Dal Palaercole di Polidoro il segretario dell’organizzazione degli imprenditori agricoli, Vincenzo Gesmundo, fa un appello per un piano europeo a sostegno della produzione alimentare. All’esplosione del conflitto nel Golfo sono seguiti i rincari di gasolio e fertilizzanti e a pagare, sottolinea, «sono sempre i lavoratori della terra»
«Si stanno spendendo migliaia di miliardi per gli armamenti mentre si mette a rischio la sicurezza alimentare. Ma senza cibo non c’è sicurezza». È quanto ha sottolineato sul palco del Paraercole di Polidoro il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, durante l’assemblea interregionale dell’organizzazione degli imprenditori agricoli di Basilicata e Calabria.
Al centro dell’incontro la necessità di un piano europeo di sostegno alle imprese, volto a garantire la produzione alimentare a fronte dell’aumento dei costi di gasolio e fertilizzanti, in particolare dopo le ripercussioni dell’attacco di Usa e Israele all’Iran, che ha determinato la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Davanti alla platea di tremila agricoltori erano presenti il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini e i presidenti di Coldiretti Basilicata, Antonio Pessolani, e di Coldiretti Calabria, Franco Aceto.
Il prezzo della guerra per gli agricoltori
«La guerra è già entrata nelle nostre case ed è inutile far finta di niente. Bastano pochi giorni di tensione nello stretto di Hormuz per bloccare le navi e far salire i prezzi. Noi non accettiamo questo stato di cose, siamo contro tutte le guerre. Perché a pagare sono sempre i lavoratori della terra», ha affermato Gesmundo, mettendo in luce come gli aumenti dei costi energetici, la difficoltà nel reperire concimi e fitofarmaci e le tensioni sulle rotte commerciali stanno mettendo in crisi le aziende agricole italiane.
I prezzi del gasolio agricolo, sottolinea Coldiretti, sono passati da circa 0,85 euro/litro fino a 1,51 euro/litro, con aumenti superiori a quelli per il diesel ordinario e con picchi nel sud del paese, in particolare in Sicilia e Puglia. Per questo l’organizzazione ha sporto una denuncia in procura e Guardia di finanza contro le speculazioni.
«Dobbiamo essere chiari: i fondi di coesione devono avere ben presente che la sicurezza passa dal cibo. Perché senza cibo non c’è sicurezza. E oggi il cibo è messo in discussione dalle guerre e dalle difficoltà nei trasporti», ha incalzato il segretario generale, che ha poi criticato la scelta di mettere al centro delle politiche europee il riarmo, investendo così nella guerra anziché nella sicurezza alimentare.
Fertilizzanti e crisi climatica
Un altro elemento che grava sulle spalle degli agricoltori è il rincaro dei fertilizzanti: a seguito dell’infiammarsi del conflitto nel Golfo, l’urea è passata da 585 a 835 euro a tonnellata. A pagarne il prezzo, in particolare, sono gli agricoltori del sud del paese, la cui agricoltura è piegata dagli effetti della crisi climatica.
Dall’inizio dell’anno, tre fenomeni climatici estremi su quattro hanno colpito le regioni del Meridione, alternandosi invece a lunghi periodi di siccità. Per far fronte a questa situazione Coldiretti e Anbi hanno presentato un piano che prevede invasi con sistemi di pompaggio per assicurare acque ed energia pulita.
«Le priorità (dell’Europa, ndr) sono sbagliate. Si stanno investendo miliardi di soldi in carri armati tedeschi, ma davvero pensiamo che le guerre oggi si combattano così?», ha dichiarato Gesmundo. «Con le bombe si chiudono le rotte commerciali, con il dialogo si riaprono. L’Europa deve scegliere se investire sulla guerra o sulla sicurezza alimentare».
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