Gianni Alemanno è uscito dal carcere confermando la sua adesione al partito del generale Roberto Vannacci, l’ex sindaco di Roma ha chiesto ai dirigenti del suo movimento Indipendenza, riottosi all’accordo, di non presentarsi. 

Smottamenti a destra, cambi di casacca, voti in uscita dal perimetro della destra di governo. Questioni politiche che appassionano sondaggisti e analisti, ma dietro il capannello affollato di curiosi, giornalisti e fedelissimi c’è altro. C’è il carcere e chi lo abita. L’universo dimenticato della Repubblica di cui Alemanno è diventato testimone, universo rimosso dalla narrazione del generale.

E un’immagine spiega questa frattura tra il diario dal carcere, le denunce pubbliche e l’inchino politico al vannaccismo.

I detenuti o i futuristi?

Rebibbia, esterno carcere. Mancano pochi minuti alle dieci. L’ufficio matricola è l’ultimo passaggio prima dell’uscita di un detenuto, lì si raccolgono gli effetti personali, i soldi, quello che resta del tempo dentro. Un uomo in camicia blu, scarpe da ginnastica si intravede dalle vetrate dell’ingresso. Ha un borsone nella mano destra. È Alemanno. Prima di lui c’è un altro recluso che ha abbandonato inferno e cella. Maglietta a mezza manica, ha raccolto indumenti e scarti di vita dentro una bustone nero, quelli della spazzatura. È straniero. Tra i due un agente della polizia penitenziaria che guarda la folla assiepata per l’ex sindaco. 

Uno scatto che immortala il prima e il dopo di Alemanno. La battaglia contro il sovraffollamento e per i diritti dei reclusi , «qua ho conosciuto una realtà terribile – ha ricordato – che è una vergogna per la nostra Repubblica», finita con l’abbraccio al vannaccismo.

Quel miscuglio di tolleranza zero, «basta con Abdul sulle porte delle case popolari», deportazioni travestite da remigrazione dove il carcere è uno spazio per confinare disperati e ultimi. Lo aveva detto chiaro e tondo Vannacci cosa pensa del carcere. «La mia solidarietà va soprattutto alle vittime, non ai detenuti che stanno scontando la giusta pena per le loro malefatte. Le carceri diventino quindi i luoghi in cui ogni carcerato, lavorando duramente e devolvendo i propri emolumenti per l'opera prestata, risarcisca le vittime per i danni subiti dalle loro azioni criminali». 

L’ex sindaco ha ricordato quello che ha visto: «C'è una marea di gente innocente, ho visto cose incredibili. Tre giorni fa dalla mia cella è uscita una persona, un senzatetto, dopo sei mesi perché era accusato di avere rubato 16 euro da un parchimetro. Chi dice che per assicurare la sicurezza del cittadino vanno messe le persone in carcere sbaglia, la sicurezza non è tolleranza zero e repressione dei diritti. C'è qualcosa che non funziona e di sbagliato nel sistema». Chissà se lo dirà a Vannacci. 

Alemanno avanza, regala abbracci, baci, sorride e risponde alle domande. «Il mio ruolo è solo quello di dare l'esperienza, la mia esperienza, la mia capacità di fare analisi politica, di dare prospettive. Io vengo soltanto a servire, non ho nessuna pretesa, nessuna speranza strana, non chiedo candidature», dice.

Poi dispensa consigli alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: «Non mi pare che Giorgia Meloni abbia chiamato Vannacci o abbia parlato con lui per concordare alcunché. Decida lei cosa vuol fare, se vuol coinvolgere Vannacci lo chiamasse e vedessero cosa possono fare». Poi auspica un dibattito nel centrodestra.

Il caldo non lascia scampo, l’ex sindaco è stremato e si avvicina all’auto. Qualche mese fa Domani lo aveva incontrato a Rebibbia durante un dibattito su cronisti, carcere e racconto pubblico. Si avvicina, il tempo di porgli una domanda prima che un improvvisato servizio d’ordine lo scorti alla macchina. Come si concilia quello che ha visto dentro con le parole d’ordine di Vannacci? Alemanno non risponde. «Hai capito che te ne devi anda’», sbraita uno dei guardaspalle.

Poco lontano uno striscione. «Auguri Gianni, Alemanno uno di noi», firmato Fn, Futuro Nazionale. Il generale non c’è, si vedranno a cena per saldare l’alleanza. Poco distante si fanno i conti della condanna scontata dall’ex sindaco, sotto i due anni, e dell’interdizione dai pubblici uffici che scade a febbraio. Pochi mesi dopo ci sono le elezioni. E Alemanno sarà con Vannacci. Sotto la stessa bandiera. 

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