Il gruppo avrà sede all'Università di San Paolo, in Brasile, ed è la risposta alla crisi di istituzioni consolidate e paralizzate dagli attacchi politici, come l'Ipcc, l’organismo Onu sul clima, che oggi non riesce nemmeno a mettersi d’accordo su quando pubblicare il nuovo rapporto. Potrebbe essere l'eredità più importante della conferenza di Santa Marta, ne abbiamo parlato con Rockström.
Johan Rockström e Carlos Nobre sono due tra gli scienziati del clima più letti, ascoltati, citati al mondo. Sono i due fondatori di un nuovo organismo scientifico, lo Scientific Panel for Energy Transition, presentato alla conferenza sull'abbandono delle fonti fossili di Santa Marta, in Colombia. Avrà sede all'Università di San Paolo, in Brasile, è la risposta alla crisi di istituzioni consolidate e paralizzate dagli attacchi politici, come l'IPCC, l’organismo ONU sul clima, che oggi non riesce nemmeno a mettersi d’accordo su quando pubblicare il nuovo rapporto.
Questo nuovo gruppo sarà finanziato dalla filantropia, lavorerà fuori dal contesto ONU e si metterà al servizio di qualsiasi paese voglia informazioni, dati, consigli, in tempo reale, dai massimi scienziati al mondo, su come far funzionare la transizione. Potrebbe essere l'eredità più importante della conferenza di Santa Marta, ne abbiamo parlato con Rockström.
«In questo momento ci sono tre curve non lineari che corrono simultanee. La prima sono i rischi climatici, più veloci di quanto ci aspettassimo. La seconda è che abbiamo sempre più evidenze sul fatto che possiamo superare questi problemi con la conversione dei sistemi energetici: sempre più paesi stanno riuscendo a disaccoppiare emissioni e sviluppo. E poi c'è una terza curva: la crescita esponenziale dei costi delle fonti fossili. Trump ci ha dato un nuovo argomento per fare la transizione. La scienza è un bene comune globale e deve mettersi al servizio di questa possibilità».
Johan Rockström e Carlos Nobre sono due tra gli scienziati del clima più letti, ascoltati, citati al mondo. Il primo è direttore Potsdam Institute for Climate Impact Research, ha codificato l’esistenza di nove limiti planetari il cui superamento mette a rischio la tenuta dell'ecosistema terrestre. Nobre è il ricercatore che ha lanciato l’allarme sulla vicinanza dell'Amazzonia al punto di non ritorno. Sono i due fondatori di un nuovo organismo scientifico, lo Scientific Panel for Energy Transition, presentato alla conferenza sull'abbandono delle fonti fossili di Santa Marta, in Colombia.
Avrà sede all’Università di San Paolo, in Brasile, è la risposta alla crisi di istituzioni consolidate e paralizzate dagli attacchi politici, come l’Ipcc, l’organismo Onu sul clima, che oggi non riesce nemmeno a mettersi d’accordo su quando pubblicare il nuovo rapporto.
Come antidoto a questo scollamento tra ricerca e politica, questo nuovo gruppo sarà finanziato dalla filantropia, lavorerà fuori dal contesto Onu e si metterà al servizio di qualsiasi paese voglia informazioni, dati, consigli, in tempo reale, dai massimi scienziati al mondo, su come far funzionare la transizione. Potrebbe essere l’eredità più importante della conferenza di Santa Marta, ne abbiamo parlato con Rockström.
Perché la creazione di un nuovo organismo scientifico?
In questo momento ci sono tre curve non lineari che corrono simultanee. La prima sono i rischi climatici, più veloci di quanto ci aspettassimo. La seconda è che abbiamo sempre più evidenze sul fatto che possiamo superare questi problemi con la conversione dei sistemi energetici: sempre più paesi stanno riuscendo a disaccoppiare emissioni e sviluppo. E poi c’è una terza curva: la crescita esponenziale dei costi delle fonti fossili. Trump ci ha dato un nuovo argomento per fare la transizione. La scienza è un bene comune globale e deve mettersi al servizio di questa possibilità.
Non rischia di essere alternativo o in competizione con l’Ipcc?
Non dobbiamo costruire un consenso alternativo sui cambiamenti climatici, quello esiste già, ma abbiamo bisogno di fare un lavoro coordinato sulla transizione, usando gli stessi modelli che usa l’Ipcc ma in modo più agile, anno su anno e non ogni sette o otto, e soprattutto scalati sulle realtà nazionali, cosa che l’Ipcc non fa. Produrremo dei rapporti, ma la prospettiva più interessante è lavorare su richiesta di paesi e settori economici.
Vogliamo mettere al servizio di tutti la conoscenza dettagliata che sta emergendo su quali policy funzionano, come si chiude in modo ordinato con una fonte energetica, quando è utile un sussidio, quando serve una tassa, quando invece non serve. La scienza è lenta, è giusto che sia lenta, ma deve essere anche in grado di produrre risposte veloci alla società durante un’emergenza.
Queste iniziative sono frutto della crisi delle istituzioni globali per come le avevamo conosciute?
Sì, ma questa non è la secessione di un gruppo di ribelli, è un modo per nutrire dall'esterno il multilateralismo con metodi e contenuti nuovi. L’idea di questo gruppo di scienziati è nata alla COP30, sullo stimolo della direttrice Ana Toni, e porterà i suoi contenuti anche alla COP31. La scienza del clima può fare un lavoro di guida più efficace di quanto svolto finora, il nostro obiettivo è la costruzione di ponti.
Che effetto le fa essere definito truffatore dal presidente degli Stati Uniti?
Io ho combattuto questi negazionisti vecchia scuola per tutta la vita. Trump usa argomenti fasulli che circolavano negli anni Novanta, sui cicli del clima, sul fatto che la CO2 è il gas della vita, quella gente era stata letteralmente spazzata via dall’accordo di Parigi. La Casa Bianca ha commissionato un report climatico ai pochissimi scettici che è riuscito a trovare, e nonostante questo nemmeno quel report di scettici, per quanto pieno di errori, poteva negare il fatto che esiste un cambiamento climatico e che è causato dagli esseri umani.
Ci può essere lotta alla crisi climatica senza gli Usa?
Gli Stati Uniti sono il principale produttore di gas e petrolio. Il secondo emettitore. Non possiamo farne a meno nella lotta alla crisi climatica. Ma Trump può bloccare il processo solo fino a un certo punto. E ci sono forze dentro quel paese che lo stanno capendo. Trump sta facendo la sua scommessa per un ritorno al passato, dall’altra parte c’è la Cina con una scommessa completamente opposta, una corsa verso il futuro e l’elettrificazione. La scienza non ha nessun dubbio sul fatto che la Cina che vincerà quella competizione, lo dicono i numeri, l’economia, l’industria.
In tutto questo, il clima come sta?
Il cambiamento climatico sta accelerando perché stiamo superando i limiti di sopportazione della Terra, la capacità dell'atmosfera di assorbire le emissioni. Sta arrivando un nuovo ciclo di El Niño che sarà duro per il pianeta. Oggi sappiamo che il grado e mezzo è superato, ma abbiamo ancora tempo per riportare l’aumento delle temperature al di sotto, entro limiti sostenibili per il pianeta. Siamo in una situazione di pericolo, dobbiamo ridurre il più possibile i decenni che passeremo al di sopra del grado e mezzo. Questa conferenza serve a questo, c’è un pezzo di umanità, un pezzo molto grande, che prende sul serio questo pericolo. E ha bisogno di strumenti per uscirne.
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