Quello che mangiamo prima di arrivare nel piatto attraversa confini e controlli, e si muove all’interno di una macchina produttiva tanto imprescindibile alla vita umana quanto data per scontata. E il blocco massivo di agricoltori, autotrasportatori e pescatori di questi giorni non solo ce l’ha mostrato, ma con gli scaffali vuoti ci ha fatto toccare gli effetti concreti di una filiera il cui punto di partenza non ha legami con quello di arrivo.

Quello che fa il nuovo rapporto della LAV è proprio gettare luce su due degli alimenti che consumiamo di più: latte e uova. In altre parole, esplorando l’intera filiera produttiva di questi due alimenti, dalla gestione degli allevamenti alla produzione dei mangimi, quanto costa davvero produrre una bottiglia di latte o una confezione di uova?

Emerge dai dossier “Latte versato” e “Uova d’oro”, che le esternalità ambientali associate alla produzione e al consumo di latticini e uova in Italia ammontano complessivamente a circa 27,6 miliardi di euro l’anno: 25 miliardi per i latticini e 2,6 miliardi per le uova. I dati sono stati raccolti con il supporto scientifico di esperti specializzati nell’analisi del ciclo di vita (LCA), Guido Scaccabarozzi e Margherita Aiesi.

Alle evidenze già emerse con la ricerca “Carissima Carne”, che aveva quantificato in 37 miliardi di euro annui le esternalità della produzione e del consumo di carne, si aggiungono ora questi nuovi studi. Sommando i tre lavori, il conto nascosto delle filiere zootecniche italiane supera i 64 miliardi di euro all’anno.

Latte versato

E se le bevande vegetali di soia e mandorla avessero un impatto sul cambiamento climatico 85 e 87 volte inferiore rispetto al latte di mucca? Questa è una delle realtà che emerge dall’approfondimento sul latte bovino, che è stato scelto in quanto rappresenta quasi il 90% dei consumi per i latticini in Italia. Il comparto nel 2024 ha rappresentato il 14% della spesa alimentare delle famiglie italiane. L’Italia non scherza neanche in fatto di esportazione: l’8,9% della produzione europea di latticini viene dal Belpaese, con un fatturato di 17,9 miliardi di euro nel 2022.

Gli impatti ambientali studiati riguardano: acidificazione, ecotossicità e uso di acqua dolce, particolato, eutrofizzazione, tossicità umana effetti o meno cancerogeni, radiazioni ionizzanti, uso del suolo, riduzione dello strato di ozono stratosferico, formazione di ozono fotochimico, uso di risorse fossili, uso di risorse minerali e metalli, etc.

Inoltre, il consumo di latticini richiede 2.920 litri d’acqua al giorno per abitante al giorno, soprattutto per irrigare le colture mangimistiche. Con l’attuale crisi climatica, un fabbisogno del genere diventa difficilmente sostenibile. Nell’etichetta del prezzo se considerassimo questi impatti ambientali il prezzo da pagare calcolato da LAV è di 25 miliardi di euro. La metrica di impatto che incide maggiormente sulla somma è il particolato, a cui sono correlati il 31,1% dei costi nascosti.

Uova d’Oro

Ogni anno in Europa si producono circa 6,5 milioni di uova, e il 12% arriva dall’Italia. Nella grande distribuzione il comparto sviluppa vendite per oltre 1,2 miliardi di euro. Nel 2023 la filiera italiana contava 41,9 milioni di galline ovaiole in deposizione.

I mangimi sono la fase più impattante della filiera delle uova (spesso oltre il 70% degli impatti), perché suolo e acqua dipendono soprattutto dalla produzione agricola a monte, indipendentemente dal tipo di allevamento. Le deiezioni restano un nodo critico, con emissioni in stalla all’origine di acidificazione, particolato secondario ed eutrofizzazione. Le esternalità ambientali, pari a 2,6 miliardi di euro l’anno, indicano che i prezzi attuali non riflettono i costi reali, scaricati sulla collettività. Si aggiungono le ingenti spese pubbliche per gestire fenomeni come l’influenza aviaria (non considerate qui).

Ne deriva che i costi economici degli impatti ambientali sono pari a circa 2,6 miliardi di euro, 29,7% è dovuto al particolato, il 18,8% all’uso di suolo, il 15,5% al cambiamento climatico, il 12,4% alla tossicità umana con effetti cancerogeni e l’11,1% all’acidificazione terrestre.

Non solo danni ambientali

«Questi due nuovi dossier ci permettono di comprendere il peso ambientale ed economico legato alla produzione di latte, latticini e uova, dati essenziali per orientare lo sviluppo e i cambiamenti dell’industria agri-food, ma dietro ai dati sull’inquinamento ci sono le sofferenze di milioni di individui» aggiunge Domiziana Illengo, responsabile Area Alimentazione Vegana di LAV, che ha curato queste ricerche insieme a Lorenza Bianchi, Responsabile LAV Animali negli Allevamenti. «L’impatto di queste filiere, infatti, viene prodotto anche tramite la segregazione, lo sfruttamento, il dolore e la morte dei vitelli, separati dalle proprie madri a pochi giorni di vita, delle mucche, costrette a sopportare cicli di gravidanze forzate fino allo sfinimento, e galline prostrate dall’iperproduzione di uova, che le depriva del calcio necessario per avere ossa in salute».

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