A tutti, o quasi, è ben nota la carriera politica del leader di Forza Nuova Roberto Fiore, ma in pochi conoscono le sue infiltrazioni all’interno dei movimenti cattolici a difesa della famiglia tradizionale. Domani nel numero in edicola lunedì 18 ottobre svela gli affari tra Fiore e il capo dell’associazione dei cattolici conservatori, Pro-Vita. 

Anatomia dell'infiltrazione neofascista: da Pro-Vita ai No Green pass

Dopo una condanna per associazione sovversiva a cinque anni andata in prescrizione Fiore attualmente si trova in carcere, insieme ad altri esponenti romani del movimento neofascista, per l’assalto alla Cgil avvenuto lo scorso sabato 9 ottobre durante la manifestazione contro il green pass. E sono proprio le proteste dei no vax e quelle contro l’introduzione del green pass obbligatorio, oltre alle istanze del mondo cattolico, a fare da catalizzatore di consensi per movimenti politici come quello di Forza Nuova.

Flussi di denaro

Le relazioni tra il mondo di Fiore, Forza nuova e quello cattolico maturano e si rafforzano in giro per l’Europa anche attraverso il sostegno di oligarchi russi legati alla chiesa ortodossa e spesso vicini al presidente Vladimir Putin, come emerge da alcune intercettazioni degli inquirenti italiani.

Queste relazioni confluiscono in obiettivi europei comuni come la “lotta” alle unioni omosessuali o alle leggi sull’aborto, due temi tanto cari al movimento pro vita capace di mettere in campo il suo ingente patrimonio economico, derivato in larga parte da contributi privati, per perseguire i suoi obiettivi. Ed è proprio su alcuni flussi di denaro che si è concentrata una nuova inchiesta di Domani. Alcuni documenti in nostro possesso hanno fatto luce su un giro di denaro che coinvolge in prima persona Roberto Fiore e Antonio Brandi segretario dei Pro Vita & famiglia in Italia, una delle associazioni organizzatrici della Marcia per la vita e sponsor del World congress of families.

I carabinieri del Ros hanno scoperto che Fiore ha venduto nel 2009 a Brandi ea sua moglie un appartamento situato in via Cadlolo 90 a Roma per una cifra di 143mila euro. L’immobile, situato nella parte nord della capitale è considerata la sede amministrativa di Forza Nuova, del partito europeo Apf e di altre società legate a Fiore. Tuttavia, nonostante la vendita, Brandi non ha mai abitato la struttura. Chi vive nel condominio afferma a Domani che le bollette, fino al 2018, recitavano ancora il cognome Fiore, ma su questo Brandi non ha voluto rispondere. 

L’ascesa nel mondo pro life

In queste settimane il nome di Fiore è ritornato alla ribalta ma è un personaggio che ha agito da dietro le quinte. Nel suo passato politico hanno assunto un peso specifico le relazioni tessute a Bruxelles da europarlamentare che lo hanno accreditato come interlocutore affidabile negli ambienti conservatori e ultra cattolici. Nel 2015 è tra i fondatori della Alliance for Peace and Freedom, partito europeo di estrema destra nato nel 2015, che negli anni ha goduto di centinai di migliaia di euro di fondi pubblici arrivati da Bruxelles.

Ma come è riuscito il leader di Forza Nuova a inserirsi in questi ambienti? Sono tre le figure che hanno permesso al cavallo di troia neofascista di entrare in una fitta rete di associazioni cattoliche e conservatrici che godono di importanti flussi di denaro. La prima è suo figlio Alessandro Fiore, la seconda è il suo collaboratore Stefano Pistilli e infine c’è Antonio Brandi. Tutti nomi che gli garantiscono accesso a nuove linee di finanziamento e a influenze che hanno ripercussioni concrete nella politica reale, quella dei palazzi.

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