Come abbia fatto un fascista, reduce del ‘78, condannato per banda armata, a trovare sponde tra giuristi, professori, alti prelati e a conquistare il comando della piazza no green pass è tutt’altro che un mistero. È inciso nel percorso politico di Roberto Fiore: nella strategia del doppio binario, l’attacco frontale da un lato e la tessitura di relazioni insospettabili dall’altro. Le battaglie contro l’aborto, contro le unioni gay, la difesa della famiglia tradizionale, sono il terreno sul quale il capo di Forza nuova ha seminato per poi raccogliere non tanto voti ma influenza, arrivando fin dentro le commissioni parlamentari, come accaduto con il disegno di legge Zan contro l’omofobia.

L’ultimo esempio dell’abilità mimetica di Fiore è il caso dei fondi esteri riconducibili al neofascista usati per finanziare un’associazione costituita da docenti molto ascoltati tra i critici della gestione governativa della pandemia. A questo si aggiunge l’infiltrazione metodica nei salotti della chiesa conservatrice e oltranzista, della specie incarnata dall’associazione Pro Vita & Famiglia. Il presidente Antonio “Toni” Brandi è in perfetta sintonia con il leader di Forza nuova, ora in carcere per l’assalto alla Cgil di sabato 9 ottobre durante la manifestazione contro il green pass. Un rapporto di stima tra Brandi e Fiore, ma anche di affari, come emerge dai documenti ottenuti da Domani.

Ritorno in patria

Il 21 aprile 1999 l’aereo partito da Londra poco prima atterra a Fiumicino. A bordo c’è Fiore. Il fondatore di Terza posizione, fucina della lotta politica anche armata della destra italiana, e poi di Forza nuova, modellata quando si trovava a Londra da latitante. Mancavano pochi giorni al 25 aprile, dunque, e l’Italia assisteva alla rientro trionfale del combattente “nero” campione di impunità: nonostante la condanna per associazione sovversiva, avrebbe dovuto scontare cinque anni, è riuscito a rientrare in patria da uomo libero, la sentenza era andata in prescrizione, era trascorso troppo tempo senza che fosse eseguita. Nello scendere le scale dell’aeromobile, Fiore aveva già chiaro il progetto politico da portare avanti.

Perché fin dalla sua fuga all’estero il capo di Terza posizione è sempre stato diverso dagli altri camerati duri e puri. Fiore ha sempre avuto un talento per il business, a Londra da squattrinato ha fatto il salto, è diventato un militante imprenditore. Ma soprattutto da latitante (lui preferiva definirsi rifugiato politico) ha stretto alleanze nell’universo del fondamentalismo cattolico europeo, relazioni utili ancora adesso. Il segreto di Fiore, che gli riconoscono tutti i militanti giovani e i più anziani, è l’abilità di presidiare il campo dalla retrovie. Sfida ardua trovarlo con il braccio teso del saluto romano, sentirlo urlare motti mussoliniani o mostrarsi a favore di telecamere con spavalderia cameratesca. Questi atteggiamenti appartengono ai soldati che lui dirige a distanza, a volte senza andare nelle piazze, per questo lavoro sul campo ha delegato i capi e capetti abituati a sporcarsi le mani.

Contaminare e indirizzare

La strategia del leader neofascista è nota agli uomini più fedeli attorno a lui. Il partito Forza nuova è la facciata visibile che conta lo zero virgola qualcosa. Oltretutto, anno dopo anno, è sempre più impresentabile per aver pescato tra gli irriducibili della violenza raccolti nel milieu delle curve più fascistoidi degli stadi: dagli ultrà del Verona a quelli della Lazio e dell’Inter, ma anche del Catania e del Palermo.

Truppe che per osmosi passavano dagli spalti alle sezioni del movimento di Fiore. Negli stadi è avvenuto il reclutamento della manovalanza, conferma ormai sancita in centinaia di rapporti dell’antiterrorismo che monitora i gruppi dell’estrema destra. L’ufficio proselitismo è stato negli ultimi tempi affidato a chi le curve le conosce, le ha gestite e le ha frequentate: Giuliano Castellino, capo romano di Forza nuova, arrestato con Fiore per l’assalto alla Cgil durante la manifestazione contro il green pass di sabato 9 ottobre.

