Mattarella ha firmato tre decreti di grazia. Tra i beneficiari c’è Guido Gianni, condannato a 12 anni e quattro mesi per aver ucciso due rapinatori: per lui la pena è stata ridotta. Il provvedimento arriva al termine dell’iter previsto e non costituisce un precedente per Mario Roggero
Ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato tre decreti di grazia. In favore di A.A., nato nel 1972 e condannato a sette anni di reclusione per delitti in materia di stupefacenti e altro. Di G.B., nato nel 1981 e condannato a dieci anni per reati commessi tra il 2002 e il 2009, sempre legati agli stupefacenti. E di Guido Gianni, nato nel 1960, gioielliere condannato a dodici anni e quattro mesi per duplice omicidio e tentato omicidio, commessi nel 2008 durante un tentativo di rapina subito all’interno della propria gioielleria.
Ad A.A. Mattarella ha condonato tutta la pena residua – cinque anni, cinque mesi e dieci giorni – tenendo conto dei pareri favorevoli delle due autorità giudiziarie competenti e delle sue «gravissime e irreversibili condizioni di salute», per le quali l’esecuzione della pena era già stata rinviata da tempo.
Per G.B. e Gianni la grazia concessa è stata parziale: al primo, il capo dello Stato ha condonato un anno e nove mesi, sulla base del parere favorevole del magistrato di sorveglianza, che ha rilevato il «mutamento di vita» dell’uomo, il percorso ormai consolidato di reinserimento sociale, lavorativo e familiare e le condizioni di salute della figlia minore. La riduzione ha portato la pena ancora da scontare entro la soglia che permette di chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali.
L’autunno caldo di Matteo SalviniAnche per Gianni, per cui il presidente della Repubblica ha estinto la reclusione di tre anni e due mesi – tenendo presente il parere favorevole formulato dal magistrato di sorveglianza e in considerazione del periodo di pena già espiata, cinque anni e tre mesi – il residuo di pena da espiare, inferiore a quattro anni, consente al Tribunale di sorveglianza di applicare l’affidamento in prova ai servizi sociali.
Il caso Gianni
Tra i tre, il provvedimento che ha subito attirato l’attenzione della politica, in particolare della destra al governo, Lega e Fratelli d’Italia, è stato quello di Gianni, che era già diventato un caso simbolo ai tempi della sentenza di primo grado, nel 2019. Anno in cui era entra in vigore la riforma della legittima difesa fortemente voluta dal partito di Matteo Salvini.
Nel 2008 Gianni, gioielliere di Nicolosi (Catania), aveva reagito, durante una rapina nel suo negozio, sparando contro gli assalitori che avevano aggredito e minacciato di morte con una pistola, poi risultata a salve, anche la moglie. Due erano stati uccisi e uno ferito. Secondo la ricostruzione accolta nel processo, i rapinatori erano stati colpiti alle spalle mentre stavano scappando, così i giudici avevano escluso la legittima difesa. Ma Salvini aveva subito trasformato il caso in una delle battaglie manifesto del suo partito. Aveva fatto visita in carcere a Gianni e aveva sostenuto la petizione che la moglie, Maria Angela Distefano, aveva lanciato nel 2022 per ottenere la grazia.
La clemenza concessa da Mattarella non cancella la condanna né riconosce retroattivamente la legittima difesa. Interviene sulla pena al termine dell’iter previsto per la grazia, sulla base delle valutazioni favorevoli raccolte durante l’istruttoria. I decreti infatti vengono firmati dal presidente della Repubblica dopo il doppio sì del tribunale di sorveglianza e del ministero della Giustizia. Così è stato ieri per A.A., G.B. e Guido Gianni. Lo stesso era accaduto per Nicole Minetti.
Sbagliato quindi leggere in questa decisione un segnale nei confronti di Mario Roggero. Altro gioielliere che la Lega ha trasformato in un simbolo politico, anche lui condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi per aver ucciso, dopo averli rincorsi e avergli sparato alle spalle, due degli assalitori (e averne ferito un terzo) che lo avevano rapinato. Dopotutto già a luglio, davanti alle accelerazioni della destra, Mattarella aveva ribadito che la concessione della grazia è una prerogativa esclusiva del presidente della Repubblica. Che ha un preciso iter. Come mostra il caso di Gianni e delle altre due persone graziate ieri.
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