L’Italia è venuta meno ai propri obblighi» e «tale inadempimento ha impedito alla Corte di esercitare le proprie funzioni», aveva scritto la Corte dell’Aia in un documento di 18 pagine, che inchiodava il governo Meloni alle proprie responsabilità. Per la vicenda è indagata in Italia, con l’accusa di false informazioni ai pm, la capa di gabinetto del Guardasigilli, Giusi Bartolozzi
L’Italia è stata deferita all'assemblea degli Stati parte dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale nell’ambito del caso Almasri, il torturatore libico rimpatriato su un volo di Stato dall’Italia un anno fa.
Questa la decisione, presa a maggioranza, dei giudici della Camera preliminare della Cpi.
Per la vicenda, erano stati indagati dal tribunale dei ministri e poi archiviati grazie al voto in Aula il ministro Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, nonchè il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Oggi resta indagata la capa di gabinetto del Guardasigilli, Giusi Bartolozzi, accusata dai pm di Roma di aver reso false informazioni ai pm. Il 4 febbraio l’ufficio di presidenza della Camera discuterà la relazione del vicepresidente Mulè che ha lo scopo di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta e dunque di estendere lo “scudo” alla zarina di via Arenula.
Sulla liberazione del generale libico, accusato di crimini contro l’umanità, la Corte penale internazionale aveva avvertito lo Stato italiano, già nei mesi scorsi, di un possibile deferimento. «L’Italia è venuta meno ai propri obblighi» e «tale inadempimento ha impedito alla Corte di esercitare le proprie funzioni», aveva scritto la Corte dell’Aia in un documento di 18 pagine, che inchiodava il governo Meloni alle proprie responsabilità.
La Cpi, nelle sue conclusioni, aveva inoltre richiamato l’esecutivo: «Non avendo eseguito correttamente la richiesta della Corte di arresto e consegna del Sig. Njeem (Almasri, ndr), mentre si trovava in territorio italiano, e non avendo consultato e cooperato con la Corte per risolvere qualsiasi presunta questione derivante dalla formulazione del mandato di arresto e della presunta richiesta concorrente di estradizione, l’Italia è venuta meno ai propri obblighi».
«L’ennesima sortita della Corte penale internazionale contro l'Italia conferma la totale inattendibilità di questa roba. Davano a Almasri il cartellino azzurro in Germania e poi dalla sera alla mattina quello rosso in Italia. Sono quantomeno daltonici, sempre inutili, talvolta dannosi. Gente da compatire. Poveretti», ha dichiarato il presidente dei senatori di FI, Maurizio Gasparri.
© Riproduzione riservata


