Il governatore della Renania settentrionale-Westfalia è tra i più quotati come possibile sostituto del cancelliere se le cose dovessero mettersi particolarmente male. Lui rifugge la conversazione. Intanto, la Bundesrepublik si interroga su come raccontare l’estrema destra
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Hendrik Wüst è un nome da tenere a mente. Il governatore della Renania settentrionale-Westfalia, un peso massimo nella Cdu, è considerato il concorrente più quotato di Friedrich Merz per una sua potenziale sostituzione. Per il momento, fantapolitica, visto che ancora lunedì il cancelliere ha ribadito di essere ben saldo in sella e non voler prendere in considerazione nemmeno il passo indietro dalla guida del partito, se non dalla cancelleria. Martedì pomeriggio è in programma un confronto interno al gruppo parlamentare, dove il cancelliere potrebbe essere di nuovo messo sotto accusa.
«Non ci sono state richieste nei miei confronti» ha spiegato il cancelliere nella bufera dopo i risultati regionali della sua Cdu, che è stata dimezzata in Sassonia-Anhalt, ha perso il controllo del municipio di Berlino ed è addirittura finita fuori dal parlamentino regionale del Meclemburgo-Pomerania anteriore domenica scorsa. Niente da fare, Merz non solo resta al timone, ma si scaglia anche contro le «forze distruttive» della Linke. Vero è che dopo il lungo dominio di Merkel, Merz aveva promesso e attuato una sterzata a destra rispetto alla linea centrista dell’ex cancelliera, ma a fronte di azioni – per altro non premiate dagli elettori – ha scelto comunque di non emendare la sua strategia. A Berlino ci si continua a interpellare su come questo cancelliere così profondamente compromesso possa portare a casa il corso di riforme che ha promesso e di cui la Spd continua a non essere pienamente convinta.
Wüst è una figura che sarebbe competitiva anche a livello nazionale: il suo gradimento è ottimo, forse è questo l’elemento di maggiore rottura rispetto all’atteggiamento del cancelliere. Ma Wüst sostiene di voler continuare a fare il governatore e si è tenuto coperto sulla sua campagna elettorale dell’anno prossimo, quando la presenza del cancelliere potrebbe danneggiarlo come è stata l’impressione in Sassonia-Anhalt e in Meclemburgo.
Oggetto di destra
Resta il dubbio su come approcciare l’oggetto alieno AfD. Anche da parte della stampa. Molte testate stanno ridiscutendo il modo di occuparsi di AfD: ora che è primo partito in tanti Länder e in ambito federale, lo Spiegel per esempio pubblica un dibattito tra due redattori, un corrispondente da Parigi e una delle giornaliste che seguono da più tempo AfD, e mette in discussione l’approccio di entrambi. Mentre Ann-Katrin Müller difende il fatto che le affermazioni dell’estrema destra vadano contestualizzate e non sia giusto offrire un palco con interviste singole, René Pfister sostiene che non sia il giusto approccio giornalistico.
Dal suo punto di vista, bisogna dare spazio anche a fatti disturbanti, non arrivando a sminuire il lettore non ritenendolo capace di gestire certe informazioni. Per Müller il rischio è quello di normalizzare il partito, mentre Pfister ritiene che sia giusto cercare di capire perché gli elettori si sono rivolti all’estrema destra. Nessuno ha la soluzione definitiva, ma la discussione giornalistica è interessante, anche in relazione a come certi partiti si affrontano – e come certe destre si pongono rispetto al giornalismo – sulle pagine delle testate.
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