Anno da record il 2025 per Intesa, l’unico grande gruppo rimasto spettatore nel gioco delle scalate che nei mesi scorsi ha ridisegnato gli equilibri del sistema bancario nazionale. L’istituto guidato da Carlo Messina ha presentato ieri i risultati dell’esercizio appena concluso che ha visto l’utile netto crescere del 7,6 per cento a 9,3 miliardi di euro.

Un risultato, il migliore di sempre, che consente la distribuzione ai soci di 6,5 miliardi di dividendi: i 3,2 miliardi dell’acconto di novembre e il resto da pagare a maggio, mentre altri 2,3 miliardi andranno a finanziare il riacquisto di azioni proprie che partirà a luglio.

Quest’anno – è la previsione della banca – dovrebbe andare ancora meglio, con profitti in crescita fino a 10 miliardi.

Insieme ai risultati del 2025, ieri Messina ha illustrato il piano d’impresa 2026-2029, ma ha anche commentato i nuovi equilibri del mercato del credito e i possibili sviluppi futuri. «Non prevediamo acquisizioni», ha detto il manager, aggiungendo che «certo non compreremo banche».

Quanto a un’ipotetica alleanza nel risparmio gestito tra Generali e Unicredit, da tempo al centro di indiscrezioni, Messina non vede problemi. «Per noi non cambierebbe niente», ha commentato, visto che «rimarremmo comunque con tre volte le masse di quelli che si mettono insieme».

Il piano d’impresa

I profitti di Intesa dovrebbero arrivare a oltre 11,5 miliardi nel 2029, con 50 miliardi destinati ai soci nell’arco dei quattro anni del piano d’impresa. La crescita, nei piani della banca, sarà garantita dalla riduzione dei costi operativi, con il rapporto cost-income in calo dal 42,2 per cento al 36,8 del 2029, grazie anche agli investimenti in tecnologia. Sul fronte del personale, invece, Intesa prevede che i dipendenti del gruppo, attualmente circa 90mila, saranno 6.100 in meno nel 2029, con 12.400 uscite, frutto in gran parte di turnover naturale, mentre le assunzioni di giovani in Italia saranno circa 6.300.

Per sostenere la crescita dei ricavi, i vertici di Intesa puntano soprattutto sull’incremento delle commissioni legate alla gestione di patrimoni. Un’attività, quest’ultima, che verrà rafforzata con l’assunzione di 3.700 persone dedicate alla consulenza alla clientela.

La banca punta arrivare a 663 miliardi di risparmio gestito, in aumento di circa 100 miliardi rispetto al 2025, consolidando così il primato sul mercato italiano in questo specifico settore.

Nei prossimi anni i manager di Intesa dovranno confrontarsi con un’economia italiana che, in base alle previsioni dell’istituto, continuerà la sua crescita al rallentatore. Il Pil, si legge nel piano, farà segnare un incremento in media non superiore allo 0,7 per cento annuo tra 2026 e 2029.

In questo scenario Intesa punta a creare 500 miliardi di valore per tutti gli stakeholder. Oltre ai 50 miliardi destinati ai soci, nei programmi della banca milanese ci sono 374 miliardi di nuovo credito per famiglie e imprese, 28 miliardi sotto forma di stipendi per il personale, 17 miliardi di pagamenti ai fornitori e 26 miliardi di euro sotto forma di imposte. Un altro miliardo sarà invece il contributo destinato a far fronte a bisogni sociali.

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