Lo studio diffuso in apertura del Meeting Annuale del World Economic Forum di Davos mostra un’Italia sempre più diseguale. A metà del 2025, il 10 per cento più ricco delle famiglie possedeva oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera dei nuclei familiari
Nel 2024, in Italia, 5,7 milioni di individui, oltre 2,2 milioni di famiglie, non avevano le risorse mensili sufficienti per acquistare beni e servizi essenziali per vivere in condizioni dignitose. È quanto emerge dal nuovo rapporto di Oxfam “Nel baratro della disuguaglianza”, diffuso in apertura del Meeting annuale del World Economic Forum di Davos, che chiede – tra le diverse raccomandazioni – di «ripensare profondamente le misure di contrasto della povertà ed esclusione lavorativa, garantendo la possibilità di accedere a uno schema di reddito minimo a chiunque si trovi in condizione di bisogno».
Non è solo questione di denaro, ricorda l’organizzazione, ma di potere e influenza. Basti pensare che una persona miliardaria, oggi, ha 4mila volte più probabilità di ricoprire cariche politiche rispetto a un cittadino comune. Lo studio – che riconosce «un quadro sconfortante di stasi della povertà assoluta in Italia» – restituisce una realtà in cui i ricchi sono sempre più ricchi, uno scenario globale in cui le diseguaglianze si aggravano sempre di più e si assiste a una progressiva erosione dei principi democratici.
I 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono infatti una ricchezza superiore a quella di 4,1 miliardi di persone, cioè la metà più povera dell’umanità. L’Italia non è un’eccezione, anzi: «A metà del 2025, il 10 per cento più ricco delle famiglie possedeva oltre otto volte la ricchezza della metà più povera dei nuclei familiari», rileva il report, mentre alla fine del 2010 il rapporto era poco più di 6.
Oxfam lo chiama «il paese delle fortune invertite» poiché l’azione del governo mira a riconoscere meriti e premialità di gruppi sociali e territori in condizioni di vantaggio e si mostra invece «disinteressata a ricucire i divari economico-sociali e pericolosamente incline a torsioni illiberali che minano i principi democratici».
Divari di ricchezza
La ricchezza dei miliardari, nell’ultimo anno, è aumentata in termini reali di 54,6 miliardi di euro, raggiungendo un valore complessivo di 307,5 miliardi. Questo patrimonio è detenuto da 79 individui e il ritmo è di 150 milioni di euro al giorno. In quindici anni, da dicembre 2010 a giugno 2025 la ricchezza nazionale netta è aumentata di ben 2mila miliardi, ma la distribuzione – rileva Oxfam – è «profondamente sbilanciata». Il 5 per cento più ricco dei nuclei familiari ha ottenuto circa il 91 per cento dell’incremento di ricchezza, mentre la metà più povera ha avuto solo il 2,7 per cento.
C’è però un altro elemento che contraddistingue il nostro paese, contribuendo alla disuguaglianza di opportunità e incidendo negativamente sulle prospettive di mobilità intergenerazionali. Il peso delle eredità è in forte crescita e i lasciti diventano sempre più concentrati. «Un meccanismo di accumulazione dei patrimoni che riduce fortemente il dinamismo economico e sociale», sottolinea lo studio.
Lotta alla povertà
Nel 2023 la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi è peggiorata. Un dato che posiziona l’Italia al 20esimo posto su 27, nella scala europea. E non si annuncia uno scenario migliore: per il 2024 le stime «indicano un’ulteriore recrudescenza della disuguaglianza reddituale». Nei primi due anni del governo Meloni le politiche hanno portato a quella che Oxfam definisce «una stasi della povertà assoluta in Italia», accompagnata da «una crescita portentosa della povertà dal 2014»: non solo, non c’è prospettiva di miglioramento nei prossimi anni.
«Incurante dell’elevata fragilità economica di ampi strati della popolazione, il nostro governo continua a perseguire un iniquo approccio categoriale nel contrasto alla povertà», ha affermato Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia economica di Oxfam Italia. La situazione è peggiorata a causa dell’«abbandono dell’impostazione universalistica del reddito di cittadinanza», ha aggiunto Maslennikov, che ha ridotto il numero dei beneficiari delle risorse pubbliche.
Diritto all’abitare
Per Oxfam occorre poi definire politiche organiche a sostegno dell’abitare con i relativi investimenti pluriennali. Perché la diffusione della povertà assoluta cresce per quelle famiglie che sono in affitto, con un’incidenza più alta per chi ha figli o è di origine straniera. La spesa per l’affitto della casa arriva, infatti, a quasi un terzo del reddito, fino a superare il 40 per cento nei grandi centri urbani.
Un costo che, con l’inflazione, è sempre più oneroso ed è aggravato dalla «stagnazione salariale». Mentre l’azione del governo è «del tutto inadeguata», ha sottolineato il policy advisor su giustizia economica di Oxfam Italia.
Lavoro
I dati sulla crescita occupazionale e sul record al ribasso della disoccupazione, spesso citati dal governo, hanno però bisogno di contesto. Il contributo principale all’aumento dell’occupazione è dato dagli over 50, mentre i giovani e le donne «continuano a registrare una marcata sotto-occupazione e una bassa qualità del lavoro», evidenzia il report.
Anche la disoccupazione, ai minimi storici, è spiegata con un altro dato allarmante: un tasso di inattività altissimo che colloca il nostro paese in cima all’Unione europea e «una quota consistente di occupati che continua ad accedere e rimanere nel mercato del lavoro con contratti intermittenti e precari».
«Impegnato nella celebrazione della dinamica positiva dell’occupazione, il governo fa poco per porre rimedio alle debolezze strutturali del mercato del lavoro italiano», ha aggiunto Maslennikov, che ricorda come la politica industriale sia completamente assente, gli incentivi occupazionali siano di dubbia efficacia e ci sia stata una spinta «forsennata» alla liberalizzazione dei contratti atipici.
I salari, come detto, sono stagnanti: tra il 2019 e il 2024, «la perdita cumulata del potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali si è attestata a 7,1 punti percentuali», sottolinea il report, mentre per il 2025 si stima un recupero di appena +0,5. Inoltre, tra il 1990 e il 2018, è aumentata di molto la quota di occupati a bassa retribuzione, dal 26,7 per cento al 31,1 per cento.
Fisco diseguale
«Riportare il principio dell’uguaglianza nell’orbita del fisco non costituisce, purtroppo, l’obiettivo dell’azione del governo Meloni», rileva lo studio. Se i salari costituiscono il 38 per cento del Pil e i profitti il 50 per cento, in realtà sul totale delle entrate fiscali e contributive, il 49 per cento arriva dai salari, mentre solo il 17 dai profitti.
L’esecutivo ha ritoccato in modo marginale l’imposta sui redditi delle persone fisiche, prosegue Oxfam, «con la metà delle risorse allocate a favore dell’8 per cento dei percettori di redditi più elevati», rendendo l’Irpef meno razionale comprensibile, trasparente ed equa.
L’organizzazione suggerisce una serie di interventi per una maggiore equità fiscale, tra cui «introdurre un’imposta progressiva sui grandi patrimoni», «aumentare il prelievo sulle grandi successioni». Ma, sottolinea il rapporto, misure come quella prende il nome di Tax The Rich, «restano un tabù», nonostante i contribuenti più ricchi versano proporzionalmente minori imposte rispetto, ad esempio, a un’insegnante.
Occorre, dunque, abbandonare «interventi condonistici», come quelli introdotti con la legge di bilancio per il 2026, che «svilisce la fedeltà fiscale e incentiva ulteriormente comportamenti opportunistici dei contribuenti».
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