Una delle tecnologie che più serve a rendere efficienti e sostenibili le nostre vite richiede, per funzionare, enormi quantità di elettricità. È questo che il World Economic Forum ha definito il paradosso energetico dell’Intelligenza artificiale: gli stessi sistemi che contribuiscono a ridurre consumi e sprechi hanno bisogno di una capacità di calcolo sempre maggiore, con effetti sulla domanda di energia, sulle reti elettriche e sull’ambiente.

Affinché funzionino, le Ia devono eseguire enormi quantità di operazioni matematiche. Vale sia per i modelli generativi che rispondono alle domande degli utenti, sia per i sistemi utilizzati dalle aziende. Come quelli predittivi che, nel settore energetico, analizzano produzione e domanda di elettricità per mantenere in equilibrio la rete ed evitare, ad esempio, i blackout nei momenti di maggior utilizzo. Per svolgere calcoli come questi servono server dotati di processori molto potenti, migliaia, che lavorano insieme. È questo che accade nei data center, che necessitano di elettricità 24 ore su 24, non solo per produrre informazioni ma anche per raffreddarsi. Ed è qui che l’Ia si fa non solo fisica ma anche punto concreto da affrontare nelle politiche di sviluppo dei paesi. Più aumenta la capacità delle intelligenze artificiali di rispondere a quesiti complessi, quindi, più serve spazio ed energia per la conservazione e l’elaborazione di dati. Secondo le analisi dell’Iea, l’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2024 i data center hanno assorbito 415 terawattora (TWh): l’1,5 per cento del fabbisogno elettrico globale. Nel 2025 il consumo avrebbe raggiunto i 485 TWh. Per il 2030 la Iea prevede un consumo di circa 945 TWh, più del doppio.

Data center

Nel mondo i data center sono oltre 12 mila. In Italia, secondo Data Center Map, sono 262. Questi nel 2024 avrebbero assorbito circa 5,8 TWh, pari all’1,9 per cento del consumo elettrico nazionale. Come si capisce dal Digitalization and Decarbonization report 2025 del Politecnico di Milano, nel 2035 i consumi energetici dei data center potrebbero attestarsi tra il 7 e il 13 per cento del totale. Come produrre l’elettricità che servirà? Cioè, che sistema energetico l’Italia deve essere in grado di costruire per stare al passo con l’avanzamento tecnologico e insieme tutelare il pianeta e le vite di chi lo abita? È necessario promuovere un uso responsabile dell’Ia che eviti gli sprechi. Ma non bastano le buone pratiche, serve una strategia: nessuna fonte energetica da sola può offrire contemporaneamente continuità, flessibilità, costi contenuti e basse emissioni. Costruire un mix energetico il più sostenibile possibile è la chiave per rispondere alla domanda crescente di elettricità. Aumentare la quota rinnovabile è essenziale ma, chiariscono gli esperti, non risolve il problema: queste fonti non sono programmabili, dipendendo da fattori come sole e vento per cui serve anche il supporto di altre fonti, come il gas. Un combustibile fossile che a parità di energia prodotta emette meno Co2 di carbone e petrolio. Che può essere stoccato e la cui trasformazione in energia elettrica può essere programmata: la produzione delle centrali a gas può aumentare o ridursi in funzione delle necessità della rete. In Italia, con il gas si produce più del 40 per cento dell’energia elettrica consumata.

Mix energetico

«Il futuro non consisterà nella sostituzione di una tecnologia con un’altra. Si tratterà invece di costruire un sistema energetico sempre più integrato, diversificato e resiliente, in cui elettricità, molecole, sistemi di accumulo e infrastrutture operino in sinergia. Ecco perché consideriamo questa l’era dell’integrazione energetica», spiega Agostino Scornajenchi, l’ad di Snam, che gestisce una delle reti gas più estese d’Europa. Per l’azienda, la sfida non sta nel trovare la formula magica del mix energetico perfetto ma nello sviluppare le capacità per renderlo adattabile ai consumi e alle esigenze che cambiano. E l’Ia ha un ruolo fondamentale nel processo: è una vera e propria infrastruttura cognitiva che aiuta la società a monitorare le attività e a prendere le decisioni migliori per la gestione, così da ridurre gli sprechi ed efficientare i processi, ma sempre rispettando il primato dell’essere umano, in altre parole «human in the loop»: l’algoritmo deve aiutare a prendere decisioni ma mai bypassare la persona o sostituirla. Con l’obiettivo di valorizzare le competenze e le responsabilità di ciascuno.

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