Il governo ha avvitato parlamento e dibattito pubblico attorno a una riforma inutile e punitiva per i magistrati. Il referendum dovrà confermare o bocciare la proposta di legge costituzionale. Una legge venduta come miglioramento della giustizia, ma che in realtà non incide sul funzionamento della macchina.

Ma come sta la macchina della giustizia? Per capirlo lo abbiamo chiesto a chi la amministra, ad Alfonso Sabella, giudice del tribunale di Roma. Un viaggio, attraverso diverse puntate, che servirà a chiarire le mancanze infrastrutturali, i ritardi tecnologici e anche le schizofrenie del codice penale, ingolfato di reati e aggravanti. Reati e aggravanti che nulla risolvono, anzi appesantiscono e ingessano il sistema.

Referendum, sì o no?

Iniziamo proprio dalla questione referendum. Sabella, per anni pm antimafia e poi assessore alla legalità a Roma, inizia proprio da qui. «Io non sono iscritto alle correnti della magistratura, neanche all’Anm, l’Associazione nazionale magistrati è quanto di più lontano da me, ma anche io voterò no e vi spiego perché», dice Sabella che si è sempre detto favorevole al sorteggio dei magistrati.

Ma dietro questa modifica (peraltro per i componenti laici il sorteggio avviene da un elenco scelto dal parlamento), si nasconde un rischio molto più grave. «Il rischio enorme è per i cittadini. La separazione delle carriere è inutile perché è già effettiva, pochissimi passano da una funzione all’altra, ormai è diventato quasi impossibile. Il pericolo è un altro. Sarà creato un corpo autonomo, quello dei pubblici ministeri, che sarà sganciato dalla cultura della giurisdizione», continua Sabella.

I sostenitori del sì dicono che però non si interviene sull’indipendenza della magistratura, l’articolo 104 della Costituzione. «Sarà fatto obbligatoriamente dopo l’eventuale vittoria referendaria. La ragione è molto semplice, se non dovessero sottoporre i pm all’esecutivo questi costituirebbero un corpo acefalo, farebbero quello che vogliono fuori da ogni cultura della giurisdizione. I pm a quel punto sarebbero pericolosi e per arginare questo potere sconfinato saranno sottoposti all’esecutivo», conclude. 

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