Andrea Dini, cognato del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, è indagato per caporalato dalla procura di Milano. L'accusa riguarda altre cinque persone, tra cui cittadini di origine cinese, e la società Dama, già coinvolta nel caso camici durante l'emergenza Covid. Lo si legge nell'atto con cui è stata disposto dal pubblico ministero Paolo Storari il controllo giudiziario della stessa Dama (il 10% è detenuto dalla moglie di Fontana attraverso una srl) e di “Aspesi”, noto marchio della moda.

«Dini – si legge nelle carte giudiziarie –, soggetto apicale di Dama spa, ha commesso il delitto nell'interesse e a vantaggio della società, la quale ha adottato una politica di impresa che accetta lo sfruttamento dei lavoratori come modalità di produzione (con conseguente risparmio sul costo del lavoro) e nella deliberata mancanza di modelli organizzativi idonee a garantire che si verifichino situazioni di pesante sfruttamento lavorativo». 

Per il magistrato meneghino le «situazioni» richiamate erano «deliberatamente ricercate ed attuate». In particolare, si legge ancora nel provvedimento,  «presso i fornitori era in atto lo sfruttamento lavorativo» e si era «ciechi nei confronti di tutti gli aspetti inerenti sicurezza sul lavoro, dignità condizioni alloggiative, retribuzione, orari di lavoro, palesemente difformi da standard minimi e senza che ciò comportasse alcuna conseguenza nei rapporti con tali fornitori». 

Storari ha disposto dunque il controllo giudiziario sia di Dama sia di Aspesi. «La presente richiesta – conclude – trae origine da accertamenti di Polizia Giudiziaria dove è stato "fotografato" un fenomeno dove due mondi - solo apparentemente distanti - quello del lusso da una parte e quello di laboratori cinesi dall'altra, entrano in connessione per un unico obiettivo» e cioè il «profitto». 

Tra gli altri indagati, oltre a Dini, figurano anche Francesco Umile Chiappetta e Alberto Aspesi, rispettivamente presidente del Cda e legale rappresentante della società. 

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