Il giudice ha accolto il ricorso del conduttore tv contro l’ex paparazzo, che farà ricorso. L’episodio della trasmissione era previsto per questa sera
Il giudice del tribunale civile di Milano Roberto Pertile ha accolto il ricorso d'urgenza del conduttore tv Alfonso Signorini, rappresentato dai difensori Domenico Aiello e Daniela Missaglia, e ha ordinato a Corona «di rimuovere immediatamente da ogni hosting provider e da ogni social media a lui direttamente o indirettamente riconducibile, tutti i video nonché tutti i contenuti (testuali, audio e video) precisati nel ricorso e comunque aventi a oggetto» Signorini.
Inoltre, il giudice «vieta e inibisce di pubblicare, di diffondere o di condividere, con qualsiasi mezzo o strumento e su qualsiasi hosting provider, qualunque ulteriore video o contenuto di carattere diffamatorio o che comunque danneggi, direttamente o indirettamente, il diritto alla reputazione, all'immagine e alla riservatezza». La puntata di Falsissimo prevista questa stasera non dovrebbe quindi andare in onda.
Il giudice ordina poi a Corona di depositare nella cancelleria del tribunale, entro due giorni, tutti i supporti fisici «che contengono i documenti, le immagini e i video relativi alla sfera privata di Signorini nonché relativi alla corrispondenza telematica e non telematica del ricorrente con soggetti terzi e comunque tutti i materiali suscettibili di danneggiare direttamente o indirettamente il diritto del ricorrente alla reputazione e all'immagine».
«Deve esser chiaro che non è possibile calpestare con disinvoltura e insolenza i diritti individuali delle persone. Non è permesso insultare e torturare sui social il prossimo, e non è possibile ricevere tutele per una pianificata e ramificata organizzazione votata alla diffamazione aggravata a scopi di lucro personale», ha dichiarato l’avvocato Domenico Aiello, che con la collega Daniela Missaglia, tutela i diritti di Alfonso Signorini commenta così la decisione del giudice del tribunale di Milano che dà ragione al conduttore tv e vieta a Fabrizio Corona di continuare a pubblicare su Falsissimo contenuti su Signorini.
«Anche i web hosting, i grandi colossi della rete sempre pronti a macinare grandi ricavi, senza porsi problemi di etica e responsabilità sono moralmente concorrenti nell'illecito se non favoreggiatori», ha aggiunto Aiello che pochi giorni fa aveva annunciato di aver denunciato i legali rappresentanti di Google Italia e Google Ireland.
Sempre il tribunale civile, infine, ha fissato in 2mila euro «la somma» che Corona «dovrà pagare» a Signorini, a sua volta indagato per violenza sessuale ed estorsione, «per ciascuna singola violazione a ciascuna delle misure sopra indicate moltiplicata per ciascun giorno di ritardo nell'esecuzione di ciascuna delle misure» imposte. In più, la condanna al pagamento delle spese legali per oltre 9mila euro.
Intanto Corona, attraverso i suoi legali, presenterà ricorso in appello contro il provvedimento.
La decisione del giudice Roberto Pertile, come chiarito dall'avvocato Ivano Chiesa, storico difensore di Corona, verrà impugnata. «In Italia c'è la libertà di pensiero e di parola, in qualunque modo venga manifestata. La censura non c'è più in Italia dal 1946 – aveva già spiegato il legale – Non esiste in Italia la possibilità di inibire a nessuno la possibilità di dire quello che vuole. Tu puoi intervenire dopo: se ti ho offeso mi quereli, ma non è che se pensi che domani ti offenderò ancora, allora mi impedisci di parlare, perché non siamo in Russia».
Ma per Corona i guai non sono finiti. L’ex paparazzo è stato sanzionato per
200mila euro dalla Consob per violazioni in materia finanziaria. Nella delibera, firmata dal presidente Paolo Savona lo scorso 8 gennaio, si evince che Corona ha effettuato un'offerta al pubblico di cripto-attività denominati "memecoin $Corona", scambiabili sulla piattaforma Raydium, in violazione del regolamento relativo a quel mercato.
Inoltre, «non ha assunto un atteggiamento collaborativo, essendo al contrario rimasto inerte sia a seguito della ricezione del richiamo di attenzione, sia nel corso del presente procedimento non esercitando alcuna attività difensiva». Il pagamento della sanzione amministrativa deve essere effettuato entro il termine di trenta giorni dalla notifica del provvedimento.
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