La manifestazione dei ristoratori davanti Montecitorio ha riportato in auge il movimento #ioapro.

L’iniziativa è nata i primi giorni di gennaio dal 31enne Umberto Carriera, proprietario di sei ristoranti a Pesaro, per protestare contro i dpcm dell’allora governo Conte bis. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha preso la palla al balzo facendo campagna di appoggio al ristoratore dando una forte spinta sui social al movimento. Ad appoggiare la causa delle riaperture, anche il consigliere per l’economia della Lega ed ex sottosegretario ai Trasporti, Armando Siri, che ha diffuso l’iniziativa attraverso alcuni video sul suo profilo Instagram.

In quei giorni, tra post, e video, si puntava a una riapertura per lo scorso 15 gennaio, principalmente nelle zone gialle – quindi anche la sera - ma anche in quelle arancioni, dove i locali hanno l’obbligo di restare chiusi al pubblico in qualsiasi fascia oraria.

I salotti tv e le app

Immediatamente il volto di Carriera ha cominciato ad apparire nei salotti televisivi. Le sue dichiarazioni hanno conquistato le prime pagine di Libero e di altri quotidiani nazionali. Oltre a lui, tra i leader del movimento #ioapro spicca Momi El Hawi, titolare di cinque ristoranti: tre in Italia e due in Egitto. Al pari del pesarese, è sbarcato in Rai come rappresentante dei ristoratori prostrati dalle chiusure. Tutti gli imprenditori che figurano tra i fondatori del movimento e fanno mostra di sè sulla copertina Facebook della pagina dedicata, hanno in comune la proprietà di più di un ristorante e fatturati che, a loro dire, i ristori previsti dal governo non riescono a coprire.

Il team legale

I promotori di #ioapro hanno promesso un team legale, composto da una trentina di avvocati, disposto a fornire assistenza in caso di sanzioni per chi decidesse di aprire nonostante la normativa anti Covid-19. Alcuni nomi dei legali circolati in rete sono stati contattati da Irpi (Investigative Reporting Project Italy (IRPI) hanno però risposto che la notizia è falsa, altri invece che difenderanno solo gli iscritti alla loro specifica associazione. Il caso citato dal team di giornalisti è quello dell’avvocato Maurizio Giordano di Moncalieri (Torino), che dice di agire «come rappresentante Piemonte della Comicost», il Comitato per le libertà costituzionali, vicino alla Lega fondato ad inizio pandemia per «vigilare sulla corretta applicazione della Costituzione da parte del Governo Italiano» in polemica con i decreti anti Covid.

I social e le proteste

Tra tv e interventi istituzionali, è tramite social che il movimento ha ottenuto più risonanza. Le istanze dei ristoratori si sono diffuse su Parler, il social network che raccoglie chi viene “bannato”, cioè cacciato, da Twitter e Facebook. Per capire l’ambiente dell’app, bisogna ricordare che Parler ha subito un blocco temporaneo dopo le aggressioni di Capitol Hill, visto che il «social network per la libertà di parola», così si definisce, ha catalizzato le proteste e le teorie complottiste dei sostenitori di Donald Trump.

L’iniziativa #ioapro è stata sostenuta anche da Radio Savana, account Twitter con oltre trentamila follower, che ha pubblicato con commenti entusiastici video di vari ristoratori che riaprono violando la normativa nazionale. Come quello della «signora Rosanna di Chivasso», che ha deciso di aprire il locale e organizzare uno spritz party. Si vedono clienti palesemente senza mascherina e non c’è neanche un minimo di distanziamento sociale. Il video si conclude con i clienti e il titolare del locale che gridano la parola «libertà!».

Allo stesso modo, vari profili collegati a #ioapro esortano i ristoratori a opporsi alla «dittatura sanitaria» anche attraverso la diffusione di fake news e teorie complottiste.

Davanti al parlamento

Lo scorso martedì è stata indetta una manifestazione a Montecitorio a Roma. In poche ore la protesta, di cui sono subito circolate foto e video, è degenerata con alcuni ristoratori che hanno provato a oltrepassare le transenne. Si è arrivati a uno scontro con le forze dell’ordine intervenute in assetto antisommossa.

In piazza, davanti alla Camera, però, gli aderenti di #ioapro non erano soli. Insieme a loro anche sigle politiche di estrema destra come Casapound ed ex meloniani. Il volantino che girava in piazza tra la folla ha esortato alle riaperture a partire da mercoledì 7 aprile: «Ristoranti, bar, pub e pizzerie apriranno le porte dei loro locali nonostante i divieti. È una questione di sopravvivenza: l’unico, vero, vaccino alla “variante imprese” è la possibilità di poter lavorare» si legge nella nota.

Di nuovo a Montecitorio

Sulla pagina Facebook del movimento si fa riferimento alla nuova manifestazione che si terrà alle 15 a piazza Montecitorio a Roma. Una protesta non autorizzata, ma come specificano i leader di #Ioapro sulla pagina Facebook, loro si uniranno ad un’altra protesta di ristoratori, che ha già ottenuto l’assenso delle autorità. Centinaia i pullman che dovrebbero trasportare manifestanti provenienti da tutta Italia, proprio per questo le forze dell’ordine hanno organizzato posti di blocco ai caselli che portano alla regione. Una decina di pullman sono stati bloccati all’altezza di Roma nord, altri sono riusciti a passare. «Intanto abbiamo liberato le persone prigioniere della dittatura a stazione termini, erano centinaia e li abbiamo fatti liberare» dice Umberto Carriera in una diretta Facebook mentre si dirige a Roma.

Momi El Hawi ha chiamato i ristoratori a una «rivoluzione gandhiana» per dare «uno schiaffo morale allo stato». Chiedono date certe per le riaperture, ma non sono disposti a negoziare date oltre la fine di aprire.

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Posted by IoApro on Sunday, April 11, 2021

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