Benvenuti nel magico mondo del capitalismo da marciapiede dove la favola ecologica della mobilità elettrica su due ruote si trasforma in un boomerang a danno dei cittadini, nel caso specifico per chi vive a Roma. L’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato per 2,675 milioni di euro il triumvirato del noleggio - Lime, Dott e Bird – autorizzato per il triennio 2023- 2026 dal Comune a svolgere il servizio di micromobilità (e-bike e monopattini elettrici) nell’area urbana. La maxi-sanzione non ha fatto altro che mettere nero su bianco quello che i cittadini avevano già capito a loro spese. Le tre società – scrive l’Antitrust nel provvedimento - hanno adottato «misure e strutture organizzative inadeguate a gestire le richieste degli utenti, rendendo faticosa l’attivazione e lunga l’attesa per il rilascio dei Pass e, di conseguenza, riducendo il tempo a disposizione degli utenti per poterne fruire».

Lime e l’arte del profitto

Il dettaglio dei provvedimenti dell'Autorità fa emergere contorni inquietanti. Non si è trattato di semplici «disfunzioni tecniche» o di improvvisi colli di bottiglia causati dall'afflusso record di utenti. Ciò che le carte descrivono è un’architettura del disservizio consapevole e programmata. La logica sottostante è spietata: un monopattino occupato da un abbonato Metrebus in corsa gratuita è un mezzo in meno a disposizione dei clienti paganti a tariffa piena (o dei turisti). Inibire o rallentare l'accesso alla gratuità ha consentito ai gestori di massimizzare i profitti a scapito dei diritti contrattualmente promessi.

Per quanto riguarda Lime (sanzionata per 1,4 milioni di euro), le e-mail interne acquisite dagli ispettori durante le perquisizioni lasciano sbalorditi per la brutalità del linguaggio contabile. La società ha intenzionalmente mantenuto una gestione manuale ed estenuante delle richieste di attivazione del pass ("Lime Transit"), affidandola a una singola risorsa amministrativa capace di processare non più di 20 pratiche a settimana. In una comunicazione interna, i manager mettevano a verbale la precisa volontà di «rendere difficoltoso a sufficienza il processo di attivazione» ed «evitare eccessivo burden manuale», ben consci che assumere personale dedicato andava ad «ad abbattere ulteriormente l’Ebitda», il guadagno nudo e crudo di un'azienda.

I ritardi si accumulano fino a mesi e oltre il 35-45% delle domande è rimasto giacente nei cassetti digitali. Ma c'è di più: Lime ha implementato persino meccanismi automatizzati per disattivare d'ufficio i Pass dopo 6 mesi o tempestare gli utenti di e-mail farraginose con richieste di documentazione già inviata. Solo quando i cittadini stremati hanno iniziato a inviare solleciti mettendo in copia conoscenza gli uffici di Roma Capitale, l'azienda ha dato direttiva di concedere «priorità assoluta» a quelle specifiche mail per evitare ripercussioni istituzionali.

Dott e Bird e gli account scomparsi

Non meno emblematico è il caso di Dott (multata per 525mila euro). A fronte dell'aumento esponenziale della domanda per il "Pass Atac", l'azienda ha risposto tagliando il personale addetto ai controlli manuali delle tessere da tre a un’unica persona «per ragioni di sostenibilità economica della promozione». Risultato? Oltre il 35% di aspiranti utenti è rimasto tagliato fuori, costretto ad attendere fino a un mese e mezzo per attivare un voucher che di giorni ne durava appena trenta, ricevendo risposte automatiche e interlocutorie dai servizi di assistenza clienti. Per Bird, l'Antitrust ha accertato persino la disattivazione arbitraria degli account, priva di qualsiasi preavviso o possibilità di contraddittorio comminando dunque una doppia sanzione per un valore di 750mila euro.

Il Campidoglio pronto a un cambio di passo

Questa vicenda pone interrogativi severi che vanno ben oltre la responsabilità delle singole multinazionali della micromobilità e investono direttamente la governance del Comune di Roma. I tre operatori si sono aggiudicati l'Avviso pubblico triennale 2023-2026 proprio grazie ai punteggi premiali ottenuti offrendo condizioni agevolate e corse gratuite agli abbonati al trasporto pubblico locale. L'offerta di mobilità integrata è servita da "foglia di fico" sociale ed ecologica per vincere la gara. Tuttavia, una volta incassata la concessione, le aziende hanno trattato queste prestazioni come un costo improduttivo da sopprimere o limare al minimo.

Ci si deve chiedere: dove sono stati i controlli dell'amministrazione capitolina durante i lunghi mesi in cui gli utenti sommergevano i forum e gli uffici di segnalazioni? Com'è possibile che il Comune di Roma non si sia dotato ab origine di strumenti di verifica e di penali immediate nel capitolato d'appalto per punire la mancata erogazione delle corse integrative, lasciando che debba essere l'Antitrust — a distanza di quasi tre anni dall'avvio dei servizi — a dover ristabilire la legalità?

«Abbiamo constatato dei metodi di accesso alla gratuità molto farraginosi e abbiamo diffidato gli operatori più volte, fino all'intervento da parte dell’Antitrust. Faremo in modo, nel nuovo bando, di cambiare le regole, perché il rapporto sulla gratuità non sarà più affidato al semplice contatto fra utente e operatore ma saremo noi a certificare tutti coloro che hanno la tessera Metrebus e faranno richiesta del servizio e saremo noi a dare le liste agli operatori», annuncia a Domani l’Assessore alla Mobilità Eugenio Patanè.

La battaglia per i risarcimenti

Scendono in campo le associazioni dei consumatori. Il Codacons ha annunciato l'intenzione di avviare azioni legali e risarcitorie contro le tre società di sharing per tutelare gli abbonati Metrebus di Roma, privati ingiustamente delle corse gratuite garantite e trasformati in vittime di pratiche commerciali scorrette. Duro anche l'attacco dell'Udicon: il vicepresidente Fabrizio Ciliberto ha evidenziato come le farraginose procedure d'attivazione abbiano trasformato l'integrazione tra trasporto pubblico e micromobilità in un'odissea a ostacoli. La transizione ecologica e la smart city non possono ridursi a una parata di veicoli sui marciapiedi se poi le aziende penalizzano i cittadini per tutelare i propri profitti.

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