L'imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è stato arrestato e portato in carcere perché accusato di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto nell'ottobre scorso a Pomezia vicino Roma. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma nell'ambito dell'indagine della Procura - coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi - in cui si contesta anche il metodo mafioso. L'arresto è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo.

In carcere sono già reclusi tre dei quattro esecutori materiali della bomba, piazzata davanti all’abitazione del conduttore il 16 ottobre scorso. Si tratta di Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Antonio Passariello. Marika De Filippis, anche lei ritenuta dagli inquirenti presunta esecutrice materiale, era stata arrestata ma è al momento ai domiciliari. 

C’è poi la posizione del presunto intermediario, il bodyguard dei vip, cittadino di origine camerunense, Clesio Gomes Tavares: l’uomo è tornato in Africa subito dopo l’attentato. A questo giornale, in un’intervista esclusiva, aveva detto che sarebbe tornato in Italia il 5 agosto. Dove si trova adesso?

L’arresto

I carabinieri che investigano sulla vicenda si sono recati, in base a quanto appreso da questo giornale, intorno alle 12e30, a casa di Lavitola dove ora sarebbe in corso una perquisizione. Nelle scorse settimane il faccendiere, pluricondannato, aveva detto a diverse testate: «Non mi spiego perché non mi arrestino». Detto, fatto. Notificata, si apprende da un comunicato dei carabinieri, l’ordinanza di arresto anche nei confronti di Gomes Tavares che, come Lavitola, è accusato di concorso in detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo, con l’aggravante di aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. 

«Secondo quanto delineato nel provvedimento cautelare, i ruoli dei due indagati si sono articolati in compiti di pianificazione e coordinamento operativo – scrivono gli inquirenti – Lavitola è indiziato di aver concepito il disegno delittuoso, dando mandato a Gomes di individuare i soggetti in grado di reperire l’esplosivo e di compiere l'attentato dimostrativo davanti alla villa del giornalista. Inoltre, lo stesso Laviolta avrebbe partecipato personalmente, insieme a Gomes, a un primo sopralluogo esplorativo sul luogo del delitto in data 15 settembre 2025.
Tavares, in fase di rintraccio, ancora ricercato, facendo da raccordo operativo per conto di Lavitola, avrebbe reclutato e istruito gli esecutori materiali campani e, oltre ad aver preso parte al sopralluogo del 15 settembre, avrebbe coordinato e partecipato a una seconda ricognizione sul litorale laziale il 10 ottobre 2025, mettendo a disposizione del commando l’autovettura del suocero.
Le misure restrittive si fondano su un impianto accusatorio solido e concorde – concludono i carabinieri – Le risultanze derivano dall'analisi incrociata dei tabulati telefonici e telematici delle celle serventi l'area dell'attentato, dal tracciamento dei veicoli coinvolti nelle fasi preparatorie e dall'esame forense dei telefoni cellulari in uso agli indagati, che hanno smentito i tentativi di precostituirsi degli alibi difensivi».

L’avvocato di Ranucci

«L'arresto di Lavitola conferma la gravità e la complessità dell'attentato subito da Sigfrido Ranucci, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione», commenta l'avvocato Roberto De Vita, legale di Ranucci.
«Mentre per l'Autorità Giudiziaria è evidente come Ranucci sia la vittima, per alcuni giornalisti ed esponenti politici lo stesso attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti in una strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta», aggiunge.

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