La ministra del Turismo è già indagata per lo stesso reato per il crac di Ki Group. Negli altri procedimenti è accusata anche di falso in bilancio e truffa all’Inps
Daniela Santanchè è indagata per bancarotta dalla procura di Milano per il fallimento di Bioera, la società di cui è stata presidente fino al 2021. Il tribunale fallimentare di Milano aveva disposto nel dicembre del 2024 la liquidazione giudiziale per Bioera, la spa del biofood che aveva tra gli amministratori anche l'ex compagno della senatrice, Canio Mazzaro.
L'indagine è condotta dai pm Maria Gravina, Luigi Luzi e Guido Schininnà e l'iscrizione nel registro degli indagati risale a un paio di mesi fa. Il tribunale fallimentare aveva individuato «una serie di plurime criticità collegate all'indisponibilità di risorse utili a pagare i creditori non aderenti all'accordo di ristrutturazione dei debiti proposto dalla società, alla mancata esecuzione di un prospettato aumento di capitale, all'impossibilità in concreto di escutere una garanzia personalmente formalmente in essere».
Oltre a Santanchè, sono indagati anche alcuni ex amministratori. La ministra del Turismo era già indagata per bancarotta anche per il crack di Ki Group, altra società del gruppo.
Questo è dunque l’ennesimo guaio giudiziario della ministra.
Mandata a processo lo scorso giugno dal giudice monocratico di Roma, Alfonso Sabella, l’accusa che pende su Santanchè è quella di diffamazione nei confronti di Giuseppe Zeno, il finanziere azionista di minoranza di Visibilia, dai cui esposti è partita un’altra inchiesta. Quella per falso in bilancio in base alla quale la senatrice è stata rinviata a giudizio a Milano insieme al suo compagno Dimitri Kunz e ad altre quindici persone. Il processo, dopo diversi stop, è ripreso ed è in corso.
Infine, la senatrice di Fratelli d’Italia sta affrontando le udienze preliminari per una possibile truffa aggravata ai danni dell’Inps e pertanto dello Stato: 126mila euro per una presunta gestione irregolare della cassa integrazione in deroga Covid per tredici dipendenti.
A questo proposito Santanché sembra avere già una “soluzione” dietro l’angolo. La ministra nei mesi scorsi ha chiesto alla Giunta delle immunità del Senato di esprimersi sull’utilizzo, da parte della procura di Milano, di «registrazioni occulte», chat e mail che la riguardano e che formano il nucleo dell’accusa nei suoi confronti. L’obiettivo è che venga sollevato dal Senato un conflitto tra poteri dello Stato che solo la Corte costituzionale potrebbe sciogliere.
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