In totale 40 vittime di cui poco più della metà già identificate. I feriti sono121. L’inchiesta va avanti e punta ai permessi rilasciati al bar
Nella mattinata di domenica, tre giorni dopo il terribile rogo di capodanno, anche le ultime speranze si spengono: tra le ventiquattro salme già identificate dalle autorità svizzere ci sono anche quelle dei sei italiani inizialmente dati per dispersi.
Sei ragazzi giovanissimi, tra i quindici e i diciassette anni, morti in quella che doveva essere una notte di festa. «Questa non è stata una disgrazia ma una tragedia evitabile», ha detto l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, dando voce allo sgomento di famiglie e comunità colpite. Mentre il dolore prende il posto dell’attesa, proseguono le indagini della procura vallesana per accertare cause e responsabilità del rogo che ha distrutto il locale.
Le vittime
La conferma ufficiale è arrivata quando erano da poco passate le 13.30: «Purtroppo - ha comunicato il ministro degli Esteri Antonio Tajani - le vittime italiane accertate sono sei».
Una notizia già comunicata in mattinata alle famiglie delle vittime dalle autorità svizzere che, al momento, hanno identificato ventiquattro dei quaranta giovani morti nell’incendio del locale Le Constellation. Un’identificazione resa lunga e complicata dalla necessità di procedere con esami del Dna a causa dei corpi resi irriconoscibili dalle fiamme.
I primi riscontri erano arrivati già nella tarda serata di sabato quando l’ambasciatore Cornado aveva comunicato l’identificazione del sedicenne bolognese Giovanni Tamburi, del suo coetaneo milanese Achille Barosi, e del quasi diciassettenne genovese, Emanuele Galeppini.
Nella mattinata di domenica, alla ripresa delle operazioni di identificazione, sono state confermate anche le identità della quindicenne italosvizzera, Sofia Prosperi, del sedicenne romano, Riccardo Minghetti e della sedicenne milanese Chiara Costanzo.
E mentre le comunità colpite si stringono al dolore delle famiglie, la Farnesina ha comunicato che le salme saranno riportate in Italia «forse già lunedì con un volo di Stato dell'aeronautica militare».
Cordoglio e vicinanza alle famiglie delle vittime è stata espressa anche da Papa Leone XIV. «Desidero esprimere nuovamente la mia vicinanza a quanti sono nel dolore a causa della tragedia avvenuta a Crans-Montana, in Svizzera – ha detto il pontefice nel corso dell’Angelus. – Assicuro la preghiera per i giovani defunti, per i feriti e per i loro familiari».
I feriti e l’inchiesta
Resta drammatico il bilancio complessivo dell’incendio che ha provocato 40 vittime, di cui poco più della metà già identificate, e 121 feriti, molti dei quali in gravi condizioni.
Severe ma in miglioramento le condizioni dei quattordici italiani feriti, tanto che nella giornata di domenica è stato disposto il trasferimento in Italia anche degli ultimi pazienti ricoverati oltralpe perché considerati finora non idonei al trasferimento a causa delle loro condizioni. Tra di loro anche Sofia, Francesca, Leonardo e Kean, i quattro compagni di classe della terza D del liceo Virgilio di Milano dove alla ripresa delle lezioni «saranno presenti due psicologi per dare supporto a compagni e insegnanti», come ha comunicato Erica Fioravanzo, coordinatrice del gruppo di lavoro emergenze dell'Ordine degli psicologi della Lombardia.
Proseguono intanto le indagini per accertare se vi siano state carenze nelle misure di sicurezza e se siano stati effettuati i controlli antincendio, che per legge nel Canton Valdese andrebbero ripetuti ogni anno dalle autorità comunali.
«Esistono le disgrazie – ha commentato l’ambasciatore Cornado – ma questa non è stata una disgrazia. È stata una tragedia evitabile: sarebbero bastati un po’ di prevenzione e un minimo di buonsenso».
Intanto il consiglio comunale della località svizzera ha comunicato che si costituirà parte civile nel procedimento penale, una scelta presa all’unanimità per contribuire attivamente all’accertamento completo dei fatti. Nei giorni scorsi la procura aveva già acquisito tutti i documenti relativi ai controlli sulle normative antincendio effettuati al locale negli ultimi anni.
E mentre gli inquirenti sono al lavoro per stabilire le responsabilità, la comunità di Crans-Montana si è stretta nel dolore. Alcune migliaia di persone hanno preso parte ad una «marcia silenziosa» dalla chiesa di Saint-Christophe, dove si è svolta la messa in ricordo delle vittime, sino alla struttura di commemorazione, installata di fronte al locale.
Un lungo applauso ha accolto i “sapeurs-pompiers”, i pompieri vallesani che hanno aperto il corteo silenzioso scortando simbolicamente la cittadinanza fino al luogo della tragedia.
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