L’8 agosto 1956 a Marcinelle, in Belgio, si verificò uno dei peggiori disastri nella storia dell’emigrazione italiana. Un incendio scoppiato in una miniera di carbone causò una strage: morirono 262 minatori, di cui 136 italiani, per le ustioni, il fumo e i gas tossici. Oggi il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sarà nella cittadina belga alla cerimonia per il 67° anniversario della strage, nel giorno del “sacrifico dei lavoratori italiani nel mondo”.

Gli italiani in Belgio

La miniera di Bois du Cazier, nel comune di Marcinelle, era una dei molti pozzi per l’estrazione del carbone scavati nel paese. Attiva dal 1830, era stata una protagonista della precoce industrializzazione del paese nel corso del XIX secolo.

Dopo la seconda guerra mondiale la miniera era piena di italiani. Il boom economico del dopoguerra aveva lasciato il Belgio con un bisogno disperato di manodopera e un accordo con il governo italiano aveva creato un corridoio preferenziale per l’arrivo di 50mila lavoratori.

All’epoca in Belgio c’erano 44mila lavoratori italiani regolarmente registrati, provenienti in gran parte dalle regioni più povere dell’Italia, dal Veneto all’Abruzzo. Per convincerli a emigrare in Belgio, in tutta Italia si afflissero manifesti che presentavano gli aspetti allettanti del lavoro oltralpe. In realtà, le condizioni di vita cha avrebbero trovato erano veramente dure.

I lavoratori vivevano nelle famose cantines, baracche gelide d'inverno e cocenti d’estate situate in ex campi di concentramento dove pochi anni prima erano stati sistemati i prigionieri di guerra. In più dovevano sopportare il peso della discriminazione: spesso sulle porte delle case da affittare i proprietari scrivevano a chiare lettere “ni animaux ni etranger” (né animali né stranieri).

L’incidente

Secondo la ricostruzione dei processi e delle commissioni di indagine belghe, che assolsero quasi tutti i responsabili della miniera, l’incidente dell’8 agosto fu causato da un malinteso sui tempi di avvio degli ascensori: all’origine del disastro ci fu un’incomprensione tra i minatori, che dal fondo del pozzo caricavano sul montacarichi i vagoncini con il carbone, e i manovratori in superficie.

Il montacarichi, avviato al momento sbagliato, urtò contro una trave d’acciaio, tranciando un cavo dell’alta tensione, una conduttura dell’olio e un tubo dell’aria compressa. Erano le 8.10 quando le scintille causate dal cortocircuito fecero incendiare 800 litri di olio e le strutture in legno del pozzo. L’incendio si estese alle gallerie superiori, mentre sotto, a 1.035 metri sottoterra, i minatori erano soffocati dal fumo.

L’allarme fu dato rapidamente, ma in una miniera degli anni 50, con misure di sicurezza ridotte al minimo, ci fu poco da fare per intervenire. Le operazioni di soccorso durarono fino a notte fonda e nei giorni seguenti, ma su 275 presenti nella miniera allo scoppio dell’incendio in 262 morirono soffocati. Si salvarono soltanto in 13, tra cui tre italiani, risaliti con l’ascensore intorno alle 8.30.

La commissione di inchiesta produsse pochi risultati. Nel primo processo tutti gli imputati andarono assolti e solo in appello un ingegnere venne condannato a sei mesi di carcere, sospesi, e al pagamento di una multa. Di fronte alle proteste del governo italiano che chiedeva misure di sicurezza per i lavoratori emigrati, il Belgio aumentò i reclutamenti da altri paesi.

Tajani a Marcinelle

Oggi il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parteciperà alla commemorazione della tragedia, alla presenza dei Reali del Belgio. È la prima volta che un vicepremier italiano prenderà parte alla cerimonia che ha luogo ogni anno nella periferia di Charleroi e in cui poche volte, in passato, è intervenuto un ministro degli Esteri.

«In 162 morirono nell’incendio della miniera dove lavoravano in gallerie alte 50 centimetri, in condizioni difficilissime. Altri sono morti di silicosi. Era il nostro migliore capitale umano che ha permesso al Belgio, all’Italia e all’Europa di crescere – ha detto Tajani – Sono eroi del nostro tempo, ricordarli è importante soprattutto nella giornata dei caduti sul lavoro».

In un’intervista al Correrie della Sera, il vicepremier ha collegato la tragedia del 1956 all’emigrazione di oggi: «Abbiamo ancora tanti giovani che vanno all’estero in cerca di un lavoro soddisfacente che non trovano nel nostro paese. E su questo bisogna lavorare: sull’abbattimento della pressione fiscale, detassare tredicesima, benefit e, nella sanità, sugli straordinari di medici, infermieri».

Dopo la commemorazione – che avrà luogo al sito della miniera, si aprirà con i 262 rintocchi di campana e proseguirà con il passaggio di due aerei dell’Aeronautica militare italiana – il ministro renderà omaggio al monumento alle vittime. Poi, nel pomeriggio, incontrerà una rappresentanza della comunità italiana in Belgio.

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