Gli Stati Uniti avevano già aumentato del 60% la fornitura nell’ultimo anno per compensare il calo degli arrivi da Mosca e riempire gli stoccaggi necessari ad affrontare l’inverno. Ma a essere aumentata è in generale la quantità di gas naturale liquefatto sul mercato globale
Un’onda di gas naturale liquefatto (Gnl) sta per lambire l’Europa. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea), il vecchio continente ne importerà infatti nel prossimo anno ben 185 miliardi di metri cubi, soprattutto dagli Stati Uniti. Una quantità record. E in aumento anche rispetto a quella dell’anno appena passato, che già aveva stabilito un primato.
Il Gnl è una forma di gas naturale che viene raffreddato fino a raggiungere una temperatura di circa -162 gradi centigradi, trasformandosi in liquido. Questo gli permette di essere trasportato a destinazione attraverso navi metaniere. Non ha quindi bisogno di grandi gasdotti, come accadeva con il gas russo.
La previsione, contenuta nel trimestrale Gas Market Report dello Iea, è arrivata proprio pochi giorni prima che il Consiglio europeo confermasse la scelta di eliminare definitivamente ogni importazione di gas dalla Russia entro novembre 2027 come ultima risposta all’invasione dell’Ucraina.
Gli Stati Uniti avevano già d’altronde aumentato del 60% la fornitura di Gnl all’Europa durante l’ultimo anno, fornendo quasi tutto il volume necessario a compensare il calo delle forniture via gasdotto e riempiendo gli stoccaggi necessari ad affrontare l’inverno.
Ma è in generale la quantità di Gnl disponibile sul mercato globale a essere aumentata: nel suo bollettino trimestrale, lo Iea prevede che il mercato crescerà del 7%. A tirare la volata sarà l’aumento della produzione in Nord America, che coprirà quasi tutto l’aumento annuo. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno infatti approvato decisioni finali di investimento su oltre 80 miliardi di metri cubi di capacità aggiuntiva all’anno.
Secondo Keisuke Sadamori, direttore della sezione che si occupa di mercati e di sicurezza energetica dello Iea, l’effetto sarà quello di spingere i prezzi al ribasso e accrescere la domanda.
Nella prima metà del 2025, la diminuzione dell’offerta aveva infatti provocato un incremento del costo del gas. Che era poi sceso a seguito dell’aumento della produzione americana.
Ma alcuni analisti temono che una simile dipendenza rischi di rendere l’Europa ancor più esposta ai capricci del presidente americano Donald Trump.
Da una dipendenza all’altra
«L'Europa sta rapidamente sostituendo la dipendenza dal gas russo via gasdotto con una crescente dipendenza dal gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti», dice a Domani Raffaele Piria, ricercatore dell’istituto di ricerca indipendente Ecologic a Berlino.
Insieme ad altri colleghi dell’Istituto Norvegese per gli Affari Internazionali e dell’Istituto Clingendael, Piria ha stimato che nel 2025 oltre il 59% del Gnl e oltre il 38% del gas importati dall’Ue da Paesi esterni allo Spazio Economico Europeo sia arrivato dagli Stati Uniti.
Il report ha poi analizzato i recenti cambiamenti nel portafoglio dei fornitori di gas dell’Europa. A differenza di statistiche prodotte da altre organizzazioni, gli autori hanno accorpato il gas norvegese al resto della produzione europea, mostrando come gli Stati Uniti abbiano mangiato quote non solo alla Russia, ma anche a tutti gli altri paesi produttori.
Piria condivide lo spirito dell’accordo approvato dal Consiglio europeo, ma pensa che per “diversificare” bisogni andare oltre la semplice eliminazione del gas russo.
«Non stiamo demonizzando il gas statunitense, ma, se nel regolamento europeo si decide che bisogna fare dei piani di diversificazione nazionale, allora non possiamo sostituire un fornitore dominante con un altro», sottolinea Piria.
Prezzi più bassi e maggior volatilità?
Oltre alla dipendenza geopolitica, gli autori vedono anche il rischio che possa aumentare l’esposizione agli shock dei prezzi globali, con un forte impatto sui prezzi all’ingrosso di gas ed elettricità in Europa.
«In generale i contratti su gasdotto sono più a lungo termine che i contratti sul gas liquido, perché nel liquido il mercato spot (ovvero i mercati in cui il pagamento del prodotto avviene immediatamente, ndr) ha un ruolo molto importante», spiega Piria. E questo significa meno prevedibilità. Il ricercatore sottolinea infatti come «una parte delle navi che trasportano il Gnl può essere addirittura dirottata durante il viaggio a seconda dello sviluppo dei prezzi».
Ed è proprio un aumento della volatilità per fattori esterni che lo Iea ha rilevato all’inizio di quest’anno. «Una serie di fattori di rischio – ad esempio le tensioni geopolitiche o le condizioni climatiche – persistono, come la volatilità nel mercato del gas naturale a inizio 2026 ha d’altronde sottolineato», ha dichiarato Sadamori.
Queste variazioni si sono rapidamente riverberate anche sul mercato italiano, dove il prezzo dell’energia è calcolato in base al Pun Index, che lunedì ha sfondato quota 150 euro al Megawatt ora. Paolo Arrigoni, presidente del Gestore dei Servizi Energetici, ha immediatamente collegato l’impennata al corrispondente aumento del prezzo del gas sul più rappresentativo dei mercati europei, l’olandese Title Transfer Facility.
L’elettricità in Italia risente infatti fortemente del prezzo internazionale del gas, perché questa fonte rappresenta ancora una componente importante nella generazione elettrica della penisola. Già l’anno scorso il Pun Index era salito a una media di 115,32 euro a causa della crescita di prezzo del gas. Ben al di sopra di Germania (90,97 euro), Francia (61,39 euro) e Spagna (67,71 euro).
Per gli autori del report, quindi, «la vera sicurezza energetica richiede di accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili domestiche e dell’elettrificazione per eliminare gradualmente le importazioni di gas e petrolio, non semplicemente cambiare fornitore di combustibili fossili», dice Louise van Schaik di Clingendael. Anche nella migliore delle ipotesi possibili, ci vorranno però alcuni anni. Nel frattempo, Piria vorrebbe almeno che si facesse attenzione a non scambiare una dipendenza per un’altra.
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