Il reparto militanza, dunque, la carne da macello per le spedizioni dimostrative condannata ad accumulare denunce su denunce, è il livello visibile. Che spesso finisce sul banco degli imputati, è il caso di un nutrito gruppetto di violenti autori di raid punitivi contro cittadini originari del Bangladesh. Tutti di Forza nuova, allevati in quelle sezioni, indottrinati nelle madrasse neofasciste delle associazioni giovanili di riferimento, su tutte Lotta studentesca.

Il processo contro i militanti picchiatori è ancora in corso. L’accusa non ha minimamente sfiorato l’ideologo del partito, cioè Fiore, che gestisce il secondo livello, ha il compito di far fruttare il capitale relazionale accumulato nei 19 anni di latitanza e negli anni successivi al rientro in patria. Primo e secondo livello, una fissazione operativa di Fiore, che aveva strutturato così anche Terza posizione: la prima linea sul campo, la seconda con compiti di direzione politica, di tessitura con altri universi radicali.

Caratteristica che ritroviamo nel metodo di oggi, la contaminazione di mondi vicini, all’interno dei quali Forza Nuova si mimetizza, si infiltra e dirige il dibattito senza mostrare vessilli del duce o del ventennio. Un’infiltrazione silenziosa, nota a tutti i protagonisti coinvolti e da questi non solo tollerata ma accettata, in alcuni casi persino considerata un valore aggiunto.

Nel nome del padre

C’è la contiguità non riconosciuta con i partiti della destra istituzionale, seppure facciano finta che Fiore sia un alieno venuto da un pianeta sconosciuto. Eppure la cronaca non mente, è accaduto che esponenti di rilievo di Forza nuova migrassero verso la Lega. Sono esistite anche le alleanze di scopo: il partito di Salvini alle comunali di Fiumicino, in provincia di Roma, nel 2018 aveva ottenuto il sostegno di Forza nuova per il candidato, ora senatore, William De Vecchis, che proviene dalla militanza giovanile nel Fronte della gioventù.

È storia, invece, l’accordo elettorale tra il centrodestra di Silvio Berlusconi e gli estremisti guidati dai partitini di Fiore e Alessandra Mussolini. Correva l’anno 2006. Mussolini, successivamente eletta alla Camera, lascerà il seggio all’europarlamento al neofascista Fiore, che a Bruxelles compirà passi decisivi nel progetto di infiltrazione di sigle sicuramente più presentabili e ascoltate di quanto lo è Forza nuova.

Per cominciare stringe un rapporto con uno personaggio all’epoca sconosciuto: Benjamin Harnwell, che diventerà a partire dal 2016 il braccio operativo di Steve Bannon in Italia. Bannon è stato lo stratega di Donald Trump e con Harnwell aveva messo a punto la scuola collegata alla fondazione Dignitatis Humanae per formare una nuova classe dirigente sovranista europea. Harnwell ha descritto Fiore come «un ottimo collaboratore, soprattutto sulle tematiche pro vita, molto competente sui temi della famiglia tradizionale e dell’aborto». Negli anni a Bruxelles Fiore, insieme a vecchi camerati inglesi, fonda l’eurogruppo Apf, Alliance for peace and freedom.

Mossa azzeccata non per il consenso ma per le finanze: Apf in due anni beneficia di quasi 400mila euro di contributo pubblico del parlamento destinato a tutti i partiti europei e fondazioni collegate. In realtà avrebbe avuto diritto al doppio, ma alla fine l’organismo ha stanziato solo una parte. L’associazione Europa Terra Nostra, connessa a Apf, ha incassato tra il 2016 e il 2018 poco meno di 200mila euro. Mentre la fondazione Pegaso, collegata a alla Coalition pour la vie e la famille, aveva chiesto 190mila euro, non concessi.

Coalition pour la vie e la famille era un partito europeo fondato in Belgio da uno dei più fidati collaboratori di Fiore: Stefano Pistili, l’ufficiale di collegamento con le realtà pro life del cattolicesimo intransigente. Lo schema della dissimulazione della radice fascista ha portato nelle casse neofasciste circa mezzo milione di euro. Non male per delle forze nazionaliste che predicano contro la tirannia dei tecnocrati di Bruxelles e razzolano in senso opposto incassando finanziamenti del nemico.

Famiglia

Il passo successivo di Fiore per penetrare in contesti più ascoltati e autorevoli rispetto al micromondo neofascista è stato occupare lo spazio dei movimenti pro vita, degli antiabortisti, dei paladini della famiglia tradizionale. In altre parole, Fiore ha siglato un patto con l’ala più conservatrice dei cattolici, che gode di una rete estesa in tutta il mondo. L’abito migliore per ripulirsi dalle incrostazioni nere.

