Fuori ha appena smesso di nevicare, quando tutte le autorità svizzere e le delegazioni estere prendono posto nei padiglioni 22 e 23 del Centro Expo, ex-Cerm, di Martigny. I due schermi laterali al grande palco mostrano le immagini che arrivano in diretta dalla piazza di Crans-Montana. La gente assiepata sotto la neve aspetta l’inizio della commemorazione. A Crans-Montana nevica fittamente da ieri ed è per questo che la cerimonia in omaggio alle vittime dell’incendio di Capodanno si è tenuta a Martigny, mille metri più in basso. Ma non è questo il solo motivo.

Alle 13.45 sono un migliaio le persone convenute in questo centro congressi su invito personale delle autorità: le famiglie, i soccorritori, i ministri delle Chiese cristiane, delle comunità israelite in Svizzera e delle organizzazioni islamiche in Svizzera. E naturalmente, i rappresentanti delle istituzioni cantonali, nazionali e internazionali: il presidente della Confederazione Guy Parmelin, il ministro di Giustizia e Polizia Beat Jans, il ministro degli Esteri Ignazio Cassis, un consigliere federale per ogni regione linguistica, il cancelliere capo di stato maggiore Viktor Rossi, nonché il Consiglio di Stato vallesano in corpore, guidato dal suo presidente Mathias Reynard. E poi i rappresentanti di tutti i paesi di origine dei deceduti e dei feriti e dei paesi che hanno prestato soccorso (37 delegazioni) e il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, il capo dell’Eliseo Emmanuel Macron e la presidente del parlamento europeo Roberta Metsola.

Colmare il vuoto

Il Cerm di Martigny è stato scelto, in effetti, anche per ragioni di sicurezza, che hanno richiesto un dispiegamento di forze assolutamente inedito in questo paese. Alle 14 in punto il cerimoniere invita tutti ad alzarsi e ad osservare un minuto di silenzio. Un minuto durante il quale tutto un paese si unisce in lutto. Alle 14.01 le campane delle chiese di tutta la Svizzera iniziano a suonare, andranno avanti per cinque minuti. Nei padiglioni dell’ex-Cerm gli sguardi attoniti dei mille invitati sono fissi sui maxi-schermi che trasmettono immagini da Friburgo, Losanna, Ginevra e altre città svizzere unite nel lutto nazionale.

Mentre sale sul palco, Mathias Reynard, il presidente del Canton Vallese, prima di prendere la parola, respira profondamente. Ha il cuore pesante e lo sentono tutti. «Il primo gennaio 2026: questa giornata non la dimenticheremo mai. Un momento di festa che si è trasformato in un incubo». Reynard si tiene dritto davanti all’assemblea, anche se tutto il suo corpo dice che il fardello è grave.

Il ricordo

«Nessuna frase potrà mai colmare il vuoto, ma il silenzio non basterebbe. E quindi parliamo. Non è passato un minuto nel quale non abbiamo pensato a voi», dice, indirizzandosi alle tante famiglie delle ragazze e dei ragazzi vittime dell’inferno di fuoco del Constellation. E la sua voce è rotta, ma esce chiara dalla bocca sottile, il viso minuto, quel corpo esile che deve reggere un peso simbolico enorme. Parla a nome del Cantone, dice, ma anche come essere umano: «Scoprire la verità è un dovere nei confronti delle vittime incolpevoli. Tutti noi, come adulti e responsabili politici glielo dobbiamo». E finalmente è lui a presentare per primo le scuse alle famiglie. Il suo discorso finisce e quasi nessuno si accorge di una persona seduta nelle file della delegazione estera che perde conoscenza. I soccorsi lo raggiungono e lo portano via per le cure.

Arrivano le parole del presidente della Confederazione, Guy Parmelin e risuonano ora nel silenzio, tra i familiari che si tengono stretti. Il presidente ringrazia tutti i paesi europei che hanno offerto sostegno e solidarietà e promette che la Svizzera resterà da oggi e in futuro all’ascolto di tutte le famiglie il cui destino è stato spezzato da questa tragedia. 

Il solo applauso sgorgato incontenibile durante la cerimonia è stato per i tre giovani che hanno voluto ricordare sul palco i loro amici. Con la voce rotta, si sono indirizzati ai loro compagni di classe che sedevano in sala, ai loro amici, e a tutta la loro generazione per incoraggiarli a battersi per ciò in cui credono, a vivere pienamente e con coraggio un tempo così difficile.

Mentre la cerimonia si concludeva e autorità e famiglie portavano la loro rosa bianca sul memoriale dedicato alle vittime, a Sion il proprietario del Constellation veniva arrestato.

© Riproduzione riservata