Errore. Impossibile raggiungere il sito: «Impossibile trovare l’indirizzo Ip del server». È dalla mattina del 28 agosto che chi prova a visitare www.autistici.org, il sito del collettivo Autistici/Inventati visualizza soltanto questo messaggio. 

Ma non soltanto il sito internet. A non funzionare sarebbero anche i servizi di posta elettronica, l’account PayPal utilizzato dal gruppo per raccogliere le donazioni, strumento importante per A/I che è formato unicamente da volontari uniti dall’idea di voler mantenere internet uno spazio di libertà dove le persone possono comunicare liberamente, senza dover sottostare agli interessi delle aziende. E perfino il loro conto su Banca etica sta per chiudere: «Siamo appena stati informati telefonicamente da Banca etica che presto chiuderanno il nostro conto. Ci stiamo attivando con i nostri avvocati per fare una diffida. E stiamo anche cercando di capire se per caso c’è ancora la possibilità di prelevare e pagare i servizi, come i server, che dobbiamo mantenere», fanno sapere a Domani gli hacker del Collettivo dopo aver spiegato quali, a loro parere, sarebbero le ragioni del mancato funzionamento di autistici.org

Come raccontato dal nostro giornale, infatti, il Collettivo due giorni fa è stato inserito, dagli Stati Uniti, nella lista dei Specially designated global terrorist, cioè dei soggetti sottoposto a sanzioni per terrorismo internazionale. Perché avrebbe fornito «un’ampia gamma di servizi – tra cui chat ed email criptate, hosting web, videoconferenze e streaming sicuri, strumenti per l’anonimato – a gruppi marxisti, anarchici e ad altre organizzazioni estremiste di sinistra negli Stati Uniti, in Europa e altrove», si legge nella nota del dipartimento di Stato americano. 

Tra le conseguenze della designazione americana c’è sia che tutto il patrimonio del Collettivo negli Usa viene bloccato e a cittadini e imprese americane è vietato fare transazioni che coinvolgono A/I. Ma anche il rischio di sanzioni (secondarie) per le istituzioni straniere che interagiscono con loro, come nel caso di Banca etica.

Al Collettivo, della designazione Usa come Specially designated global terrorist non è arrivata nessuna comunicazione ufficiale, hanno appreso la notizia, senza diritto a ricevere alcuna spiegazione, dal post su X del segretario di Stato Marco Rubio. Da subito, però, sono arrivate le conseguenze.

La spiegazione tecnica

«Da questa mattina il dominio autistici.org non è più utilizzabile, in quanto la risoluzione Dns fallisce. Secondo le Request for comments (Rfc) che abbiamo potuto leggere, la nostra unica forma di informazione al momento, abbiamo capito che questo tipo di sospensione può nascere solamente da un top-level domain. Quindi pensiamo che .org, che è il top-level domain di autistici.org, gestito da Public Interest Registry, sia all’origine del motivo per cui autistici.org non funziona più», spiega a Domani uno degli hacker del Collettivo.

Nonostante il linguaggio complesso il punto sembra chiaro: Public Interest Registry, che gestisce il dominio .org su cui ha sede anche il sito di A/I, ha sede negli Stati Uniti ed è un’organizzazione americana tenuta ad adempiere agli obblighi imposti dal governo americano e quindi ha dato subito seguito alla richiesta del proprio governo, anche se – si capisce dalla General License 36 pubblicata dal Dipartimento del Tesoro americano – ci sarebbe stato tempo fino al 25 settembre per chiudere i rapporti in essere con il Collettivo italiano che, nel frattempo, fa anche sapere che procederà per vie legali e «proverà a far funzionare i servizi con un altro dominio e in un altro modo».

Le reazioni

«Al di là delle accuse molto gravi che vanno approfondite dalle autorità competenti e su cui va fatta subito piena luce a 360 gradi, penso che se sono state le sanzioni americane a generare effetti concreti diretti sull’operatività di servizi digitali in Italia le nostre autorità dovrebbero dirci come sono state informate e coinvolte», commenta il deputato del Pd e vicepresidente della commissione Trasporti della Camera Andrea Casu.

Mentre l’europarlamentare del Partito democratico, membro di S&D, Brando Benifei fa sapere a Domani di star preparando un’interrogazione al Parlamento Ue per fare chiarezza sulla vicenda: «L’azione del governo statunitense colpisce un intermediario di servizi in modo indiscriminato, associandolo senza prove a eventuali usi illeciti di terzi, la questione va portata all’attenzione della Commissione Europea, che deve attivarsi per tutelare questa realtà sulla base dei principi del Digital Services Act».

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