Etian Bondì, 21 anni, incensurato, è stato fermato questa mattina dalla polizia e ha confessato. Ai militari che lo hanno perquisito avrebbe detto di «appartenere alla Brigata Ebraica». La Brigata però ha smentito: «Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza», ha detto in una nota Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano. Bondì risulta iscritto alla Comunità ebraica.

Il 25 aprile, giorno della festa della Liberazione, il giovane ha esploso diversi colpi con una pistola ad aria compressa contro due militanti dell’Anpi a Roma.

Fondamentali per gli inquirenti le immagini delle telecamere di vigilanza che hanno portato a individuarlo, grazie a due elementi: il casco integrale, riconoscibile per i segni distintivi apposti, e la targa del suo scooter bianco.

Dopo i fatti del parco Schuster, la procura di Roma, coordinata da Francesco Lo Voi, ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di tentato omicidio, detenzione e porto d’arma: l’accusa che, dunque, si prospetta per il giovane con la giacca mimetica che ha provato a colpire Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano. 

L'uomo è stato ferito vicino al collo e alla guancia mentre la donna alla spalla. Entrambi hanno riportato lievi escoriazioni e sono stati medicati dal 118 sul posto.

«Ci sono indagini accurate in corso, con buone prospettive che il soggetto possa essere presto individuato»; aveva detto nei giorni scorsi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi

Bondì è difeso dall’avvocato Cesare Gai e nei prossimi giorni sarà interrogato dai magistrati capitolini.

«Il fermo del ragazzo ci riempie di sgomento e indignazione. La Comunità Ebraica di Roma condanna e si dissocia senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica. Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza ai feriti, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano», dichiara Victor Fadlun, presidente della comunità ebraica di Roma. Lo dichiara Victor Fadlun presidente della comunità ebraica di Roma. 

In base a quanto si apprende, nel corso della perquisizione non è stata trovata l’arma softair con cui Bondì il 25 aprile ha tentato di colpire i due militanti. Se ne sarebbe liberato, ha detto. E non è al momento chiaro il movente per cui ha agito. Il giovane abita a Roma, in viale Marconi, con la famiglia e svolge lavori saltuari.

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