Le pedine del capo di Forza nuova usate per presidiare, o meglio per indirizzare, il movimento pro life sono tre: suo figlio Alessandro Fiore, Stefano Pistilli e il segretario dei Pro Vita & famiglia in Italia, Antonio “Toni” Brandi. Quest’ultimo fa coppia spesso con Massimo Gandolfini dell’associazione Family day e del comitato Difendiamo i nostri figli.

Sigle che sono tra gli sponsor e sostenitori del World Congress of Families, l’ultimo organizzato nel 2019 a Verona tra mille polemiche per la partecipazione di membri del governo, dall’allora vicepremier Matteo Salvini al ministro della Famiglia della Lega Lorenzo Fontana, da sempre vicino alle associazioni pro life.

Al convegno mondiale ha partecipato, ben mimetizzato, anche Fiore con la sua Forza nuova. Uno dei capi internazionali del Congresso mondiale delle famiglie si chiama Alexey Komov, integralista orotodosso russo e fedelissimo dell’oligarca Konstantin Malofeev, tra i miliardari più apprezzati dal presidente Vladimir Putin. Malofeev è un nome che ritorna nella trattativa segreta tra il leghista Gianluca Savoini e uomini vicini al Cremlino volta a ottenere finanziamenti per il partito di Salvini. L’oligarca è considerato uno dei più munifici finanziatori del World congress, mentre Komov rappresenta il suo volto presentabile in Europa. È stato ingaggiato anche come presidente onorario dell’associazione Lombardia-Russia di Savoini, ed era presente all’incoronazione di Salvini a segretario della Lega nel 2013.

Komov conosce bene anche Fiore. Il russo nella federazione di Putin è molto attivo nella promozione dell’homeschooling, «unico modo per insegnare ai bambini i valori sani e cristiani», spiegava in un’intervista rilasciata al Giornale. Con il leader di Forza Nuova si sono incontrati spesso durante le visite del russo in Italia. Non sappiamo se a farli incontrare sia stato l’amico comune Toni Brandi di Pro Vita. Per l’associazione di Brandi lavora il figlio del leader neofascista, Alessandro Fiore, presente ancora oggi nella redazione della rivista Pro Vita & Famiglia.

Il terzo personaggio di questa storia di famiglie e affari è Stefano Pistilli, figura di basso profilo che cura la parte finanziaria del gruppo, ha avuto diverse società a Londra, in Italia è stato socio in una società della famiglia Fiore. Pistilli in Belgio aveva fondato, come detto, il movimento Coalition pour la vie e la famille, analoga a Pro Vita & Famiglia di Brandi e Fiore.

«Tra Pro Vita e Forza Nuova non vi sono rapporti», aveva spiegato in un’intervista al Corriere della Sera Brandi, salvo poi aggiungere: «Vi è solamente uno storico rapporto di amicizia tra me e Roberto Fiore, attuale segretario nazionale di Forza nuova, nonché padre di Alessandro Fiore». Brandi si è convertito al cattolicesismo nel 1991: «Mi convertii a Londra, dopo una confessione di due ore con father Paul Morgan, un prete di 27 anni», ha raccontato in un’intervista sulla rivista della sua associazione.

Paga Brandi

Che Brandi e il capo neofascista si conoscano non c’è alcun dubbio, così come è certo che Fiore junior abbia un ruolo di rilievo nell’organizzazione Pro Vita, articolazione del network del World Congress of Families. Interpreti che in tempi di pandemia ritroviamo schierati contro l’obbligo dei vaccini, dei green pass e in testa alla schiera di teorici del complotto della “dittatura sanitaria”. La propaganda però ha un costo. E al movimento Pro Vita di certo non mancano soldi.

La rete pro life beneficia di contributi privati. Come è emerso dall’inchiesta giudiziaria su Luca Volontè, il politico dell’Udc condananto a 4 anni per corruzione, accusato di aver fatto lobbing per il regime dell’Azerbaijan. La procura di Milano gli contestava di aver intascato mezzo milione di mazzette. Nel fascicolo dell’indagine erano confluite una miriade di carte su milioni di euro provenienti da fondazioni, associazioni e istituzioni dell’ex blocco sovietico (alcune collegate agli oligarchi di Putin e ben note a Komov) dirette alle campagne antiaborto, contro il divorzio e il matrimonio gay. L’ambiente è sempre quello del congresso mondiale della famiglia.

