Nuova spesa, nuovo appalto, vecchio servizio per i centri per migranti costruiti dall’Italia in Albania e rimasti semi vuoti. Il “Rafaelo Resort” si è confermata essere la struttura in cui far alloggiare le forze dell’ordine impegnate nel Cpr di Gjadër, voluto dal protocollo in materia migratoria siglato nel 2023 dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dall’omologo Edi Rama.

Un resort a cinque stelle, su cui si erano già alzate diverse critiche: l’opulenza della vita nell’hotella vicinanza del proprietario con il partito socialista del premier albanese e, non da ultimo, la differenza di trattamento tra polizia, carabinieri e penitenziaria. Perché gli agenti penitenziari non dormono in un albergo a cinque stelle ma nei container del centro di Gjadër. 

Ora, scrive LaPresse, il governo ha messo altri 18 milioni di euro per rinnovare il contratto con il resort per altri due anni. L’ennesima spesa che si aggiunge agli oltre 80 milioni (di cui 74 con affidamenti diretti) per la costruzione dei centri, agli oltre 134 per la gestione affidata a Medihospes, e 130 euro lordi al giorno in più rispetto allo stipendio per la polizia penitenziaria, che gestisce il carcere mai entrato in funzione. E ad altri costi non pubblici. La mancanza di trasparenza rende difficile capire l’esborso totale fino a oggi di denaro pubblico per l’intera operazione. Non è escluso che possa aver raggiunto un miliardo di euro. 

La notizia ha fatto di nuovo scattare le opposizioni, per cui si tratta dell’«ennesimo schiaffo al buonsenso», ha detto Matteo Orfini (Pd), «milioni di euro sprecati ogni mese», per il collega dem Matteo Mauri. Contro lo spreco di soldi tolti a sanità, istruzione e politiche del lavoro si è scagliato anche il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, ricordando come l’inattività dei centri in Albania «mortifica anche la professionalità delle forze dell’ordine». 

«Il modello Albania non funziona per la sicurezza ma regala vacanze a cinque stelle sulla pelle dei contribuenti italiani», ha commentato invece il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, mentre per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, è un investimento per «un inutile e sadico esperimento», «una vera e propria beffa», oltre a «un danno erariale».

Sullo spreco di risorse pubbliche è intervenuto anche Azione, con Carlo Calenda che però si è mostrata favorevole ai Cpr in Italia «per detenere gli immigrati irregolari che delinquono in attesa di rimpatrio», senza sapere però che alla base della detenzione in queste strutture non c’è un reato, ma solo il fatto di non possedere documenti validi. 

Il contratto

Come accade dall’inizio dell’intesa, il governo continua a difendere in tutti i modi il “progetto Albania”, nonostante le poche presenze e la quasi totale impossibilità di eseguire i rimpatri direttamente da Tirana. È però una scommessa politica su cui si è puntato tutto e per questo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è intervenuto, a margine del forum internazionale del Turismo, a Milano, chiedendo se qualcuno pensa che «i nostri agenti all’estero in missione» debbano «stare nelle stamberghe».

«Non si tratta di un cinque stelle come in Italia», si è difeso il ministro, parlando del resort che in un’inchiesta di una trasmissione albanese veniva descritto dagli stessi agenti italiani come un luogo con «sauna, bagnoturco, Jacuzzi, palestra». Il costo, ha aggiunto, si aggira sugli 80 euro a notte. 

L’importo concordato nel contratto è di 83 euro, escluse tassazioni, per l’alloggio in camere singole, con ristorazione e servizi connessi per il personale delle forze di polizia in servizio nei centri. In tutto si stima un importo massimo per due anni di 18,1 milioni, tasse escluse. La consultazione preliminare di mercato era iniziata a giugno e si è conclusa a dicembre, quando è stato aggiudicato l’appalto. Anche questo senza una gara pubblica e le sue garanzie.

L’aggiudicazione definitiva è stata quindi firmata lo scorso dicembre nuovamente da Rafaelo Resort, l’unica ad aver presentato un’offerta. Pare dunque che la Xenia spa, nonostante avesse manifestato l’interesse, non abbia inviato nessuna offerta.

L’unica speranza del governo è che si apra un’altra possibilità per i centri con l’entrata in vigore del nuovo Patto Ue per le migrazioni e l’asilo a giugno. In un’Europa che si è fatta sempre più fortezza e respinge, le norme vanno senza dubbio in una direzione di diminuzione delle garanzie, accelerazione dei tempi delle procedure e maggiore detenzione. Per questo Piantedosi lo ritiene «un investimento» e «una discussione provinciale miope quella che si focalizza sul presunto costo» per l’alloggio degli agenti. 

Per lui un investimento, per le organizzazioni della società civile, come ActionAid, le azioni messe in campo dal governo, insieme all’Europa, rispondono a un preciso modello di società, aveva scritto nel suo ultimo rapporto sui centri: «Se un giorno di privazione della libertà personale fuori dai confini europei costasse un solo euro, potremmo ritenerci soddisfatti? I costi umani e di civiltà giuridica dell’operazione rendono insostenibile qualsiasi spesa».

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