Una manovra «seria ed equilibrata» per la premier Giorgia Meloni, una manovra «piccola e selettiva» per i tanti scontenti. È molto divisiva la legge di Bilancio 2026, approdata il 22 dicembre nell’aula del Senato e che dovrà essere approvata in via definitiva alla Camera entro il 31 dicembre: 154 articoli in tutto che prevedono interventi per 22 miliardi di euro, coperti da minori spese e maggiori entrate, tra cui spiccano i 5 miliardi ottenuti con la rimodulazione del Pnrr e i 4,3 miliardi in arrivo da banche e assicurazioni.

Nel complesso è una legge prudente e limitata, senza nulla a sostegno della crescita e nessuna riforma per favorire gli investimenti. Una manovra fatta quasi in pareggio di bilancio, con un minimo aumento del deficit, e che propone tante misure indirizzate a singoli target. Ma di preciso quali sono le norme volute dal governo? In questo articolo, che sarà aggiornato durante l’iter parlamentare, passiamo in rassegna i provvedimenti a tema pensioni.

Un po’ più tardi

Per quanto riguarda l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, stabilito dalla legge Fornero, la manovra opta per un blocco dell’aumento di tre mesi inizialmente previsto per il 2027. L’allungamento dell’età della pensione avverrà gradualmente: sarà di un solo mese in più dal 2027 e di altri due mesi dal 2028. Si lascia così aperta la possibilità per qualche ulteriore intervento da mettere in campo il prossimo anno.

A conti fatti, ciò significa che nel 2027 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni e un mese e in pensione anticipata con 42 anni e 11 mesi di contributi; nel 2028 serviranno invece 67 anni e tre mesi per la pensione di vecchiaia e 43 anni e un mese di contributi per la pensione anticipata (con le donne che possono ritirarsi un anno prima). L’impatto di spesa previsto è di 460 milioni nel 2026 e di oltre 1,8 miliardi l’anno successivo, per poi scendere a meno di 2 miliardi nel 2028.

La nuova stretta sulle pensioni colpisce anche i lavoratori precoci e usuranti (operai edili e in catena di montaggio, ferrovieri, ma anche alcune categorie impegnate di notte). Per i lavori precoci aumentano ulteriormente i tagli all’anticipo pensionistico, con 50 milioni in meno nel 2033 e 100 milioni in meno dal 2034.

Dal 2033 sarà poi tagliato il Fondo per il pensionamento anticipato per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti, che passerà da 233 a 194 milioni. Il governo fa anche un passo indietro sull’uscita dal lavoro a 64 anni per i privati, cancellando la possibilità (prevista dal 2025) di ricevere l’assegno di vecchiaia anticipatamente cumulando gli importi di forme pensionistiche di previdenza complementare.

Quale riscatto?

Con il maxi emendamento alla manovra, il governo aveva previsto di rendere meno conveniente riscattare la laurea per avvicinare il momento della pensione: una stretta graduale a partire dal 2031 che avrebbe fatto risparmiare allo Stato 500-600 milioni all’anno, ma a costo di cambiare le regole in corsa. La novità avrebbe interessato i lavoratori che maturano i requisiti per la pensione anticipata: ai fini della maturazione di questo diritto, una parte dei mesi “guadagnati” con il riscatto della laurea non sarebbero più stati utili.

In particolare sarebbero stati sterilizzati, e quindi non più conteggiati, sei mesi di contributi per chi matura i requisiti nel 2031 e dodici mesi di contributi per chi li matura nel 2032. E così a seguire, con sei mesi in più di sterilizzazione per ogni anno che passa. Nel caso di una laurea breve, ad esempio, tagliare 30 mesi di contributi (per chi matura i requisiti dal 2035) avrebbe lasciato al lavoratore un “bottino” di soli sei mesi per avvicinare l’agognata pensione.

«Non c’è nessuna intenzione di scippare il riscatto della laurea, quello che succederà in futuro verrà monitorato di anno in anno», aveva però detto il senatore della Lega Claudio Borghi. La levata di scudi interna al governo non è rimasta inascoltata, spingendo Meloni a una prima correzione di rotta il 17 dicembre: «Nessuno che ha già riscattato la laurea vedrà cambiare la sua situazione, la modifica varrà solo per il futuro. L’emendamento deve essere corretto», ha ammesso la premier.

Il giorno dopo è però arrivato un altro colpo di scena, con una correzione più grande del previsto che ha assunto la forma di una completa retromarcia. La nuova proposta, arrivata via subemendamento, dovrebbe eliminare la penalizzazione per chi riscatta la laurea. Nessuna stretta, dunque: la misura sarebbe del tutto ritirata, senza che il meccanismo subisca cambiamenti rispetto ad ora. Le mancate entrate dovrebbero essere compensate dalla rimodulazione di fondi per le infrastrutture.

Proroghe (mancate)

La legge di Bilancio rinnova per un altro anno l’Ape sociale, l’assegno ponte che accompagna alla pensione disoccupati di lungo corso, caregiver, invalidi civili e lavoratori impiegati in lavori usuranti e gravosi. Lo stanziamento previsto è di 1,2 miliardi fino al 2031, di cui 170 milioni per il 2026. A ciò si aggiunge la conferma del bonus Giorgetti (l’ex bonus Maroni) per i dipendenti che restano attivi anche una volta raggiunti i requisiti per la pensione anticipata: a loro spetta un aumento dello stipendio del 9,19 per cento grazie a parte dei contributi Inps girati in busta paga.

Ci sono poi misure cancellate per mancanza di risorse. È il caso di Quota 103, il provvedimento che permetteva – tramite un ricalcolo dell’assegno – di lasciare il lavoro a 62 anni con 41 di contributi. Stessa sorte toccherà a Opzione donna, che prevedeva l’uscita anticipata per le donne con almeno 61 anni d’età e 35 di contributi a patto di calcolare l’importo con il metodo contributivo. Il mancato rinnovo delle misure è stato criticato da Cgil e Uil.

A basso reddito

Dalle pieghe della legge emerge poi un piccolo aumento delle pensioni per «i soggetti in condizioni disagiate»: dal 1° gennaio prossimo l’importo degli assegni sarà incrementato di 20 euro al mese, ma solo a chi ha un’età pari o superiore a 70 anni. La norma riguarderà solo l’assegno sociale, la prestazione assistenziale per chi non ha versato contributi, che attualmente riceve un importo di 538 euro al mese. In realtà, però, i 20 euro annunciati dal governo comprendono l’aumento di 8 euro già in vigore nel 2025, riducendo a soli 12 euro il beneficio per gli anziani poveri.

Silenzio-assenso

Nella legge all’esame del Senato c’è anche l’accelerazione delle procedure per il versamento del Tfs (Trattamento di fine servizio), la liquidazione dei dipendenti pubblici che vanno in pensione, finora pagato in grande ritardo rispetto al Tfr (Trattamento di fine rapporto) dei lavoratori privati: dal 2027 verrà erogato dopo nove mesi anziché i dodici attuali. Inoltre, dal prossimo luglio i neoassunti del settore privato saranno automaticamente iscritti alla previdenza complementare prevista dai loro contratti, con la possibilità di rinunciarvi entro 60 giorni.

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