«In Italia i giornalisti fronteggiano pressioni di svariato tipo, da attacchi fisici a quelli legali, intimidazioni, sorveglianza, interferenza nelle scelte editoriali». Così attesta il Monitoring Report 2025 appena pubblicato dalla Media Freedom Rapid Response (Mfrr), la task force che ha già effettuato in Italia una missione urgente a maggio 2024 e che effettuerà una ulteriore missione il 9 e 10 marzo, nella quale ha chiesto di incontrare anche rappresentanti di governo e opposizione.

Il rapporto di Mfrr è il risultato dello sforzo congiunto della European Federation of Journalists (Efj), dell’International Press Institute (Ipi) e dello European Centre for Press and Media Freedom (Ecpmf). 

«Le minacce legate tanto al crimine organizzato quanto a esponenti politici persistono, e inoltre la questione irrisolta dell’uso di spyware e le preoccupazioni sulla proprietà stessa dei media indeboliscono l’ecosistema mediatico in particolare per il giornalismo indipendente. Visti insieme, questi sviluppi indicano che la libertà di stampa, la sicurezza e l’indipendenza editoriale in Italia sono sottoposte a una sfida di carattere strutturale».

Un quarto di attacchi da governo e politica

«Nel 2025 l’ammontare di violazioni della libertà di stampa resta alto, mostrando a quali sfide siano sottoposti media e giornalisti», recita il report. Che riporta anche una mappatura degli attacchi subìti dagli operatori dell’informazione: «MapMF ha documentato 118 episodi di attacco a circa 200 tra persone ed entità del mondo dei media. L’Italia ha anche assistito a uno dei più gravi attacchi via spyware contro giornalisti, oltre che il tentato assassinio di uno dei cronisti più famosi del paese».

Le organizzazioni per la libertà di stampa rilevano nella sezione italiana del dossier che anche se circa il 40 per cento di questi attacchi arriva da privati, ben il 23 per cento – circa un quarto – è perpetrato dal governo e da funzionari pubblici, «il che evidenzia la perdurante vulnerabilità dei giornalisti a pressioni non solo sociali ma anche istituzionali. Tra gli attacchi subìti, circa la metà è costituita da attacchi verbali, inclusi insulti, molestie e commenti di tipo denigratorio». 

Dalla bomba allo spyware

Intimidazioni, attacchi spyware: l’ultimo anno mostra come svariate forme di minaccia e di pressione siano state pesantemente esercitate contro i giornalisti in Italia.

«Un esempio eclatante di quanto sia preoccupante la situazione in termini di sicurezza per i giornalisti è il tentato assassinio di uno dei più famosi giornalisti italiani, Sigfrido Ranucci: una bomba è detonata vicino alla sua auto, poco dopo che la figlia aveva parcheggiato il veicolo. Ranucci, come pure almeno altri nove giornalisti, è stato messo sotto protezione nel corso del 2025 proprio per le gravi minacce ricevute. Intimidazioni e minacce superano il 25 per cento di tutte le violazioni registrate, inclusi sei casi di esplicite minacce di morte». Tra i casi citati, le minacce ad Andrea D'Aurelio mentre era in tribunale, a Federico De Ros dopo il suo reportage sulla criminalità a Pordenone, la testa mozzata di una capra piazzata davati alla casa di Giorgia Venturini che si occupa di criminalità organizzata.

E poi «il grande scandalo esploso a gennaio e che riguarda lo spionaggio dei giornalisti»: il team di Mfrr sottolinea la gravità del caso degli spiati con Paragon. «Il direttore di Fanpage Francesco Cancellato era tra i circa 90 bersagliati, e ad aprile anche Ciro Pellegrino è stato colpito con lo spesso spyware. Il governo italiano ha confermato che alcune agenzie usano lo spyware ma ha negato il suo coinvolgimento nel caso e non ha portato alla luce il contratto con Paragon, che stano ai media sarebbe stato terminato da Paragon stesso dopo che lo scandalo è diventato pubblico. Nonostante lo scrutinio parlamentare, non è stata ancora individuata l’entità responsabile per l’utilizzo dello spyware, ma svariati indicatori suggeriscono che si tratti di almeno una delle agenzie statali».

Querele bavaglio, Rai, Gedi

Il 22 per cento dei casi documentati è rappresentato da pressioni per via legale: governo e funzionari pubblici «sono i principali iniziatori (circa il 35 per cento) di questi attacchi per via legale, con querele per diffamazione usate ripetutamente da politici in posizioni apicali per silenziare il giornalismo critico».

Si citano anche le «continue minacce legali» verso Report, le interferenze editoriali (28 casi documentati, circa il 24 per cento) «specialmente in Rai, dove svariati casi mostrano problemi sul versante dell’indipendenza editoriale».

Riferimenti anche al caso Gedi, che solleva «ulteriori preoccupazioni sul fronte del pluralismo».

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