Avviso di conclusione delle indagini preliminari per l’ex ministra. Al centro del procedimento i fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. Sotto il faro degli inquirenti anche i prestiti ottenuti da Banca Progetto
Nuovi guai giudiziari per l'ex ministra del Turismo Daniela Santanchè. Oggi la procura di Milano ha notificato un avviso di conclusione delle indagini a carico della parlamentare di FdI e di altre 15 persone, tra cui la sorella Fiorella Garnero e l'ex compagno Giovanni Canio Mazzaro. Le contestazioni sono, a vario titolo, quelle di bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato per i fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl.
La chiusura dell'inchiesta prelude alla richiesta di rinvio a giudizio e si aggiunge ai due procedimenti in corso, ossia la vicenda Visibilia e la presunta truffa ai danni dell'Inps.
La chiusura di questa inchiesta, con conseguente notifica del 415 bis, si basa sulla riunione di tre fascicoli distinti: tutti e tre relativi ai fallimenti delle aziende della meloniana. L’ultimo fallimento, quello del 5 giugno 2025, aveva riguardato la Ki Group Holding spa: i pubblici ministeri meneghini, come raccontato da questo giornale, stavano solo attendendo la relazione del curatore fallimentare: una volta ottenuta, hanno iscritto Santanchè per la terza volta per l’ipotesi di bancarotta, riunendo il fascicolo in questione con quelli su Ki Group srl e Biora, le società già fallite. Ora l’ex ministra rischia il processo.
Le carte
In base a quanto si legge nell’avviso di conclusione delle indagini, mentre Ki Group Holding, società quotata su Euronext Growth Milan, era in «dissesto» si sarebbero ripartiti «utili non effettivamente conseguiti mediante la distribuzione» di dividendi, come gli oltre 4,1 milioni di euro nel 2015 «a fronte di un risultato netto consolidato» per la società che era in negativo per oltre 900mila euro.
Da quanto emerge, inoltre, parte offesa dell’inchiesta è anche Invitalia per l'ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato. La presunta truffa aggravata sarebbe stata messa a segno sfruttando le misure di sostegno alle imprese durante il periodo del Covid e raggirando e inducendo in errore Invitalia spa, a cui sono stati chiesti e da cui sono stati ottenuti un prestito di 2 milioni e 700 mila euro e un credito di imposta per 600 mila euro nonostante la mancanza dei "presupposti" previsti dalla legge per l'erogazione del finanziamento incassato il 18 marzo 2021. Nel mirino degli inquirenti, si legge negli atti, anche i prestiti ottenuti da Banca Progetto.
© Riproduzione riservata

