Un evento in pompa magna per presentare il “nuovo” Sinfi, una sigla complicata ma che in buona sostanza si traduce nel catasto del sottosuolo, in particolare di cavi, reti e tombini messi a terra dagli operatori di telecomunicazioni per la fibra ottica ma anche dei tubi di luce, gas e acqua. La storia del Sinfi è lunga dieci anni: era il 2016 quando l’allora ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda (governo Renzi) firmava i decreti attuativi per dare vita alla mappatura.

A quei tempi l’Europa ci chiedeva di accelerare sulla fibra ottica e tagliare i costi dei cantieri. Calenda lo presentò come lo strumento definitivo per sbloccare i lavori anche a seguito della nascita di Open Fiber, la società delle reti (alternativa a Tim) voluta da Renzi – inizialmente in capo a Enel e poi passata nelle mani di Cassa depositi e prestiti (l’azionista di maggioranza con il 60%) e del fondo australiano Macquarie.

Il mandato di Infratel è scaduto

Premesso che ci sono voluti parecchi anni per arrivare a una “radiografia” realmente utilizzabile – fra tecnicismi e resistenze, soprattutto da parte dei Comuni – si punta ora a una mappa di nuovissima generazione. La gestione tecnica e operativa del Sinfi è affidata a Infratel, il braccio operativo dello Stato per portare le reti in fibra ottica nei territori periferici, le cosiddette aree remote, dove le telco non investono. Ed è stata Infratel in questi anni a gestire fra l’altro i progetti di infrastrutturazione legati al Pnrr.

Gli attuali vertici della società – nominati nel 2023 dal Governo Meloni – l’amministratore delegato Pietro Piccinetti e il presidente Alfredo Maria Becchetti, sono però di fatto “scaduti”: il mandato era legato all’approvazione del bilancio 2025 e secondo quanto risulta a Domani è stato approvato martedì 26 maggio, dunque è scattato il regime di prorogatio.

Non è chiaro cosa voglia fare il governo: rinnovare l’incarico per i prossimi tre anni a Piccinetti e Becchetti (che nel frattempo è diventato da febbraio presidente del Gse, il Gestore dei servizi energetici)? Ma soprattutto quale sarà il futuro di Infratel, considerato che le reti in fibra sono state ormai realizzate e che sono finiti i fondi dell’Europa?

Cosa (non) c’è nel Piano da 70 milioni

Torniamo all’inizio di questa storia. Con un tempismo perfetto lunedì 25 maggio si è tenuto un grande evento al ministero delle Infrastrutture e made in Italy (Mimit) – protagonisti il ministro Adolfo Urso, il sottosegretario Alessio Butti e l’Ad di Infratel Pietro Piccinetti – per annunciare un progetto da 69,9 milioni (poco meno della cifra tonda, forse in ossequio alle teorie del marketing) per trasformare il Sinfi in una creatura di nuova generazione e dare vita a un digital twin (altro termine che va molto di moda di questi tempi), un gemello digitale delle infrastrutture usando tecnologie all’avanguardia, inclusi sistemi “predittivi” e intelligenza artificiale. E c’è un’estensione al “dominio subacqueo” per inserire nella mappa i cavi sottomarini e la partita in qualche modo dovrebbe riguardare anche i data center. Peraltro all’evento erano presenti fra la lunga lista di ospiti gli ambasciatori di Kenya, Mozambico ed Egitto – pare interessati al Sinfi in un non meglio specificato aggancio con il Piano Mattei.

Ma in cosa consiste nel dettaglio questa strategia da 70 milioni? Nessuno lo sa. Al netto delle dichiarazioni messe nero su bianco in un comunicato stampa – in sintesi «tutto molto bello» – cosa si dovrà fare nel dettaglio e come saranno impegnate le risorse pubbliche non è dato sapere. Forse, iniziano a farsi strada i sospetti, una mossa per garantire un futuro a Infratel? Finita l’abbuffata dei fondi europei, cosa farà la società? Quale sarà il suo ruolo strategico e, soprattutto, come giustificherà la sua struttura da oltre 300 dipendenti.

Infratel sarà convocata in audizione

Qualcuno vuole vederci chiaro. «Un passo così importante non può essere raccontato in un evento. Si promette che molto sarà fatto con i 70 milioni ma ad oggi non ci sono dettagli oltre i proclami di Urso e Butti, ma solo auspici di sindaci e operatori, compresi quelli dei data center, che hanno un disperato bisogno di una mappatura affidabile e aggiornata, e il timore di Asstel (l’associazione di Confindustria che rappresenta le telco, ndr) del dover fornire costose nuove informazioni», dice a Domani Giulia Pastorella, deputata di Azione, il partito di Calenda che diede via al Sinfi nel 2016.

«L’aggiornamento della piattaforma è un atto dovuto ma tardivo rispetto alle necessità del Paese e alle criticità rilevate in10 anni», e la deputata annuncia a Domani che chiederà in commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni un'audizione di Infratel «per darci ulteriori dettagli di come questi 70 milioni saranno spesi esattamente, le tempistiche e i risultati auspicati. Il precedente piano operativo 2020-2026 è agli sgoccioli quindi servono dettagli sul nuovo piano».

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