I dati parlano chiaro: 376 volte l’anno, 31 volte al mese, una volta al giorno. Il sedicesimo rapporto di Avviso Pubblico – presentato venerdì 19 giugno a Napoli – rivela una fotografia nitida: in sempre più comuni, province e regioni amministrare la cosa pubblica mette a rischio le persone
A volte ci sono solo cento passi tra un comune e chi potrebbe minacciarlo: in Italia chi amministra continua a ricevere intimidazioni. Solo quest’anno sono state più di 300, e 8 volte su 10 si è trattato di minacce dirette. Un fenomeno che mette sotto tiro sindaci e assessori e che colpisce l’intera penisola, dimostrando quanto la criminalità organizzata sia radicata in tutti i territori italiani. La fotografia che emerge dal sedicesimo rapporto Amministratori sotto tiro di Avviso Pubblico – presentato venerdì 19 giugno a Napoli – è nitida: in sempre più comuni, province e regioni, amministrare la cosa pubblica mette a rischio le persone. 376 volte l’anno, 31 al mese, una al giorno.
Le aree più colpite
La regione più colpita è la Puglia, che con l’aumento di episodi negli ultimi dodici mesi riconquista un primato già raggiunto nel 2013: sono 51 i casi censiti da Avviso pubblico, con una crescita del 24 per cento rispetto al 2024. Seguono Campania (37), Sicilia (35) e Calabria (32), tutti territori che tuttavia registrano una riduzione delle minacce rispetto all’anno precedente.
Seppur il primato spetti a una regione del Sud, è nel Settentrione che si rileva una crescita del fenomeno. Aumentano i casi nelle regioni del Centro (46) e del Nord Ovest (44), mentre si registra una lieve diminuzione nel Nord Est (37). La Lombardia (30 casi, +58 per cento rispetto al 2024) è la regione più colpita del centro-nord. A seguire Veneto e Lazio (22 casi censiti in entrambi i territori). Chiudono le prime 10 posizioni Sardegna (16), Toscana (12) ed Emilia-Romagna (11).
A tre anni di distanza dall’ultima volta Napoli torna ad essere la provincia più bersagliata da atti intimidatori nel 2025 con 16 casi distribuiti in 11 Comuni. Nella graduatoria provinciale seguono Lecce (15), Palermo (14), Reggio Calabria (11), Cosenza, Agrigento e Padova (10).
A livello territoriale una delle differenze che emerge è la modalità scelta da chi minaccia. Gli incendi si confermano la prima tipologia al Sud e nelle Isole (29.5 per cento): nel Centro-Nord non sono nemmeno tra le prime cinque strategie adottate. Viceversa, le lettere e i messaggi minatori, che nel Centro nord rappresentano il 28,5 per cento delle intimidazioni, al Sud e nelle Isole non raggiungono il 10 per cento della casistica complessiva.
Fattori di rischio
Tra le amministrazioni, non tutte scontano la stessa fragilità. I più vulnerabili sono i comuni piccoli o gli uffici già colpiti da fenomeni mafiosi. Il 15 per cento dei 309 casi censiti nel 2025 sono avvenuti in Comuni che in un passato più o meno recente sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Dal 1991, anno dell’introduzione della legge sullo scioglimento per infiltrazioni mafiose, sono stati 404 gli enti locali che hanno subito il provvedimento. Dieci nel 2025: Caserta, Marano di Napoli e Poggiomarino in Campania; San Luca, Casabona, Badolato e Altomonte in Calabria; Tremestieri Etneo e Paternò in Sicilia; Aprilia nel Lazio.
Il 57 per cento dei casi censiti nel 2025 si è verificato in Comuni al di sotto dei 20mila abitanti. Il 22 per cento in Comuni tra i 20mila e i 50mila abitanti. È una trend coerente agli anni passati, sia perché l’Italia è un paese fondato su queste entità, sia per alcune caratteristiche dei piccoli comuni: da un lato l’estrema vicinanza tra sindaci e cittadini, dall’altra la maggiore diffusione di organizzazioni mafiose, che prediligono le piccole realtà per radicarsi più facilmente. Le minacce partite da privati cittadini sono il 26 per cento.
Degli oltre seimila atti intimidatori censiti in 16 anni di raccolta dati, il 57 per cento dei casi è stato registrato nelle quattro regioni in cui sono nate le mafie storiche: Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. In particolare, le prime quattro province più colpite – in ordine Napoli, Cosenza, Reggio Calabria e Palermo – hanno raccolto da sole il 20 per cento delle intimidazioni registrate sull’intero territorio nazionale. Nel resto d’Italia, competono le città più ricche e più grandi: in primis la capitale Roma. A seguire, Milano.
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