Siamo i più esposti ai rischi legati all’instabilità politica di alcune aree extra Ue, che può ostacolare l’importazione di beni strategici. Il conflitto in Medio Oriente e il caos geopolitico internazionale non aiutano: le imprese italiane sono vulnerabili. Stati Uniti e Cina i nostri primi interlocutori commerciali al di fuori dai confini continentali
Tra le grandi economie europee l’Italia dipende più degli altri paesi dall’importazione di tecnologie essenziali per la transizione energetica, fornite soprattutto da Algeria, Azeirbaigian e Stati Uniti. Risultando così anche il paese più esposto ai rischi legati all’instabilità politica di alcune aree geografiche extra Ue che può ostacolare l’importazione di beni strategici.
Rischi amplificati dall’attuale conflitto in Medio Oriente e dal caos geopolitico ed economico internazionale e che rendono le imprese italiane potenzialmente vulnerabili a eventuali interruzioni delle forniture dall’estero di prodotti strategici per il sistema produttivo del paese. È quanto emerge dal rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi 2026 presentato lunedì ad Ancona.
Vulnerabilità economica e strategica
I prodotti a rilevanza strategica coprono l’intera catena del valore delle tecnologie avanzate, dalle materie prime critiche ai prodotti finiti, dai semiconduttori alle applicazioni medicali, dalle energie alternative ai sistemi di difesa. Includono, per il settore dell’energia alternativa, le tecnologie fondamentali per la transizione energetica, come gas naturale, metano, biocarburanti, batterie di tutte le chimiche, motori elettrici e via dicendo.
Nel triennio 2023-2025 il primo fornitore di prodotti strategici per i principali paesi Ue è stata la Cina, soprattutto per l’Italia (11,3 per cento). Che vanta un grado di dipendenza dai mercati esteri per questi beni di circa il 20 per cento, simile a quello delle altre grandi economie Ue. Tuttavia, rispetto a Germania e Francia, l’Italia evidenzia una maggiore dipendenza per i materiali energetici, tra i più esposti alle turbolenze geopolitiche internazionali.
Un dato che assume una rilevanza ancora più marcata se si considera il rischio paese: circa il 60 per cento delle importazioni italiane di prodotti strategici proviene infatti da paesi a rischio politico medio o alto.
L’Istat ha individuato, per il 2023, 583 imprese italiane che importano prodotti strategici foreign-dependent, cioè scarsi e poco sostituibili per il sistema produttivo italiano. Aziende per oltre un terzo attive nel commercio e per il 13 per cento nel settore dei macchinari, con circa 175mila addetti e che generavano 130 miliardi di fatturato. E che si caratterizzano per una vulnerabilità economica e strategica.
Esposizione commerciale extra Ue
Ciò che emerge, in sintesi, dal rapporto dell’Istat è che l’Italia, consolidando la sua posizione sui mercati extra Ue, abbia mostrato in questi anni una esposizione commerciale ai mercati europei inferiore a quella dei principali partner. Tra i paesi europei l’Italia si distingue per una maggiore esposizione sui mercati extra Ue, sia per le esportazioni sia per le importazioni. Con gli Stati Uniti e la Cina primi interlocutori commerciali extraeuropei, rispettivamente per l’export e l’import.
Tra i principali paesi europei, l’Italia è quello più esposto verso il mercato statunitense. Per il nostro paese, nel 2025 gli Stati Uniti si confermano come secondo mercato più rilevante dopo la Germania, con una quota del 10,8 per cento. Nel 2025, tra le maggiori economie europee, solo l’Italia ha evidenziato un incremento – considerevole - delle esportazioni negli Usa, pari al 7,2 per cento, a fronte di una riduzione per tutti gli altri Paesi.
D’altro canto, nel 2025 tra le grandi economie dell’Ue, l’Italia è la più esposta all’import dalla Cina. La rilevanza di questo mercato per gli acquisti dell’Italia dall’estero è divenuta più ampia, pesando per il 10,3 per cento del totale delle importazioni, la quota più elevata delle principali economie europee. Nel 2025 il valore delle importazioni complessive italiane dalla Cina risulta in forte aumento rispetto al 2024 (+17,2 per cento). Con un incremento della rilevanza degli input produttivi di provenienza cinese per la produzione manifatturiera italiana, il cui valore è cresciuto del sessanta per cento dal 2017 al 2025.
L’effetto dei dazi Usa
Nel 2025 l’effetto dell’imposizione dei nuovi dazi Usa sulle esportazioni italiane è stato nel complesso negativo, ma di modesta entità. Gli effetti negativi più elevati si registrano per i prodotti minerali e i metalli preziosi/gioielli. Tuttavia, sostiene l’Istat, la maggiore esposizione dell’Italia alla domanda statunitense e, più in generale, a quella dei mercati extra europei, fa sì che gli elementi di turbolenza sui mercati internazionali possano costituire per l’Italia un rischio maggiore rispetto ai nostri principali partner.
Per quanto riguarda la performance dell’industria e dei servizi, nel 2025 l’economia italiana è stata caratterizzata dalla stagnazione del fatturato in valore dell’industria in senso stretto, cioè al netto delle costruzioni. Per oltre la metà dei settori che hanno registrato un calo del fatturato, la debolezza della domanda estera ha esercitato un’incidenza maggiore rispetto a quella della domanda interna. Nel settore degli autoveicoli, la flessione delle vendite sul mercato interno è stata più accentuata rispetto a quella registrata sul mercato estero, registrando un -7,5 per cento nel complesso
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