alla normalità avverrà solo la prossima settimana.
Temperature cinque volte più probabili a causa della crisi climatica
Cassardo spiega come l’ondata stata provocata dal prolungamento di una zona di alta pressione dal Nord Africa all'Europa occidentale. «Quando c'è questa situazione l'atmosfera va a schiacciarsi verso il basso, riscaldando le zone inferiori». In Italia a essere coinvolto è stato soprattutto il nord.
Il fisico dell’atmosfera dell’Università di Trento Lorenzo Giovannini ha chiarito all’Ansa che si tratterebbe di un meccanismo tipico del periodo estivo, ma anomalo per la fine della primavera. A partire dal 2003, sono stati 7-8 gli episodi di estate anticipati registrati fino a oggi.
Climate Central elabora un indice che indica quanto il riscaldamento globale possa influenzare le temperature quotidiane. A partire dal 23 maggio, la probabilità si inizia a fare sempre più alta. Mercoledì nell’Italia centrale e settentrionale ha toccato il livello 5, ovvero il valore massimo della scala. Significa che eventi di questo tipo sono almeno cinque volte più probabili a causa della crisi climatica.
«Queste stime si basano sul confronto tra i valori previsti dalle simulazioni meteorologiche e i valori climatici di riferimento per il mese di maggio» spiega Cassardo. «La statistica climatica è quella del mese di maggio, mentre le temperature sono tipiche di luglio e agosto».
Stabilire una correlazione diretta mentre l’ondata è ancora in corso non è possibile, ma Cassardo spiega come sia evidente che la frequenza e l’intensità dei fenomeni metereologici estremi siano aumentata progressivamente con il riscaldamento del pianeta. E in futuro le temperature al mondo non sono destinate a diminuire.
Temperature globali mai così alte
Proprio mentre il mercurio dei termometri europei schizzava verso l’alto, Le Nazioni Unite hanno pubblicato un nuovo rapporto realizzato insieme all’Ufficio meteorologico del Regno Unito. Le loro previsioni sono che globalmente toccheremo un nuovo record nei prossimi cinque anni. L’aria vicina al suolo sarà infatti fra 1,3 e 1,9°C più calda rispetto al 1850, ovvero prima che l’attività industriale iniziasse ad alterare il clima terrestre.
«Questa ultima ondata di calore in Europa è un brutale richiamo sulle conseguenze in spirale della crisi climatica» ha detto Simon Stiell, responsabile Onu per il clima. Il colpevole – continua - «è la dipendenza del mondo dalla combustione fossile, petrolio e gas, come anche la distruzione delle foreste».
Le Nazioni Unite prevedono anche che da oggi al 2030 sperimenteremo l’anno più caldo mai registrato, rompendo il record stabilito nel 2024.
Il 2026 ha le caratteristiche per presentarsi come un buon candidato, dato che dovrebbe essere caratterizzato dal fenomeno noto come El Niño. Quando i venti che portano le acque calde dal Sud America e dall’Asia verso l’occidente si indeboliscono, le aree attorno al nord degli Stati Uniti e del Canada diventano più secche e calde del solito. E questo porta a un aumento della temperatura globale.
Normalmente, Cassardo spiega che El Niño non influenza le condizioni metereologiche europee. Ma le previsioni delle Nazioni Unite sono comunque una pessima notizia per chi vive nel continente.
Ad aprile, il servizio dell’Unione europea per il monitoraggio del cambiamento climatico Copernicus aveva infatti rilevato che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo. Qui, la temperatura è aumentata di circa 2,5°C, il doppio della media globale.
Per Cassardo, siamo dunque destinati a vedere numeri globali ancora ben più alti: «Molti degli effetti che stiamo osservando adesso sono il risultato delle emissioni passate. Mentre quelle di oggi avranno effetti nel futuro, tra 30 o 50 anni fino a fine secolo».
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