Eliminare le visite mediche necessarie per l’idoneità al trattenimento nei Cpr. È l’obiettivo di uno dei due ordini del giorno al dl Sicurezza, presentati da Fratelli d’Italia in commissione Affari costituzionali al Senato.
L’odg, spiega il suo firmatario Marco Lisei, mira «a garantire che ogni eventuale giudizio di inidoneità sanitaria al trattenimento sia sottoposto al vaglio dell'autorità giudiziaria» così da impedire «che venga vanificata la procedura di espulsione», sottolinea esplicitamente il senatore di Fdi. 

Così il governo si impegna a eliminare il passaggio preventivo con i medici per affidare la certificazione di idoneità direttamente al medico presente in struttura, che dovrebbe dare il via libera al trattenimento al momento dell’ingresso della persona nel Centro per il rimpatrio. Scongiurando il più possibile l’emissione di certificati che impediscono gli trattenere i cittadini stranieri.

Il caso di Ravenna

La proposta arriva a poche settimane dai fatti di Ravenna, dove otto medici dell’ospedale Santa Maria delle Croci sono indagati per falso ideologico. I sanitari – accusati di aver rilasciati “falsi certificati” di inidoneità al trattenimento – erano stati attaccati fin dalla prima ora da vari esponenti del governo, tra cui il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il ministro dei Trasporti Matteo Salvini.

Sul caso torna anche lo stesso Lisei: «Alcuni fatti di cronaca, come il procedimento penale aperto a Ravenna, hanno fatto emergere il caso di medici accusati di falso ideologico per aver attestato l’inidoneità al trattenimento di stranieri destinati ai Centri di permanenza e rimpatrio, impedendo di fatto l’attuazione dei provvedimenti di espulsione».

Poi mette a paragone i Cpr con il carcere, dove dove «l'accertamento delle condizioni di salute avviene all'atto dell'ingresso», sostenendo che questa sarebbe una «disparità» nel trattamento delle persone.
Così, 

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