Non era noto, invece, un altro giro di denaro che coinvolge direttamente Fiore e il leader di Pro Vita & Famiglia. In un’informativa dei carabinieri del Ros su Forza nuova due militanti intercettati discutono del compito assegnato: cercare un autista al leader di Pro Vita, «quello con cui siamo andati a Mosca, che ci finanzia», specifica uno degli interlocutori.

I due potrebbero millantare, tuttavia i carabinieri svolgono degli accertamenti e scoprono che pochi anni prima Fiore aveva venduto a Brandi e alla moglie alcuni fabbricati alla cifra complessiva di 250mila euro. Dai documenti catastali ottenuti da Domani risulta certamente l’acquisto nel 2009 da parte di Brandi dell’appartamento di via Cadlolo 90, sede amministrativa di Forza nuova, del partito europeo Apf e di altre società riconducibili alla galassia di Fiore. Prezzo: 143mila euro per 4 vani in una zona prestigiosa del quartiere Balduina, Roma nord, area residenziale della capitale.

Eppure nonostante i soldi versati al neofascista in giacca e cravatta, il capo di Pro Vita non è mai andato a viverci. «Ha mantenuto gli uffici Fiore», conferma chi in quel condominio vive, «nella cassetta delle lettere le bollette fino al 2018 erano indirizzate a una donna di cognome Fiore». Abbiamo chiesto una replica a Brandi ma non abbiamo ricevuto una risposta.

I lobbisti della tradizione

Il rapporto di assoluta fiducia instaurato da Fiore con esponenti dei cattolici conservatori gli ha permesso di contare nei palazzi della politica pur senza rappresentanza parlamentare. È nota la sua vicinanza agli esponenti della chiesa lefebvriana ma anche ad ambienti vaticani rappresentati dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò.

Fiore riesce a dire la sua senza mostrarsi in pubblico. Per esempio lo troviamo nei lavori della commissione sul disegno di legge Zan contro l’omofobia. Qui le idee di Fiore e di Forza nuova sono state divulgate e sono arrivate fino in parlamento grazie alla convocazione di Brandi tra i relatori da audire. Alla fine l’audizione è saltata, come molte altre. Agli atti, tuttavia, c’è sicuramente una relazione inviata in commissione firmata Alessandro Fiore, figlio di Roberto, a nome di Pro Vita.

Nel documento si contestano punto per punto i passaggi salienti della legge Zan, con allegato il libro di Fiore junior dal titolo I reati di omofobia e transfobia. Un testo in cui contesta studi e report delle associazioni Lgbt. Così Forza nuova è entrata direttamente nel luogo dove si fanno le leggi, con il cavallo di Pro Vita e la benedizione della Lega che presiede la commissione giustizia.

Brandi e la sua associazione, ufficialmente distante dalla politica e da Forza nuova, la pensano su famiglia e diritti civili allo stesso modo di Fiore. Lobbisti a loro insaputa delle battaglie dei neofascisti in parlamento.

Brandi ha presentato recentemente una petizione in commissione vigilanza Rai per chiedere che «non vengano trasmessi nel servizio pubblico radiotelevisivo trasmissioni e programmi con contenuti blasfemi o relativi alla c.d. teoria gender». Ha trovato sponda facile nel senatore della Lega Simone Pillon, che ha le stesse idee di Brandi su famiglia e aborto. In fondo sono i concetti che dal 1997 Forza nuova ha nel suo programma.

Le istanze di Forza nuova oggi hanno trovato legittimità. Tra i banchi della destra, nelle chat e nelle piazze No-vax e no green pass. E anche nelle officine di esperti improvvisati che vedono nel virus un sistema creato dal “nuovo ordine mondiale” per controllarci, per attuare “il grande reset”.

La pandemia e la crisi che ne è seguita ha fornito ai neofascisti l’occasione giusta. E l’hanno colta al volo: abbiamo raccontato su queste pagine i fondi esteri di Forza nuova destinati a un’associazione fondata da esperti molto quotati tra i No-vax, no pass e complottisti di vario genere. Un bacino ampio che il secondo livello di Forza nuova, quello meno visibile, vuole influenzare.

A tal punto che qualche mese fa era stato Fiore ad annunciare la fine dell’esperienza forzanovista per confluire nei movimenti contro la “dittatura sanitaria”.

In realtà Forza nuova esiste ancora. Così come i neofascisti, lasciati liberi di assaltare la Cgil, simbolo e presidio della democrazia.

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