Iscritti nel registro degli indagati Jacques e Jessica Moretti, proprietari del locale Le Constellation distrutto dal rogo di Capodanno. Al centro dell’inchiesta il rispetto delle misure di sicurezza e la frequenza delle ispezioni antincendio. Intanto proseguono le identificazioni delle vittime: riconosciuti tre italiani
Jacques e Jessica Moretti, i coniugi francesi titolari del locale Le Constellation, sono stati ufficialmente iscritti nel registro degli indagati.
È il primo atto formale della procura del Canton Vallese e segna un cambio di passo nell’indagine aperta subito dopo il rogo che la notte di capodanno ha causato 40 morti e più di cento feriti.
Al centro dell’inchiesta dei magistrati elvetici il rispetto delle misure di sicurezza all’interno del locale di Crans-Montana e il nodo dei controlli: i titolari affermano che negli ultimi dieci anni il rispetto delle norme era stato verificato per tre volte con esito positivo. Ma le leggi cantonali prevedono un controllo ogni anno. E mentre l’indagine della procura cerca di far luce su quanto accaduto, procede il lento processo di identificazione delle vittime. In serata sono state identificate tre vittime italiane: sono lo studente sedicenne di Bologna Giovanni Tamburi, il golfista diciassettenne di Genova Emanuele Galeppini e il sedicenne milanese Achille Barosi.
L’indagine
Nel pomeriggio di sabato è arrivata la notizia che era nell’aria: Jessica Maric e il marito Jacques Moretti, proprietari del locale dal 2015, sono formalmente indagati nell’inchiesta per omicidio, lesioni e incendio colposo aperta dalla procura vallesana.
Un provvedimento necessario che, al momento, non implica colpevolezza, ma consente agli inquirenti di svolgere accertamenti mirati su gestione, sicurezza e rispetto delle norme. Ma soprattutto capire se il bar avesse l’autorizzazione anche per trasformarsi in locale da ballo. Non un fatto secondario, questo.
Se è ormai certo che il rogo sia divampato a causa di una candela pirotecnica tenuta troppo vicina al rivestimento fonoassorbente del soffitto, come documentato in video e immagini diffuse nei giorni scorsi, resta da sciogliere il nodo del rispetto delle misure di sicurezza. Un tema su cui erano stati proprio i due coniugi ad intervenire sottolineando come «tutto è stato fatto seguendo le regole» e che per tre volte negli ultimi dieci anni era stata verificata la regolarità del locale.
Ma proprio questa dichiarazione rischia ora di aprire un nuovo fronte. Con un’ordinanza del 2001 in materia di prevenzione antincendio, il consiglio di Stato del Canton Vallese prevede che «le ispezioni vengono effettuate ogni anno negli edifici che ricevono il pubblico o che presentano rischi speciali». Una circostanza che ora verrà vagliata dagli inquirenti per comprendere se, oltre alle falle di sicurezza, vi siano responsabilità anche da parte del comune, responsabile dei controlli.
Immediata su questo fronte la risposta del presidente del consiglio comunale di Crans-Montana, Nicolas Féraud, che si è detto «convinto che non vi sia stato alcun lassismo» nei controlli.
«È ovvio - ha commentato - che una catastrofe del genere rimette in discussione molte cose, tra cui i nostri regolamenti. L’inchiesta accerterà le responsabilità e se necessario ce le assumeremo». Per vederci chiaro la procura ha richiesto al comune tutta la documentazione relativa ai controlli effettuati presso Le Constellation. «Il comune ha consegnato l’intero fascicolo - ha dichiarato la procuratrice generale Béatrice Pilloud. - Questa indagine è stata aperta perché abbiamo dei sospetti, ma finché non c'è una condanna, è la presunzione di innocenza che prevale».
Il bilancio
Intanto continua il lento e difficoltoso processo di identificazione delle vittime che al momento, secondo i dati diffusi dalle autorità svizzere, sono 40. Nella giornata di sabato sono stati identificati i primi otto corpi, tutti ragazzi 16 e i 21 anni di cui però non sono state ancora comunicate le nazionalità.
«Alle famiglie - ha dichiarato l'ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado - hanno detto che le procedure di identificazione dovrebbero essere completate in gran parte entro domenica» sottolineando però come «in alcuni casi occorrerà attendere più tempo».
Una situazione che tiene con il fiato sospeso i familiari dei sei italiani che risultano ancora dispersi e che, come augurato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, «si spera possano essere tra i feriti ancora da identificare».
Sale intanto a nove, su 14 feriti in totale, il numero di italiani trasferiti all’ospedale di Niguarda a Milano dove si registrano segnali incoraggianti sui pazienti arrivati nei giorni scorsi. «I parametri respiratori, metabolici e circolatori - ha comunicato Filippo Galbiati, direttore della Medicina d'urgenza dell'ospedale milanese - stanno andando bene in tutti: sono gli aspetti decisivi nelle primissime fasi». Un lavoro incessante quello dei medici di Niguarda che potrebbe aumentare nelle prossime ore: «Le autorità regionali - ha riferito il dott. Galbiati - ci hanno chiesto di mettere a disposizione ulteriori posti letto per eventuali necessità da parte delle autorità svizzere».
Sul piano politico è arrivato anche il commento del vicepremier Matteo Salvini che chiede pene esemplari per i responsabili: «Gli unici delinquenti sono coloro che non hanno garantito la sicurezza in quel seminterrato, coloro che per soldi hanno ammassato centinaia di ragazzi in un sotterraneo. Nella civile Svizzera, le porte della galera dovranno aprirsi per parecchie persone».
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