Paolo Berlusconi ci ha provato in tutti i modi a sfuggire all’obbligo di testimoniare al processo che ruota attorno alla presunta foto nella quale sarebbero insieme il fratello Silvio, il boss mafioso Giuseppe Graviano e il generale dei Carabinieri, Francesco Delfino.

Prima con un certificato medico che attestava che non poteva spostarsi, poi, quando la Corte ha aggirato l’impedimento disponendo l’audizione da remoto, presentando in aula una richiesta di astensione dalla testimonianza, invocando l’articolo 199 del codice di procedura che stabilisce che non si può essere obbligati a testimoniare in un procedimento in cui è indagato un congiunto, in questo caso il fratello Silvio. Richiesta anche questa respinta, perché, se è vero che Silvio Berlusconi era indagato nel procedimento sui mandanti esterni alle stragi del 1993, l’ex presidente del Consiglio è stato archiviato quando è deceduto.

La testimonianza del fratello minore del Cavaliere c’è dunque stata e ha riguardato due punti: il primo è l’incontro con Salvatore Baiardo, oggi imputato per calunnia nei confronti del giornalista Massimo Giletti che sostiene che l’ex gelataio di Omegna, già condannato per essere stato prestanome e favoreggiatore della latitanza di fratelli Graviano, gli avrebbe mostrato la foto.

Il secondo punto riguarda i messaggi e le telefonate con l’editore di Giletti, Urbano Cairo, che aveva già testimoniato fornendo una versione edulcorata della telefonata.

«Dopo aver visto la trasmissione di Giletti – ha raccontato Paolo Berlusconi –  ho avuto un impeto di indignazione. Al di là di quello che diceva Baiardo in quella puntata, c’era un atteggiamento della trasmissione che puntava a dimostrare un coinvolgimento di mio fratello in situazioni assurde e infamanti come furono le stragi. Questo ha provocato in me un moto di ribellione, non mi sono trattenuto e ho mandato un messaggio a Urbano con una sola parola: vergognati».

A quel punto Berlusconi racconta di aver ricevuto una telefonata dell’editore di La7 e del Corriere della Sera. Da qui cominciano le divergenze con il racconto di Cairo, che aveva sostenuto di non aver neppure lasciato a Berlusconi il tempo di parlare.

«Quando Urbano mi telefonò mi chiese il motivo del mio messaggio – ha raccontato Berlusconi – a quel punto gli ho spiegato che era stata una trasmissione accusatoria, con espressioni infamanti, mi sembrava vergognoso che lui che conosceva l’origine delle fortune e la qualità morale di mio fratello, consentisse una trasmissione di questo tipo. Lui si è giustificato dicendo che lascia liberi i suoi giornalisti. Gli dissi che se sul Giornale avessi visto un articolo con questo accanimento, avrei parlato col giornalista chiedendogli di approfondire, nella sua autonomia, perché magari potevano esserci errori».

Berlusconi ha poi affermato di non aver più parlato della cosa con Cairo. Pochi mesi dopo il colloquio, Urbano Cairo decide però di cancellare repentinamente la trasmissione di Giletti. «Perché – ha spiegato ai giudici fiorentini – perdeva troppi soldi».

Berlusconi è poi stato chiamato a riferire dell’incontro con Salvatore Baiardo.

«La scorta mi riferì, all’uscita di un ristorante dove ero stato a pranzo, che c’era questa persona che voleva parlarmi di questioni che riguardavano mio fratello, risposi di farlo venire nel mio ufficio al Giornale». 

«Quando Baiardo fu nel mio ufficio mi disse subito che aveva provato a parlare con mio fratello a Palazzo Chigi, ma non c’era riuscito e aveva da riferirmi cose che potevano essere spiacevoli per mio fratello. Dopo queste parole chiamai la scorta e lo feci accompagnare fuori. Ho pensato che volesse fare un’estorsione, insomma volesse soldi».

Berlusconi si è detto sicuro che Baiardo non gli abbia mostrato foto o documenti. «Ha pronunciato solo quelle parole e io gli ho detto che il colloquio finiva lì». I pubblici ministeri lo hanno incalzato chiedendogli come mai non volle neanche sapere cosa Baiardo avesse da dire, quali potessero essere queste cose spiacevoli. «Non mi interessava, ho pensato che volesse fare un’estorsione. Ho avvisato l’avvocato Ghedini e per me la cosa finì lì».

Proprio nessun interesse a sapere cosa Baiardo avesse da dire? «Conoscono molto bene mio fratello e sapevo che il suo comportamento personale e politico non poteva avere ombre».

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