Nonostante il calo dei prezzi grazie anche agli interventi del governo, il rincaro dei listini costa agli automobilisti 150 milioni di euro a settimana in più rispetto al periodo pre-conflitto. Boom di introiti per petrolieri e filiera, ma anche per le casse dello stato tramite accise e Iva
Calo generalizzato dei prezzi dei carburanti in tutta Italia ma il rincaro dei listini costa agli automobilisti 150 milioni di euro a settimana, mentre petrolieri e filiera rispetto a due mesi fa incassano 88 milioni e lo Stato 61 milioni grazie a Iva e accise.
È quanto riporta il Codacons. Sulla base dei dati regionali Mimit, l'Associazione dei consumatori calcola un calo generale dei prezzi dei carburanti: sulla rete ordinaria il prezzo medio del gasolio scende oggi, sabato 11 aprile, a 2,166 euro al litro, con una riduzione di 1,4 centesimi al litro rispetto ai listini del giorno precedente, mentre la benzina cala a 1,790 euro/litro (-0,3 cent su ieri).
In autostrada il diesel costa 2,193 euro/litro (-0,8 cent), la verde 1,817 euro/litro (-0,6 cent). Le riduzioni più marcate dei listini si registrano per il gasolio in Sicilia (-2,3 cent al litro), Valle d’Aosta (-2,1 cent), Calabria (-2 cent), mentre in Molise il prezzo del diesel resta invariato. Livelli dei listini alla pompa che, tuttavia, rimangono ancora elevatissimi, e rispetto al periodo pre-conflitto costano agli italiani la bellezza di quasi 150 milioni di euro in più a settimana solo a titolo di maggiori costi di rifornimento - calcola l’associazione.
Nel confronto con i prezzi medi praticati sulla rete italiana a fine febbraio, prima dello scoppio del conflitto in Iran, e nonostante il taglio delle accise disposto dal governo, il gasolio costa nell’ultimo periodo oltre un quarto in più, con un aumento alla pompa del +26%, mentre la benzina è rincarata di circa il 7% - rivela il Codacons -.
Tradotto in soldoni, un pieno di diesel costa circa 23 euro in più rispetto a febbraio, un pieno di benzina circa 5,8 euro in più. Considerati i consumi medi giornalieri di carburanti solo sulla rete ordinaria, ossia su strade e autostrade, gli italiani si ritrovano a pagare oltre 148 milioni di euro in più a settimana per i propri rifornimenti: 128,7 milioni di euro in più per il gasolio, 19,5 milioni in più per la benzina.
A guadagnare realmente grazie ai rincari dei listini alla pompa - sottolinea l'associazione - sono i petrolieri e l’intera filiera dei carburanti. Il prezzo industriale rappresenta oggi una quota del 59,4% su ogni litro di gasolio acquistato al distributore, (55,1% sulla benzina), mentre le tasse, grazie al taglio delle accise, pesano per il restante 40,6% (44,9% sulla benzina).
Questo significa che i petrolieri e l’intera filiera dei carburanti incassano circa 88 milioni di euro a settimana in più rispetto a due mesi fa: oltre al costo della materia prima riconducibile alle quotazioni Platts, infatti, su ogni litro di benzina e gasolio si paga un margine lordo, ossia una quota che va a remunerare tutti gli oneri relativi ai passaggi della filiera dalla raffinazione alla distribuzione, come commissioni per broker, trasportatori, grossisti e intermediari vari, fino alla remunerazione dei gestori degli impianti, il cui margine di guadagno però è fisso, e varia dai 3 ai 5 centesimi di euro al litro e non cresce all’aumentare dei prezzi.
Lo Stato italiano, invece, attraverso Iva e accise che pesano sui carburanti incamera ogni settimana circa 61 milioni di euro in più rispetto allo scorso febbraio grazie ai rincari registrati alla pompa - conclude il Codacons.
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