Si tratta di progetti già approvati, in attesa di essere allacciati alla distribuzione. Progetti che potrebbero contribuire ad alleviare le bollette degli italiani. Le ragioni sono diverse, ma c’è sicuramente un tema strutturale: originariamente pensata per un carico diverso e per far viaggiare l’elettricità in una sola direzione, la rete elettrica italiana è oggi inadeguata a sopportare l’aumento delle richieste di impianti fotovoltaici, pompe di calore e veicoli elettrici
Sei mesi di ritardo solo per la firma di un patrimonialista. Tanto ha dovuto aspettare Emiliano Pizzini per allacciare un impianto fotovoltaico di 9 megawatt nella zona di Rovigo. «In questi mesi tutti i nostri impianti hanno avuto dai 6 ai 12 mesi di ritardo» dice a Domani.
Pizzini è Amministratore delegato e socio di MegaTis, un’azienda padovana specializzata nella gestione e ottimizzazione di impianti solari. La loro filosofia è di concentrarsi su progetti che abbiano una probabilità di esecuzione molto alta. Ma hanno notato un significativo peggioramento dei tempi di attesa dell’allaccio alla rete a partire dal 2025.
Secondo un recente rapporto realizzato dalla società di consulenza Afry per la coalizione di associazioni ambientaliste Beyond Fossil Fuels, non sono i soli: al momento in Italia ci sono 12 miliardi di progetti di energia pulita già approvati che stanno rimanendo in attesa di essere allacciati alla distribuzione. Progetti che potrebbero contribuire ad alleviare le bollette degli italiani.
Troppe richieste per reti di distribuzione vecchie
Ad avere rallentato non è però solo l’Italia, ma anche paesi come il Regno Unito o la Cechia. Le ragioni sono svariate: aumento esponenziale delle richieste, troppa burocrazia, mancanza di programmazione a lungo termine e reti vecchie che non sono state ammodernate per tempo. Il risultato è che queste lungaggini rischiano di mettere a rischio il percorso di elettrificazione dei consumi che limita le emissioni di gas responsabili del riscaldamento globale.
Mentre è noto che l’alto numero di richieste per allacciarsi alla rete di trasmissione ad alta tensione di Terna sta rallentando lo sviluppo di impianti rinnovabili e data centre, il report di Afry si focalizza sull’ultimo meglio della rete elettrica, ovvero la distribuzione. L’infrastruttura elettrica è infatti formata da reti di trasmissione, che si incaricano di portare l’energia per lunghe distanze, e di distribuzione, ovvero quelle reti in cui la tensione viene abbassata e l’elettricità portata ai consumatori. Afry sottolinea come a rimanere bloccati dai ritardi che riguardano quest’ultima siano soprattutto gli impianti fotovoltaici: al momento risultano nel limbo progetti per circa 53 gigawatt. Parecchi, se si pensa che l’obiettivo che il paese si è dato è di installare 79 gigawatt entro il 2030. Ma il solare non è l’unica tecnologia al palo: risultano in stallo circa 9 gigawatt di batterie e 2 di eolico.
Originariamente pensata per un carico diverso e per far viaggiare l’elettricità in una sola direzione, la rete elettrica italiana è oggi inadeguata a sopportare l’aumento delle richieste di impianti fotovoltaici, pompe di calore e veicoli elettrici. Il collo di bottiglia sono le cabine di distribuzione e le sottostazioni, che in questo momento – sempre secondo Afry - stanno limitando la capacità dei gestori di espandersi con la rapidità necessaria.
Il Dl Bollette ha provato a mettere una toppa
In Italia sono oltre un centinaio gli operatori che gestiscono la distribuzione. Con una rete di oltre un milione di chilometri, il principale è di gran lunga E-Distribuzione, società controllata interamente dal gruppo Enel, seguita da Unareti del gruppo A2A, Areti del gruppo Acea, Ireti di Iren e molte altre.
Per rendere la rete più moderna, digitale e resiliente, E-distribuzione ha investito, nell’ambito del Pnrr, oltre 3,5 miliardi di euro. Ad oggi la capacità cumulata connessa ha raggiunto circa 48 GW, 2 milioni di produttori attivi sulla rete e una forte penetrazione degli impianti in bassa tensione (pari a circa il 30 per cento). Nei soli primi quattro mesi del 2026 sono stati inoltre connessi 1,4 GW aggiuntivi (circa 63mila nuove connessioni). In generale E-distribuzione gestisce una pipeline di connessioni da fonti di energia rinnovabile di oltre 70 GW.
Il problema, secondo Pizzini, è che si è arrivati a sviluppare gli interventi tardi, e ora i lavori stanno rallentando le richieste di allaccio. «Un impianto fotovoltaico viene inserito in un progetto di rinforzo che vuol dire creare anelli, fare delle ridondanze, mettere insieme più cabine, e questo significa avere più uffici seduti allo stesso tavolo e diventa un dramma, si sta dai 6 ai 12 mesi in attesa» racconta.
Non si tratta poi solo di espandere la rete, ma anche di trasformarla sostanzialmente e digitalizzarla, dice a Domani Michele Governatori, esperto senior di energia presso Ecco, il think tank italiano per il clima: «L'Italia ha anche bisogno di una maggiore affidabilità nella trasmissione dei dati di misurazione e di monitoraggio».
Anche per far fronte a questi problemi, il decreto-legge Bollette ha permesso ai gestori di rilasciare soluzioni di connessione anche in eccesso alla capacità massima accoglibile e prima degli interventi necessari sulle reti.
«Sono interventi opportuni, perché oggi di fatto la coda era bloccata anche su progetti vecchi che non sarebbero stati fatti» dice Governatori, «ma sulle autorizzazioni rimaniamo clamorosamente indietro e non è solo colpa delle regioni, è colpa anche dello Stato centrale e del ministero della Cultura».
Secondo Afry, è fondamentale che i gestori della rete di distribuzione aumentino infine la loro capacità di gestione attraverso una maggiore standardizzazione. Per Pizzini, il problema è proprio che ormai ogni pratica viene gestita fuori dall’ordinario: «Appena c'è qualcosa che non va come pianificato, si crea l'inceppo e questo si riverbera da lì in avanti» conclude.
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