La procura di Sion cambia registro sul titolare del bar dove un rogo ha ucciso 40 ragazzini: l’imprenditore finisce in manette. Il giudice dovrà ora confermare la misura. Chiesti i domiciliari per la moglie. Tajani: «Al processo al fianco delle famiglie»
Per Jacques Moretti esiste un «concreto rischio di fuga» e per questo è stato disposto l’arresto. Un provvedimento che arriva dopo giorni di pressioni e interrogativi da parte dei familiari delle vittime di Crans-Montana, e che segna un deciso cambio di rotta nell’indagine.
Moretti, sentito questa mattina insieme alla moglie Jessica dagli inquirenti, è stato scortato in carcere dalle forze dell’ordine in attesa che il giudice confermi il provvedimento nelle prossime ore. Per la consorte la procura ha chiesto invece al tribunale «misure sostitutive», che possono comprendere tra le altre l’obbligo di braccialetto elettronico e il ritiro dei documenti, e si attende la conferma del giudice.
Intanto si è svolta nel pomeriggio di ieri la messa in ricordo delle vittime italiane. Un momento di «unità nazionale» richiesto dalla premier, Giorgia Meloni, a cui hanno preso parte tutti i leader dei principali partiti di governo e opposizione. «Ci stringiamo alle famiglie. Ci sentiamo un’unica grande famiglia che ha sofferto e che soffre e prega per ricevere dal Signore la forza necessaria» ha detto nel corso dell’omelia il cardinale Baldassarre Reina.
Il versante svizzero
In svizzera la giornata si è aperta con l’arrivo a Sion dei coniugi Moretti, i due titolari del locale e al momento unici indagati per il rogo, per il primo interrogatorio da parte delle autorità. I due erano già stati sentiti dalla procura nei giorni immediatamente successivi all’incendio del locale ma solo in qualità di testimoni e il loro mancato ascolto da indagati aveva sollevato perplessità nei giorni scorsi.
Durante l’interrogatorio, durato oltre sei ore, non si sarebbe però discusso della catena di eventi che ha portato alla morte di 40 persone la notte di capodanno ma le domande si sarebbero concentrate invece sulla situazione patrimoniale e personale dei due.
Al termine il pool di procuratrici al lavoro sul fascicolo svizzero ha chiesto l’arresto di Jacques Moretti, immediatamente trasposto in carcere in via precauzionale. «Tenuto conto delle dichiarazioni del signor Moretti - si legge in una nota della procura vallesana - del suo percorso di vita e della sua situazione in Svizzera e all’estero, il ministero pubblico ha ritenuto che il rischio di fuga fosse concreto». Un cambio di rotta deciso dopo giorni di forti tensioni attorno alla procura vallesana, finita al centro delle polemiche proprio per la scelta di lasciare a piede libero i titolari del locale in assenza di «concreti indizi» sul rischio di fuga.
Decisione diversa, invece, per la moglie Jessica, per la quale «visto il percorso e i suoi legami personali, il ministero pubblico ha ritenuto che una richiesta di misure sostitutive permettesse di ovviare al rischio di fuga». Uscendo dalla procura accompagnata dai suoi legali, Jessica Moretti ha detto di volersi «scusare con i familiari delle vittime». È una tragedia inimmaginabili - ha detto ai giornalisti presenti - I miei pensieri sono costantemente alle vittime». Ora si attende, entro 48 ore, la conferma da parte del giudice competente sia sull’arresto di Jacques Moretti, che attenderà la decisione in carcere, sia per i domiciliari alla moglie.
Proseguono invece gli accertamenti sulle misure di sicurezza e sulle responsabilità del comune, che come dichiarato nei giorni scorsi dal primo cittadino, Nicolas Feraud, non avrebbe effettuato nessun controllo sul locale negli ultimi sei anni.
L’inchiesta italiana
Sul versante italiano l’inchiesta, aperta giovedì dalla procura di Roma, è subito entrata nel vivo. I pm capitolini hanno delegato le procure territoriali, a Milano, Genova e Bologna, a disporre le autopsie sui corpi delle vittime italiane e trasmettere gli esiti a piazzale Clodio.
Gli esami medico-legali, non effettuati dalle autorità svizzere prima dei funerali, dovrebbero essere fissati per la prossima settimana e puntano a fare luce sulle effettive cause del decesso. Un tema, questo, sollevato nei giorni scorsi dal legale di Emanuele Galeppini che aveva sottolineato come il corpo non presentasse segni di ustione chiedendo chiarimenti su come fosse morto il sedicenne genovese.
In questo quadro, dalla politica arriva un sempre maggior interesse sulla vicenda da parte dell’esecutivo. Nel corso della conferenza stampa di inizio anno, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha spiegato che l’avvocatura dello Stato, su mandato di palazzo Chigi, si è messa in contatto sia con la procura elvetica sia con quella romana per seguire le indagini, assicurando la piena disponibilità a fornire alle famiglie delle vittime tutta l’assistenza necessaria.
«Quello che è successo non è una disgrazia - ha detto Meloni - è il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro lavoro o che pensavano di fare soldi facili, le responsabilità devono essere individuate e perseguite». Parole a cui ha fatto eco il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, secondo cui l’Italia valuterà di costituirsi parte civile «perché questa è stata una ferita inferta contro il nostro Paese».
Intanto, per seguire gli sviluppi, le famiglie delle vittime italiane stanno valutando la possibilità di avere un unico avvocato che li possa rappresentare in Svizzera.
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