L’Italia è tra le eccellenze europee per la donazione di sangue e organi, ma su spermatozoi o ovociti siamo molto indietro: il 99 per cento di gameti viene importato dall’estero, nonostante le richieste siano in aumento. Il professor Allegra (Cecos Italia): «L’infertilità è un tabù da abbattere, servono campagne di sensibilizzazione e indennizzi per i donatori»
Con una forte tradizione di volontariato, l’Italia ha sviluppato un sistema di donazioni buono, quando non eccellente: nel 2024 il paese ha visto oltre 3 milioni di donazioni di sangue, un numero che lo rende autosufficiente per quanto riguarda i globuli rossi, mentre per il plasma la sfida è ancora aperta, nonostante il 2025 abbia fatto registrare un nuovo record nella sua raccolta.
Anche per la donazione di organi, l’Italia è tra le eccellenze europee e mondiali. Eppure, quando si parla di donazione di gameti, siano essi spermatozoi o ovociti, la situazione va esattamente nel verso opposto: in Italia, infatti, questa pratica rasenta lo 0 per cento.
Un paradosso soprattutto considerando che, stando agli ultimi dati contenuti nella relazione al parlamento sulla procreazione medicalmente assistita, nel nostro paese nel 2023 sono state oltre 14mila le coppie che hanno fatto ricorso alla fecondazione eterologa.
Stando a questa relazione, «la principale indicazione per i cicli (di fecondazione eterologa, ndr) effettuati con ovociti donati si conferma essere l’età materna avanzata, testimoniando come questa tecnica sia utilizzata soprattutto per infertilità fisiologica e non per patologie specifiche».
In effetti, la maternità in età più matura è un trend che vede l’Italia ai primi posti tra i paesi europei e, se guardiamo in particolare alla fecondazione in vitro con gameti donati, l’età della donna è in media di 41,8 anni quando a essere donato è l’ovocita, mentre scende a 34,5 quando è il seme.
Gameti importati
«A 40 anni una donna è ancora molto giovane dal punto di vista anagrafico, ma dal punto di vista biologico la situazione è diversa e la Pma, nonostante sia senz’altro uno strumento molto utile, non può cambiare la biologia», dice il professor Adolfo Allegra, presidente di Cecos Italia, l’associazione che raggruppa i centri specializzati nella Pma e nella conservazione dei gameti.
«Oggi una coppia su cinque ha problemi legati all’infertilità e il 20-25 per cento di queste, per provare ad avere figli, deve ricorrere alla fecondazione eterologa e quindi alla donazione di gameti. La richiesta di ovociti è aumentata secondo un modello geometrico».
Eppure, il 99 per cento di gameti – in particolare il 94 per cento di spermatozoi e il 99 per cento di ovociti – viene importato da altri paesi europei. «Se ogni centro per la fecondazione assistita in Italia o ogni regione avesse una propria banca di gameti, una coppia potrebbe decidere di fare la Pma con un abbattimento dei tempi e dei costi di reperimento, di conservazione e di viaggio», spiega Allegra.
L’educazione che manca
Ma come mai il nostro è il paese in cui sempre più coppie hanno bisogno di gameti donati e quello in cui nessuno li dona? Secondo il presidente di Cecos Italia, il problema è che l’infertilità e la donazione di gameti sono veri e propri tabù.
«Quella della donazione dei gameti è una cultura che va diffusa sin dall’infanzia come accade in altri paesi del mondo, in cui a scuola si fanno lezioni sull’infertilità e si racconta che, grazie all’aiuto di persone generose, una coppia può riuscire ad avere un bambino», dice il professore. «In Svezia, ad esempio, ci sono cartoni animati in cui si mostra una coppia entrare in una ovobank: sono immagini che normalizzano il tema anziché renderlo scomodo».
C’è poi anche una questione economica. Visto il tempo che serve per donare i propri gameti – magari saltando alcuni giorni di lavoro – in molti paesi è previsto un indennizzo. In Spagna, ad esempio, questo indennizzo è di circa 1.000 euro. Tanto più che, nonostante la pratica della donazione sia piuttosto semplice in entrambi i casi, per le donne è più complessa perché devono sottoporsi a una stimolazione ovarica e al recupero di ovociti attraverso un pick up, una procedura minimamente invasiva in sedazione.
«È chiaro che senza un’educazione e una cultura su questi temi, l’indennizzo di per sé non basta. Ma in Italia, oltre a mancare la sensibilizzazione, non è ancora definita con chiarezza la possibilità di indennizzo», aggiunge Allegra.
Il solito tabù
Nel 2024 proprio Cecos Italia si è fatto promotore di uno spot per sensibilizzare le persone sul tema. In un immaginario tabù shop, una donna entra per comprare un argomento sensibile che le servirà per «rovinare una cena». Il commesso ha un’idea perfetta «perché non ne parla nessuno, tv, istituzioni, politica. Tra l’altro più il problema diventa grande e meno ne parlano».
La proposta è proprio il tabù dell’infertilità e della mancanza nel nostro paese di una banca di gameti, per cui molte coppie devono rivolgersi all’estero. «Per farle capire quanto è grave la questione – dice il commesso – non è mai stata fatta in Italia una campagna di sensibilizzazione. Invece andrebbe fatta ovunque, nelle scuole, nelle università». Ma il tema è così intoccabile che anche la cliente ne è intimorita e finisce per scegliere un tabù meno scomodo.
Intanto, a inizio 2025, la Pma è entrata nei Livelli essenziali di assistenza e anche la fecondazione eterologa è stata inserita tra le prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale, seppure con un eventuale copayment che varia da regione a regione. Una svolta storica che però ha le sue zone d’ombra: di infertilità e donazione dei gameti, in Italia, si continua a non parlare.
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