Il Fondo monetario internazionale ha alzato le stime di crescita del Pil italiano nel 2022 al 3 per cento, ovvero 0,7 punti percentuali in più rispetto al più 2,3 per cento previsto in aprile. Male invece le stime di crescita nel 2023 che scendono al più 0,7 per cento, un punto in meno rispetto a quanto previsto.

L’Italia è l’unico paese del G7 per cui si è stimato un miglioramento della crescita. A favorire l’Italia il turismo e il comparto industriale.

Male l’economia mondiale 

Male però il resto dell’economia mondiale. Il Pil Usa è atteso crescere quest’anno del 2,3 per cento, ovvero 1,4 punti percentuali in meno rispetto alle stime di aprile. Per l'area euro il Fondo prevede un più 2,6 per cento nel 2022 e un più1,2 per cento nel 2023, rispettivamente meno 0,2 e meno 1,1 punti percentuali rispetto alle previsioni.

Frena anche la Cina. Pechino, infatti, stando alle stime, dovrebbe subire una battuta d’arresto: 3,3 per cento quest'anno, a causa degli ulteriori lockdown e dell'aggravarsi della crisi immobiliare. Si tratta del livello di crescita più lento in oltre quattro decenni, escludendo la pandemia. Il Fondo stima una crescita di 1,1 punti percentuali in meno per il 2022 e di 0,5 punti percentuali in meno per il 2023, al 4,6 per cento, rispetto alle previsioni di aprile.

Nel complesso secondo il Fondo monetario internazionale, la crescita globale passerà dal 6,1 per cento dell’anno scorso al 3,2 per cento nel 2022, 0,4 punti percentuali in meno rispetto alle stime di aprile 2022.

Nel 2023 il progresso del pil sarà invece del 2,9 per cento, registrando 0,7 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni.

Varie le cause: la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e la politica monetaria restrittiva per gli Usa, le chiusure e la crisi immobiliare in Cina, mentre per l’Europa pesano le ripercussioni della guerra in Ucraina, l’alta inflazione e l’inasprimento della politica monetaria.

L’inflazione 

Preoccupazioni molto forti per quanto riguarda l’inflazione, il fondo prevede un tasso d’inflazione intorno al 6,6 per cento per quest'anno nelle economie avanzate; al 9,5 per cento in quelle emergenti e in via di sviluppo. Le stime sui prezzi sono state riviste al rialzo – rispettivamente di 0,9 e 0,8 punti percentuali – e il Fondo prevede che i prezzi resteranno elevati più a lungo di quanto inizialmente previsto.

Ad influire negativamente sono le importazioni di gas dalla Russia, cui il tema dell’inflazione è intrecciato. Il Fondo monetario internazionale, diretto da Kristalina Georgieva, lancia infatti l’allarme: lo stop completo delle esportazioni di gas russo nel 2022 «aumenterebbe in modo significativo l'inflazione a livello mondiale attraverso l'aumento dei prezzi dell'energia. In Europa, potrebbe costringere a un razionamento dell'energia, con ripercussioni sui principali settori industriali, e ridurre drasticamente la crescita nell'area dell'euro nel 2022 e nel 2023, con ricadute negative a livello transfrontaliero». 

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