Calano ancora le prestazioni dell’Italia sulla percezione della corruzione, consolidando un’inversione di rotta iniziata lo scorso anno, secondo i dati di Transparency International. In peggioramento anche i punteggi di altre democrazie storicamente più impegnate nella lotta alla corruzione
Peggiora il punteggio dell’Italia nell’Indice di percezione della corruzione (Cpi). Secondo i nuovi dati di Transparency International il paese mantiene la 52esima posizione su 182, tuttavia perdendo un punto. Nell’edizione precedente il punteggio era già sceso, registrando per la prima volta un’inversione di tendenza dal 2012, anno in cui l’Italia ha deciso di investire sulla prevenzione. «C'è stato un altro passo indietro. È un lento veloce declino, ma la situazione non è felice», ha dichiarato il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Giuseppe Busia, durante la presentazione dell’indice a Roma.
Tra i motivi che avrebbero penalizzato l’indicatore, secondo Transparency International, ci sarebbe l’indebolimento delle misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio: «Nel 2025 l'Italia, insieme alla Germania, ha contrastato l'inserimento dell'abuso d'ufficio tra i reati perseguiti in tutta l'Unione europea attraverso la Direttiva anticorruzione, proposta dalla Commissione europea nel 2023 e approvata in via provvisoria a dicembre 2025».
Sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio torna anche il presidente dell’Anac, che afferma che «ha lasciato un vuoto». Tra gli ulteriori elementi che motivano il calo del punteggio ci sarebbero la mancanza di una legge organica sul lobbying, la mancanza di una regolamentazione completa sul conflitto di interessi e la sospensione del registro dei titolari effettivi, sottolinea Transparency International.
Il calo delle prestazioni caratterizza i punteggi di molti altri paesi, tra cui anche altre democrazie, storicamente più impegnate nella lotta alla corruzione. «Anche in Europa si sono fatti, purtroppo, passi indietro, ma non deve essere un elemento che non fa guardare con preoccupazione i passi indietro che ci sono (in Italia, ndr)», aggiunge Busia.
Contestualmente, dove scende l’indice di percezione della corruzione aumentano le restrizioni sulla libertà di espressione e di associazione: dal 2012 oltre trenta paesi su cinquanta con un calo dei punteggi hanno registrato una riduzione dello spazio civico. «In un contesto mondiale nel quale i principi dello Stato di diritto e i rapporti internazionali stanno progressivamente mutando è fondamentale, per ciascuno di noi, riaffermare con decisione che valori quali l'integrità, la trasparenza e la responsabilità sociale sono ineludibili», afferma il presidente di Transparency International Italia, Michele Calleri.
«Per questo dobbiamo impegnarci nella realizzazione di un modello di società e di rapporti umani che trovi più conveniente ed etica l'integrità rispetto alla Corruzione, la trasparenza rispetto al clientelismo e la responsabilità rispetto all'omertà sociale», conclude.
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