È inutile essere catastrofici. Ma è innegabile che nel nuovo mondo la villeggiatura sotto l’ombrellone, le lunghe partite a carte o le camminate al fresco della montagna possono sembrare già un ricordo. I nubifragi sono uno degli eventi estremi che in questi giorni sta ribaltando le abitudini delle ferie di agosto in tutta la penisola. È allerta gialla in diverse regioni. E ci darà filo da torcere fino a fine mese.

L’allerta

La Protezione civile aggiorna i “bollettini di criticità” sulla perturbazione in transito sull'Europa centrale che accentuerà fenomeni di instabilità su parte della Penisola, con rovesci e temporali intensi. Lunedì 17 – con l’allerta gialla in 13 regioni – le precipitazioni hanno interessato soprattutto il Nord-Est, il Levante ligure e la Toscana, mentre martedì 18 i rovesci scenderanno verso Sud, accompagnati da possibili grandinate. Poi le precipitazioni lasceranno spazio al sole, ma già da giovedì si prevedono altri temporali diffusi. Uno scenario imprevedibile.

Ma gli eventi estremi non sono solo “fastidiosi” per chi cerca di vivere la propria estate. Portano danni reali a cose e persone. Come a Lecco, dove un giovane ha perso la vita quando le acque del lago di Como si sono agitate con il maltempo. Nelle ultime ore altre due persone sono morte colpite dai fulmini: un escursionista americano sull'Etna, un altro in Alto Adige. La grandine distrugge i raccolti, la caduta di alberi rappresenta un pericolo, come avvenuto ieri a Firenze. Le forti piogge possono annullare eventi storici come il Palio di Siena, slittato per due volte. Secondo uno studio di Nature, i danni economici annuali delle alluvioni in Europa sono di oltre 100 miliardi di dollari.

Cambiamento climatico

Questi nubifragi non sono niente di casuale, o frutto di sfortuna. Ma l’effetto diretto della crisi climatica. Come tale, questo significa anche che è ancora possibile invertire la rotta. La crisi climatica non crea da sé forti piogge, grandine, uragani, ma ne amplifica la quantità, portata, incidenza, imprevedibilità.

Secondo uno studio pubblicato su Nature in precedenza le piene fluviali dell’Europa Centrale avvenivano per il 41% d’estate. Oggi, più del 55%. O le grandinate, per cui secondo il centro studi Italy for Climate, che nel suo rapporto annuale “I 10 Key Trend sul clima in Italia" sono incrementate di tre volte in sei anni: si è passati da 281 eventi nel 2019 a 777 nel 2025.

«Il cambiamento climatico ha fatto cambiare la circolazione dell’aria», spiega Antonello Pasini, fisico del clima del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), raggiunto da Domani. Per cui durante l’estate al posto dell’anticiclone delle Azzorre, considerato un cuscinetto di aria stabile e mite, come fino a qualche anno fa, arrivano gli anticicloni africani. «Questi portano molto caldo e siccità, ma non sono permanenti», spiega il fisico. Il suolo e l’acqua si surriscaldano, facendo accumulare vapore acqueo in aria. Ma quando l’anticiclone africano poi si riallontana, si infiltrano delle correnti fresche, creando uno sbalzo termico. «Il calore è una forma di energia, e una volta accumulato in atmosfera non può fare altro che scaricarla violentemente con pioggia e altro quando non riesce a incamerarla più», spiega Pasini.

La brusca ricaduta di acqua si aggrava con l’impermeabilizzazione del suolo che non può assorbire l’acqua, soprattutto in città. Ma anche i territori aridi, vittime di siccità, faticano ad assorbire grandi quantità d’acqua in poco tempo, provocando allagamenti.

«Il vero problema sarà in autunno – avverte Pasini – quando arriveranno correnti veramente più fredde. E gli eventi estremi saranno anche peggiori». Questi potranno includere alluvioni lampo, piene nelle vallate alpine e appenniniche, o fuoriuscita dei fiumi tombati nelle città.

Non solo spettatori

I nubifragi, come tutti gli eventi estremi generati dal cambiamento climatico, non ci colgono alla sprovvista. O almeno non dovrebbero. Gli esperti lanciano l’allarme da decenni. E in un’assenza di inversione di rotta dai fattori che più contribuiscono alla crisi climatica (la cosiddetta mitigazione), come l’energia fossile, i governi discutono di misure per arginare i danni più pericolosi nel presente (l’adattamento).

Il portavoce nazionale dei Verdi e deputato di Avs Angelo Bonelli lamenta che il Piano nazionale di Adattamento ai Cambiamenti climatici è «un fantasma». Il Pnacc, «approvato solo a dicembre 2023 dopo sei anni di attesa, resta un piano fantasma: prevede azioni ma non le risorse per realizzarle» e «anche il Fondo per il clima, di cui il governo si è vantato alla Cop30, è finanziato solo per un terzo rispetto a quanto promesso».

Nell’ultima legge di bilancio, il governo Meloni non ha stanziato fondi per il Pnacc, lasciando una serie di buone intenzioni senza il supporto economico per realizzarle.

Lo stesso Pasini racconta di aver proposto a governo e parlamento l’istituzione di un Consiglio scientifico. «Ma non ce lo fanno fare», conclude.

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